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Mercoledì 26 GIUGNO 2019
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Medici e dirigenti del Ssn in stato d’agitazione

11 LUG - La sanità è pronta a mobilitarsi contro la manovra economica. Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria e amministrativa che rappresentano oltre 150mila dipendenti del Ssn, hanno proclamato lo stato di agitazione delle categorie e convocheranno gli stati generali della sanità entro il mese di luglio a Roma. Stato d'agitazione anche per i convenzionati. Ma anche la medicina generale si è sollevata contro la manovra, dichiarandosi pronta ad unirsi alla diringenza del Ssn per protestare con i contenuti del decreto che penalizzano i professionisti e mettono a rischio i servizi.

Calì (Smi): “Basta a interventi sbagliati che danneggiano il Ssn”
È negativo il giudizio dello Smi sull’impianto complessivo della manovra: “Avrà effetti immediati sui medici dirigenti e veterinaria, alla cui perdita media del 12% della attuale retribuzione sul quinquennio, deve sommarsi il blocco della contrattazione decentrata, anche in ragione dell’impoverimento dei fondi aziendali per il blocco del turnover, con possibili effetti negativi sulla rivalutazione delle progressioni di carriera e dell’esclusività di rapporto. Peggio va anche per i medici convenzionati, con una perdita drammatica sia nei termini degli effetti della sterilizzazione retributiva per 5 anni, equivalente alla diminuzione di non meno di 12 punti percentuali sull’attuale livello di reddito, al quale deve sommarsi l’incremento equivalente delle spese di gestione degli studi”. “I medici – attacca Salvo Calì, segretario generale Smi – sono contro la vecchia politica dei tagli alla sanità, l’impoverimento degli ospedali e dei servizi sul territorio. Per questo lo Smi scenderà in piazza il 21 luglio come sindacato dei medici ospedalieri, come componente dell’Intersindacale della dirigenza, ma anche come sindacato dei medici convenzionati e del territorio: tutto il Ssn subisce ancora una volta interventi sbagliati che danneggiano uno dei migliori servizi sanitari del mondo che se ulteriormente razionalizzato e modernizzato (con investimenti sulla riorganizzazione delle cure primarie, la nuova governance e l'integrazione ospedale-territorio e sociosanitaria), può diventare una fonte costante di risparmio e sviluppo per il Paese”.
Per Gianfranco Rivellini, responsabile nazionale Smi dirigenza medica, “restano intangibili i costi della rappresentanza politica, rimandati alla prossima legislatura. Persino il taglio degli sprechi, odiosi agli occhi dei cittadini, (auto blu, aerei blu), vengono demandati a future, quanto improbabili decisioni degli organi esecutivi. Nulla sul versante della tassazione delle rendite finanziarie, se non il salasso sulla tenuta conti dei Bot e Btp”.
“Continua invece l’ossessione dei tagli sulla sanità – aggiunge Rivellini – che dopo avere lasciato sul campo oltre 1.500 milioni di euro con la manovra scorsa, per il mancato finanziamento di contratti e convenzioni, si prepara ad impoverirsi ulteriormente, per il prolungamento del blocco contrattuale e per una previsione di finanziamento triennale del fondo sanitario nazionale fino al 2014 dell’1,9%, quando l’inflazione del solo 2011 viaggia al 2,4 %”.
“Avremo 20 regioni con i piani di rientro – continua – oppure il taglio delle prestazioni ai cittadini, nonostante i sacrifici reiterati dei medici, con il prolungamento del blocco di contratti e convenzioni fino al 2014 (5 anni), che equivale alla perdita secca sulle prestazioni previdenziali Inpdap a breve e medio termine e sulla stessa tenuta dell’Enpam, a meno di prelievi forzosi nei prossimi anni per i medici convenzionati”.
 
Cassi (Cimo): “Medici stufi di essere tartassati”    
“È ora di dire basta, non solo all’ultima manovra, ma a tutto un sistema che considera il medico un costo e non una risorsa per la società. Siamo stufi di essere tartassati”. È questo l’appello del presidente Cimo-Asmd Riccardo Cassi che chiede una “mobilitazione della categoria” e rivolge un invito a tutti i sindacati medici per “riconquistare la dignità professionale”. “Sono 20 anni che finanziarie e decreti si abbattono sui medici del Ssn calpestando i contratti e negando i diritti pattuiti - ha spiegato il presidente Cimo - mentre in periferia la contrattazione non viene rispettata e i medici subiscono ore lavorate e non pagate, l’utilizzo di personale precario e l’accanimento di richieste risarcitorie. Oggi, dopo una vita di lavoro tassata al massimo, ci si accanisce anche sulle pensioni”. “Come medici siamo disponibili a dare il contributo al risanamento del Paese, che è necessario e che l’Europa ci impone, ma non vogliamo essere tra i pochi che pagano per tutti. Dobbiamo unirci e mobilitarci come categoria per risolvere i problemi che ci opprimono - ha proseguito il presidente Cimo - prima fra tutte la revisione della responsabilità professionale con depenalizzazione della colpa medica. E' giusto che si riconoscano ai medici, chiamati ad assumersi decisioni in cui è in gioco la vita dei pazienti, le stesse motivazioni che hanno indotto il Csm a contestare la proposta di legge sulla responsabilità civile per i magistrati”. Cimo inoltre "vuole un progetto serio di stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, anche avendo il coraggio di rivedere alcune norme, la ricostruzione di una carriera professionale che valorizzi il merito e torni a motivare chi lavora per il Sistema Sanitario Nazionale e la ridefinizione delle competenze delle professioni". “Cimo-Asmd, invece, - ha proseguito Cassi - non si unisce alle proteste delle Regioni che sono corresponsabili dell’attuale debito pubblico con sprechi, malgoverno, assunzioni clientelari ed incapacità di attuare seri progetti di riorganizzazione, e ribaltano i tagli sulle aziende sanitarie, le quali impongono turni ben oltre l’orario dovuto, senza rispettare i riposi, ed utilizzano infermieri al posto dei medici nei pronto soccorso e sulle ambulanze del 118”. “Cimo-Asmd - ha concluso Cassi - ritiene che una mera contestazione di una manovra, certamente iniqua, non risolve i problemi della categoria; rivolge quindi l’invito a tutti i sindacati medici a costruire insieme un progetto di “rifondazione” della professione che, modificando l’attuale stato giuridico, restituisca al Medico dignità professionale ed economica”.
 
Cozza (Fp Cgil Medici): “Ennesima manovra iniqua”
Quella predisposta dal Governo sarà infatti l'ennesima manovra iniqua per i medici pubblici e dannosa per i cittadini, con inaccettabili tagli alla sanità e ulteriori ticket. La manovra prevede la proroga del blocco del turn over, con l’odiosa beffa della deroga per l'assunzione solo dei direttori medici di struttura complessa, concessa alle Regioni sottoposte ai Piani di Rientro. Migliaia di medici che già lavorano in condizione di estremo disagio non solo non vedranno sostituiti i colleghi che andranno in pensione, ma dovranno sopperire anche ai turni di guardia di quelli “promossi a primario”, con scelta dei direttori generali nominati dalla politica. È poi paradossale che per giustificare la deroga per i primari si ponga il fine del mantenimento dei livelli essenziali di assistenza, come se tutti gli altri dirigenti medici e gli stessi precari non vi contribuissero. Mortificante e iniquo è poi il prolungamento del blocco delle retribuzioni fino al 2014, che a fronte di un tasso d’inflazione arrivato al 2,7% si traduce per i medici in una perdita di potere d'acquisto che varia a seconda delle qualifiche, non inferiore ai 6mila euro, come calcolato dal Sole 24 ore, ma che in alcuni casi può raggiungere i 10mila euro. Si tratta di sacrifici chiesti ancora una volta a chi svolge una funzione pubblica, mentre non si colpiscono rendite ed evasione fiscale, rimandando i tagli ai costi della politica. Infine è paradossale far pagare ai cittadini il ticket al pronto soccorso per gli accessi impropri, salvo poi impedire con il blocco del rinnovo delle convenzioni per i medici una reale riorganizzazione delle cure primarie per i prossimi tre anni, fondamentale per garantire una risposta territoriale h24 ai bisogni di salute dei cittadini, a partire dalle urgenze minori.
 
Manovra. Grasselli (Fvm): “I medici perderanno 30 mila euro in 5 anni”  
Il ministro Brunetta ha dichiarato che la manovra non porterà ad alcuna perdita del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici, ma secondo la Federazione Veterinari e Medici, alla fine del 2013 gli stipendi dei medici avranno avuto una perdita di potere d’acquisto del 12,58 per cento, pari a una perdita economica totale di 29.325 euro, a cui si deve aggiungere un’ulteriore perdita del 5% per chi percepisce più di 90.000 euro, come deciso dalla manovra dell’estate scorsa.   09 LUG - "Il ministro Brunetta ha dichiarato che la manovra non porterà ad alcuna perdita del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici, attirandosi persino l’etichetta di ‘cretino’ dal collega Tremonti durante la presentazione delle nuove misure. Ma al di là della rappresentazione da avanspettacolo da parte del Governo, lo spettacolo in cartellone oggi è tutt’altro. Fare i conti è semplice: la perdita nei cinque anni per un dirigente medico e veterinario sarà di quasi 30.000 euro”.
E a smentita delle affermazioni del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, il sindacato dei medici e veterinari Fvm presenta i numeri: “i contratti del pubblico impiego vengono bloccati per cinque anni, dal primo gennaio 2010 al 31 dicembre 2014. Il tasso di inflazione annuo nel 2010 è stato dell’ 1,6%, nel 2011 del 2.6%. Se questo tasso si mantiene invariato nei prossimi 4 anni il risultato finale porterà alla perdita percentuale complessiva che abbiamo indicato, il 12,58 per cento. Questo perché l’inflazione continuerà a incidere, mentre le retribuzioni rimarranno bloccate. Andando ancora più nel concreto. Consideriamo la retribuzione media annua di un dirigente medico o veterinario, 76.000 euro, l’indennità di esclusività di rapporto, 10.800 euro, e arriviamo a uno stipendio medio annuo lordo pari a 86.800 euro. La perdita annuale dovuta al mancato recupero dell’inflazione sarà di 1.388 euro nel 2010, 3.681 euro nel 2011, 6.034 euro nel 2012, 8.447 euro nel 2013, 9.772 nel 2014. In totale, quindi, la perdita sarà di quasi 30.000 euro nei cinque anni. A cui si deve aggiungere un’ulteriore perdita del 5% per chi percepisce più di 90.000 euro, come deciso dalla manovra dell’estate scorsa”.     
La Fvm precisa poi che c’è differenza tra lo slittamento al 2014 del rinnovo dei contratti e una lunga vacanza contrattuale. “Questi 5 anni senza rinnovo sono 5 anni persi: non vi sarà alcun recupero di quanto non erogato. Una perdita secca di cinque anni di reddito. Si tratta di una situazione mai vista prima nella storia lavorativa. È come dire che la storia si ferma”. “Se tutto questo sia sostenibile – commenta il presidente della Federazione, Aldo Grasselli - lo lasciamo dire ai nostri colleghi e non ai ministri e ai parlamentari che non hanno ridotto di una lira le loro indennità. Visto e considerato che sono le famiglie a dover affrontare la vita normale di tutti i giorni. Se tutto questo significa mantenere il potere d’acquisto, allora siamo molto curiosi di sapere come e dove fa i suoi acquisti il ministro Brunetta fa gli acquisti”.
 
Lala (Sumai): "Siamo in stato di agitazione"
Cresce la protesta nel mondo medico contro la manovra. Anche gli specialisti ambulatoriali convenzionati interni del Sumai-Assoprof hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione della categoria contro le misure decise dal Governo. Per il segretario nazionale Roberto Lala siamo di fronte ad una “manovra iniqua che penalizza ancora una volta i medici e il Ssn”.  Deciso lo stato di agitazione. “La manovra economica così com’è non ci piace, è iniqua e penalizza ancora una volta i medici e il Servizio Sanitario Nazionale ed è per queste ragioni che la Segreteria Nazionale del Sumai-Assoprof ha deciso all’unanimità, nella riunione di oggi, di proclamare lo stato di agitazione della categoria”.
No a blocco convenzione e turnover. “In primis – spiega Lala – ci vengono impostri altri due anni di blocco delle convenzioni che si protrarrà, così come previsto anche per il pubblico impiego, fino a tutto il 2014. Quello che mi preme sottolineare è come da parte del Sumai-Assoprof non vi sia nessun tentativo di svincolarsi rispetto a politiche di sacrificio, basti pensare a tutti gli oneri legati alla digitalizzazione che ci sono piovuti addosso in quest’ultimo anno, ma ci preme sottolineare come in un momento così delicato per la riorganizzazione del territorio la scelta di bloccare le convenzioni ci lascia perplessi. Desidero ricordare come la convenzione non rappresenta solo il momento degli adeguamenti economici, ma dentro di essa risiede l’architettura normativa che disciplina l’organizzazione dei professionisti sul territorio. Bloccarla, significa semplicemente arrestare il processo di riorganizzazione della sanità territoriale”. “In seconda battuta – sottolinea Lala – la manovra, anche con l’introduzione dei ticket rischia di ampliare ancora di più le divisioni e le iniquità nel Paese, perché è chiaro che a pagare di più lo scotto della manovra saranno i cittadini delle Regioni in deficit. Per non parlare poi del blocco del turn over che non fa altro che aggravare una situazione di grosso disagio per la categoria e per i giovani professionisti che tentano di entrare nel mondo del lavoro”. 
Azioni future saranno coordinate con altre O.O.S.S.. “Il Sumai-Assoprof – conclude il segretario nazionale – si riserva di individuare in questi giorni con le altre O.O.S.S. della area convenzionale e della dipendenza del Ssn azioni sindacali unitarie a tutela della professione e del Ssn”.
 
Mele (Fimp): “Rischio di non poter garantire la migliore assistenza”
L’allarme è stato lanciato dal presidente della federazione dei pediatri, Giuseppe Mele, in una lettera inviata alle più alte cariche dello Stato per protestare contro il rinvio di un anno per la previsione degli adeguamenti economici e chiedere al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, un confronto sui temi e sui costi dell’assistenza primaria. "A rischio l’attività assistenziale dei medici e la loro dignità professionale".  Anche la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) tuona contro la manovra economica fresca di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il presidente della Federazione, Giuseppe Mele, ha inviato una lettera alle più alte cariche dello Stato per protestare in particolare “contro l’ulteriore rinvio di un anno alla previsione di adeguamenti economici, in analogia a quanto previsto per il pubblico impiego. Il provvedimento appare particolarmente iniquo e penalizzante per la categoria dei pediatri di famiglia, in quanto liberi professionisti convenzionati – ha spiegato Mele -. Rispetto ai dipendenti pubblici, a cui i fattori di produzione dell’attività sono forniti direttamente dallo Stato, i pediatri di famiglia devono sostenere in proprio tutte le spese relative ai fattori di produzione della stessa attività convenzionata con i compensi riconosciuti dagli Accordi collettivi nazionali”.
Il blocco degli adeguamenti per quattro anni consecutivi, si dice nella lettera, “esporrà dunque la categoria, oltre che al sacrificio richiesto alla collettività, ad una penalizzazione ulteriore, conseguente al continuo aumento dei costi e con il rischio che a pagare sia il bambino”. Il presidente della Fimp ha quindi avanzato delle richieste di “attuazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione ai sensi dell’art. 2, comma 2, della legge 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000”. “Lo stato di agitazione e le eventuali successive azioni di protesta – ha concluso Mele - si pongono l’obiettivo di convincere Governo e Regioni a proseguire il processo di innovazione in un clima di collaborazione fra le parti coinvolte, ponendo come principi prioritari il rispetto dell’attività assistenziale dei medici e della loro dignità professionale”. Per questi motivi è stato avanzato un invito al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, "per un confronto da tenersi nel prossimo Congresso nazionale a Torino”.
 
Milillo (Fimmg): “A rischio servizi ai cittadini”
L’effetto sui livelli assistenziali “sarà dirompente”, e potranno essere “messi in discussione anche i livelli occupazionali dei dipendenti degli studi medici”. Così il segretario nazionale, Giacomo Milillo, ha commentato il provvedimento giudicato “iniquo e penalizzante" per i medici di medicina generale.  Sarà "grave" il disagio per la categoria con i provvedimenti annunciati nella manovra economica che sta per essere emanata. A lanciare l’allarme, per mezzo di un comunicato, è stata la Federazione italiana dei medici di medicina generale. “In particolare – ha dichiarato Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg – l’ulteriore rinvio al 2014 della previsione di adeguamenti economici, così come previsto per il pubblico impiego, appare particolarmente iniquo e penalizzante per i medici di medicina generale, che sono dei liberi professionisti convenzionati”.
Rispetto ai dipendenti pubblici, ai quali i fattori di produzione dell’attività (strutture, ma soprattutto personale dipendente, collaboratori di studio e infermieri) sono forniti direttamente dall'Ssn, i medici di medicina generale “devono sostenere in proprio i costi di tali attività di servizio ai cittadini”.Il blocco degli adeguamenti per quattro anni consecutivi, a giudizio di Milillo, “esporrà la categoria ad un'ulteriore penalizzazione economica, visto il continuo aumento dei costi. Inoltre – ha proseguito il segretario - la conseguenza sarà la necessità di disinvestire rispetto ai servizi offerti con anche un inevitabile forte contrazione dei livelli di occupazione del personale ausiliario degli studi medici”. L’effetto sui livelli assistenziali “sarà dirompente”, proprio in un momento in cui i Mmg sono impegnati in un processo di innovazione tecnologica (e-Health) e cambiamento strutturale che “avrebbero potuto contribuire, nel breve periodo, ad una razionalizzazione dell’impiego delle risorse tale da offrire al SSN nuove e concrete prospettive di sostenibilità”.
 
Testa (Snami): “Pronti a sciopero accanto all’Intersindacale”
Il sindacato ha lanciato un appello a tute le sigle della medicina generale per “unirsi nel rivendicare un diritto che è di tutti gli operatori della salute”. Per il presidente, Angelo Testa, la manovra “colpisce doppiamente noi medici di medicina generale” ed è stata varata “senza la minima concertazione con il comparto della sanità e le parti sociali”.  “Siamo più che disponibili ad avviare un’intersindacale allargata per definire forme di protesta contro la Manovra insieme alle altre categorie mediche e ribadiamo di essere pronti allo sciopero, ma lanciamo anche un appello alle sigle della medicina del territorio per unirsi nel rivendicare un diritto che è di tutti gli operatori della salute”. Questa la risposta di Angelo Testa, presidente del Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani, all’invito per la mobilitazione lanciato dall’Intersindacale della dirigenza, riunitasi per definire un’azione contro la manovra e che ha proclamato lo stato di agitazione.

“Daremo tutto il nostro appoggio alla protesta - ha spiegato Testa - ma ci tengo a fare un appello perché tutte le sigle della medicina generale ci seguano in questo percorso e soprattutto perché medici dell’ospedale e del territorio e, in generale, tutto il comparto della Sanità trovino, per la prima volta, unità e compattezza per rivendicare un diritto che è di tutti gli operatori del settore e per difendere il bene più grande, che è la salute dei cittadini”. 

La Manovra, ha ricordato il presidente Snami, “colpisce tutti, e noi medici della medicina generale doppiamente. D’altra parte, non si capisce perché tagli e adeguamenti vengano sempre fatti a spese della Sanità, mentre la politica si permette di rimandare ai prossimi anni la riduzione dei costi che la riguardano”. Del tutto disdicevole, infine, secondo Testa, è stata anche la modalità con la quale si è varata questa Manovra. “È mancata totalmente concertazione con il comparto della sanità e le parti sociali non sono state sentite”.
 
Manovra. Troise (Anaao): “I nostri stipendi perderanno il 20% del potere d’acquisto”  
“La manovra economica di oggi continua a penalizzare fino all'accanimento medici e dirigenti sanitari del Ssn". Ad affermarlo è il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise, secondo il quale “si può ipotizzare una perdita secca del potere d’acquisto dei Dirigenti medici e sanitari non inferiore al 20% nel periodo 2010-2014”.   “Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ignora che nel pubblico impiego sono compresi i medici e i dirigenti sanitari dipendenti del Ssn oppure sbaglia i conti. Solo così possono spiegarsi le sue affermazioni fatte nel corso della conferenza stampa di ieri secondo cui per effetto della manovra i salari del pubblico impiego, quindi anche i nostri, ‘non perderanno potere di acquisto’”. Lo ha affermato il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise, che a smentita delle rassicurazioni espresse ieri dal ministro ha illustrato le stime dell'Anaao riguardo alle perdite per i dirigenti medici e veterinari derivanti dalla manovra. “La realtà dice che la manovra economica di oggi continua a penalizzare fino all'accanimento medici e dirigenti sanitari del SSN prolungando a 5 anni (o 8?) il blocco triennale dei contratti di lavoro disposto nel 2010, mentre l’inflazione ha ripreso a correre (2,7% su base annua nel mese di giugno e 13% nel 2010-2014) falcidiando il potere d’acquisto delle loro retribuzioni. Tra blocco del contratto nazionale e dei fondi aziendali, congelamento degli stipendi, prelievo forzoso, scippo dell’esclusività si può ipotizzare una perdita secca del potere d’acquisto dei Dirigenti medici e sanitari non inferiore al 20% nel periodo 2010-2014. Senza contare – aggiunge Troise - le conseguenze previdenziali che, lunghe quanto l’aspettativa di vita, moltiplicano il danno immediato medio fino a portarlo vicino ai 50.000 euro. Non ci mettono le mani in tasca solo perché ci hanno ridotto in mutande!”, conclude il segretario nazionale dell’Anaao Assomed aggiungendo: “Forse erano preferibili gli insulti alla presa in giro o, peggio, alla palese ignoranza delle nostra esistenza e delle condizioni del nostro lavoro”.

 

11 luglio 2011
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