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L’allarme dei presidenti delle Regioni. Con Governo un "conflitto profondo"

11 LUG - La “manovra è stata fatta senza rispettare una Legge fondamentale che è quella sul federalismo” e “pesa in modo sproporzionato sulle Regioni”. Questo il commento del presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che parla di “un conflitto istituzionale profondo tra Governo Regioni e Enti locali” che può essere recuperato solo se il Governo convocherà "un incontro urgente" e "accetterà di cambiare la manovra". Anche da parte dei presidenti i commenti sono unanimi: la manovra economica li costringerà a tagliare i servizi e minaccia la realizzazione del federalismo.
 
Per la presidente del Lazio, Renata Polverini, la manovra “è molto pesante per gli Enti Locali e in particolare per le Regioni”, tanto più che, ha aggiunto “Purtroppo non abbiamo riscontrato un seguito all'impegno del governo, cioè una vera risposta ai problemi del trasporto pubblico locale. Ci sono ancora 4,5 miliardi della precedente manovra che le regioni devono ammortizzare”.
Un giudizio che la presidente ha ribadito presentando l’assestamento di bilancio della sua Regione: ”Dobbiamo avere risposte anche rispetto alla manovra precedente e al Tpl. È evidente che se sarà confermato il taglio alle Regioni che abbiamo potuto vedere in queste prime ore qualche altro sacrificio sarà richiesto, ma posso dire con assoluta serenità che il Lazio ha fatto sacrifici senza penalizzare chi ha più bisogno e senza mettere a rischio la ripresa”. “Le Regioni- ha concluso la presidente- devono recuperare 4,5 miliardi rispetto alla manovra dell'anno scorso e quest'anno sembra che ne spettino altri 5,4”.
Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento, parla di “previsioni molto problematiche per la finanza locale”. “Dalle simulazioni – spiega Dellai – risulta che gli obblighi di miglioramento del saldo fra entrate e uscite per il Trentino arrivino a 228 milioni nel 2013 e a 338 milioni nel 2014, cifre impossibili da gestire rispetto al nostro bilancio. Chiederemo al governo che, nel ridurre la spesa, si mantenga la regola precedente che ha visto nel 2011 un valore di 59 milioni e nel 2012 di 118 milioni – conclude il presidente di Trento, fiducioso che “potremo trovare una soluzione”.

Anche il presidente della Sardegna Ugo Cappellacci dà un giudizio allarmato: “La manovra finanziaria approvata dal Governo nazionale ha un contenuto fortemente penalizzante per la Sardegna". “Nel modulare i sacrifici – spiega il vicepresidente Giorgio La Spisa - il Governo ha previsto che nel patto di stabilità 2013 le Regioni a Statuto Speciale debbano garantire il risparmio di 1 miliardo di euro e di due miliardi l’anno successivo. Il sacrificio richiesto alle ordinarie è invece di 800 milioni il primo anno e di 800 il secondo. Eppure il peso delle ordinarie corrisponde al 60% dei pagamenti complessivi rilevanti ai fini del patto (le Speciali concorrono per il 40%) e al 65% degli impegni (le Speciali concorrono per il 35%). A ciò si aggiunge la riduzione dei trasferimenti a favore dei Comuni e delle Province della Sardegna, così come previsto per gli enti locali delle altre Regioni”. Per queste ragioni Cappellacci ha annunciato di voler convocare “immediatamente il coordinamento delle Regioni a Statuto Speciale per valutare le iniziative comuni da porre in essere contro una discriminazione ingiusta e inaccettabile”.
Enrico Rossi, presidente della Toscana, sottolinea le difficoltà che la manovra pone allo sviluppo: “Con la manovra si mette il Paese su un binario morto, su una strada che sarà fatta solo di decrescita”. “La manovra del governo – aggiunge Rossi – mi pare che preveda altri tagli e con quelli già fatti eravamo al limite della sostenibilità. Se ci saranno ulteriori tagli, salteranno anche quei pochi investimenti che finora abbiamo potuto fare, molto ridotti per l'anno in corso”. “È una manovra debole - ha concluso Rossi - che scarica tutto sul 2013-2014. Insomma, non si fa così. Mi pare che si sfumi molto anche sui tagli alla politica e questo rischia di irritare ulteriormente i cittadini, i lavoratori".
“Un'opera di macelleria sociale”. È questa la definizione della manovra economica secondo il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che ha poi spiegato: “Il governo produce effetti speciali per depistare l'opinione pubblica, evoca continuamente tagli alla politica ed agli sprechi, colpi alla pancia della casta, per depistare la gente e per perfezionare e completare un'opera di macelleria sociale”.
Vendola denuncia in particolare i tagli ai Comuni ed alle Regioni previsti dalla manovra, perché “tagliare agli enti locali significa tagliare i diritti dei cittadini, i servizi, significa impoverire una realtà sociale già allo stremo”. “Andiamo verso giorni molto brutti – conclude il presidente della Puglia – la reazione di chi come me non vuole diventare il curatore fallimentare del proprio ente, sarà una reazione molto dura”.
 
Anche il presidente del Veneto, Luca Zaia, interviene sui problemi della crisi economica: “Obama - ha detto Zaia – è il presidente di tutti e, in queste situazioni, il Paese ha bisogno del massimo senso di responsabilità: anche a livello veneto, ci vuole un'intesa trasversale alla politica, perché ho l'impressione che la trasversalità sarà l'unica soluzione per far fronte al rigore che ci aspetta nei prossimi mesi e nei prossimi anni”.Il presidente del Veneto si è detto “preoccupatissimo, anche se non abbiamo ancora una manovra definitiva e leggibile” per i tagli agli enti locali previsti dalle bozze della nuova manovra prevista dal ministro Tremonti. “Personalmente – afferma Zaia - sto assolutamente dalla parte delle pubbliche amministrazioni virtuose, che già hanno dato tanto e che, nell'ottica di tagli orizzontali, dovranno dare ancora invece che, come meriterebbero, ricevere. Bisogna riconoscere al ministro Tremonti e al Governo di dover affrontare una situazione apocalittica a livello nazionale e internazionale, perché la crisi di novembre 2008 ha un suo notevole peso. Con estrema onestà, bisognerà quindi vedere questo documento quando sarà presentato in Parlamento e ci saranno bocce ferme”. Se verrà confermato il taglio di 9 miliardi a carico degli enti locali, Zaia ha ammesso che ''ci saranno non poche difficoltà, visto che ho assessori che devono lavorare con un taglio del 70% delle risorse. Abbiamo quindi una grande preoccupazione, derivante dal fatto che non abbiamo più buchi sulla cinta e che, potendone fare degli altri, non vogliamo tirarla troppo, per garantire i servizi essenziali e far sì che dalla tassazione derivi qualità della vita''. Per il Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi “La manovra finanziaria è troppo onerosa per gli Enti Locali e, in particolare, per le Regioni. Il giudizio della Conferenza delle Regioni e' stato unanimemente di forte preoccupazione, perché, si traduce in un taglio ai servizi per depauperare realtà già allo stremo delle forze e minaccia l'attuazione del federalismo''. ''Si tratta - ha aggiunto il Presidente Chiodi - di una discriminazione ingiusta che riteniamo inaccettabile e per la quale pensiamo ad iniziative comuni da mettere in campo per aprire questo confronto con il Governo. L'Abruzzo già da tempo ha intrapreso la strada del risanamento finanziario con grande rigore e determinazione dando prova di essere una regione prudente, efficiente e ben avviata verso un percorso virtuoso. Alla luce di questi nuovi dettami si rischia di far pagare agli abruzzesi un prezzo troppo alto. Ognuno, dunque, faccia la sua parte in uno sforzo congiunto cercando di imboccare la medesima direzione di marcia. Questa manovra mette in discussione la sostenibilità dei servizi essenziali: sanità e trasporto pubblico locale. Occorre modificarla per renderla più obiettiva e più vicina ai cittadini senza tuttavia penalizzare la ripresa economica''.

11 luglio 2011
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