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Infermieri. Il documento per la Stato Regioni sulle nuove competenze è pronto

20 APR - Il testo, aggiornato dopo i numerosi incontri con gli operatori sanitari, è stata inviato al ministro Balduzzi e agli assesori regionali alla Sanità per l'esame finale. Ecco tutte le novità. Il testo dello schema di accordo Stato Regioni e la relazione illustrativa.

I componenti del “Tavolo tecnico Ministero della Salute e Regioni per l’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie e per l’introduzione delle specializzazioni” hanno concluso la prima fase definendo un primo documento riguardante la professione infermieristica, che è ora all’esame della parte politica cioè il Ministro e gli Assessori Regionali alla Sanità.

La proposta di documento dei tecnici ministeriali e regionali,nel confermare l’impianto iniziale del documento, è stata arricchita dei contributi pervenuti dalle rappresentanze professionali e sindacali del settore sanità.
Si ricorda che la ratio del provvedimento nasce dall’esigenza di ampliare le competenze oggi degli infermieri, e a seguire, con i successivi provvedimenti, delle altre professioni sanitarie, ed ad introdurre le specializzazioni successive alla laurea, tenuto conto del potenziale ancora inespresso contenuto nella normativa di settore (decreti istitutivi dei profili, leggi 42/99, 251/00 e 43/06) delle sperimentazioni positivamente introdotte in alcune Regioni e della consolidata esperienza di altri sistemi sanitari europei ed extraeuropei.

Le novità introdotte riguardano:
1. il metodo, prevedendo che l’Accordo Stato-Regioni definisca “ le linee  guida valide su tutto il territorio nazionale per l’avanzamento delle competenze dell’infermiere al fine di favorire lo sviluppo di ulteriori funzioni in correlazione con gli obiettivi di prevenzione, cura, assistenza e riabilitazione previsti dalla programmazione sanitaria nazionale e regionale”, quindi un’intesa cornice i cui contenuti andranno sviluppati a livello regionale ed aziendale, nel rispetto della specifica e propria programmazione sociosanitaria; in quest’ottica diviene fondamentale ricercare ed ottenere il consenso, la condivisione e la partecipazione dei professionisti interessati e delle loro rappresentanze: un atto quindi non ”contro” i medici e gli infermieri ma “per e con” medici ed infermieri;
 
2. i contenuti, prevedendo la istituzione dell’infermiere esperto che è il professionista che ha acquisito una formazione complementare svolta dalle Regioni, con l’eventuale concorso delle Università, all’interno del Servizio Sanitario Regionale e l’istituzione dell’infermiere specialista che  diventa tale  a seguito dell’acquisizione di un master universitario, ambedue le nuove articolazioni professionali sono previste nelle 6 aree d’intervento che si ipotizza (cure primarie-infermiere comunità-famiglia, intensiva e dell’emergenza urgenza, medica, chirurgica, neonatologica e pediatrica, salute mentale e dipendenze).
Considerato che si rinvia ad un successivo provvedimento Ministero dell’Università. Ministero della Salute e Regioni la rivisitazione di tutti i corsi di studio in scienze infermieristiche (laurea, laurea magistrale, master di primo e secondo livello gestionale e clinico-assistenziale) sarà quella la sede per definire i criteri per il riconoscimento in crediti formativi universitari per il conseguimento di un master di chi abbia conseguito la formazione regionale in infermiere esperto.
 
Per quanto attiene agli allegati essi divengono un quadro di riferimento esemplificativo utili per definire e concordare a livello regionale e conseguemente a livello aziendale le ulteriori competenze, oltre a quelle attuali, che si vuol attribuire all’infermiere.
Quindi il tutto, se, come è augurabile, verrà approvato in  un Accordo Stato-Regioni, diverrà uno strumento operativo che, invece di  ingessare le competenze, diviene il volano di un’innovazione progressiva ed estensiva di nuove modalità organizzative e di nuove competenze professionali e di relazioni interprofessionali basate sulla condivisione e partecipazione, che sono le uniche condizioni perché un processo di tale natura possa trovare l’apporto attivo ed il protagonismo delle professioni interessate.
 
Di conseguenza emerge  la necessità, non rinviabile, di un nuovo “patto per la salute” tra medici e professioni della salute e tra loro ed i cittadini e la politica per difendere e consolidare un Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universale e solidaristico che abbia al centro  il protagonismo attivo e positivo del personale quale risorsa fondamentale per adeguare l’organizzazione del lavoro all’evoluzione scientifica e tecnologica nonché all’evoluzione formativa ed ordinamentale rendendola funzionale agli attuali ed ai nuovi bisogni di salute.
 
Saverio Proia

20 aprile 2012
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