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Lotta al dolore nella donna: i ginecologi affinano le armi

15 NOV - Il contrasto del dolore nella donna rappresenta una priorità per Sigo-Aogoi e il Congresso 2010 per la prima volta affronta con sessioni e corsi intracongressuali questo tema, sia in forma di dolore pelvico cronico, sia di vulvodinia, per migliorare la capacità diagnostica e terapeutica dei ginecologi su un fronte ancora trascurato.
Un argomento su cui si distingue l’impegno della Fondazione Graziottin, affiliata a Sigo, che riunisce alcuni dei più autorevoli esperti italiani, con spirito multisciplinare e forte attenzione alla sensibilizzazione, degli operatori e delle pazienti.
L’obiettivo dei corsi e delle sessioni previste al Congresso è, in particolare, quello di sviluppare una forte attenzione verso il dolore affinché il ginecologo “eviti diagnosi superficiali di tipo psicogeno (“il dolore è tutto nella sua testa, signora”). e mostri nei confronti del dolore un atteggiamento diagnostico rigoroso, con empatia, attenzione, disponibilità proattiva alla valutazione rapida e rigorosa anche delle comorbilità, essenziale per una terapia multimodale efficace”. In parallelo, l’obiettivo è di aumentare la fiducia del medico nel poter affrontare efficacemente il dolore della paziente e la soddisfazione nel sentirsi protagonista di una diagnosi e di una terapia che possono cambiare decisamente in meglio la vita della donna.    


La vulvodinia
Il termine vulvodinia indica il dolore costante o intermittente, riferito alla regione vulvare, di durata superiore ai tre o ai sei mesi, a seconda delle definizioni. Il termine include condizioni molto diverse. Interessa il 10-15% delle donne: è quindi estremamente rilevante per la salute ed è indispensabile conoscerla nella pratica clinica ginecologica.  
Può essere spontanea, oppure provocata/peggiorata, dal rapporto sessuale, dalla visita ginecologica ma anche da alcuni tipi di abbigliamento o di igiene intima.
Può essere localizzata
1. al vestibolo vaginale. La causa più frequente di vulvodìnia è una condizione infiammatoria del vestibolo vaginale, nota come “vestibolite vulvare”;
2. al clitoride: si parla di clitoralgia;
3.  a zone più limitate e asimmetriche delle grandi e piccole labbra,  specie se il dolore vulvare è acquisito e secondario a episiotomia, o altri interventi (es. laser vulvare);  la vulvodinìa può avere allora una componente infiammatoria e neurogena monolaterale.
La vulvodinìa riconosce fattori predisponenti, fattori precipitanti e fattori di mantenimento.
I primi includono le infezioni vaginali recidivanti da candida nonché tutte le altre condizioni infiammatorie (infettive  e non) del vestibolo vulvare; l’ipertono del muscolo elevatore, che può essere “miogeno”, ossia espressione di un alterato tono di base congenito o acquisito in risposta a infiammazione vestibolare cronica e/o a dolore, oppure associato a fobia del coito (in tal caso tipico della condizione nota come vaginismo): tutti questi fattori predispongono anzitutto alla vestibolite vulvare. Tra i fattori predisponenti vi possono essere condizioni di patologia cutanea vulvare quali il lichen sclerosus.
Tra i fattori precipitanti, il più frequente e rilevante è il rapporto sessuale: quando causa dolore, si parla di dispareunia. Sono inoltre rilevanti i fattori iatrogeni, tra cui l’episiotomia/rafia, il laser vulvare, alcuni trattamenti farmacologici,  la radioterapia genitale, vescicale o anale.
Tra i fattori di mantenimento, il più frequente è purtroppo l’omissione diagnostica, cui seguono l’inadeguatezza delle misure terapeutiche, quando non siano etiologicamente mirate, e la non compliance e non aderenza al trattamento, farmacologico, riabilitativo e/o relativo alla modificazione degli stili di vita.
La donna affetta da vulvodinia si trova quotidianamente ad affrontare problematiche quali:
•    lunghi iter prima di poter ricevere una diagnosi corretta da un medico competente in materia
•    sapere di non essere sola
•    sapere cosa fare, ma soprattutto cosa non fare per non aggravare la situazione
•    sapere come affrontare un’eventuale gravidanza
•    sapere che “psicosomatico” non significa che la donna menta o che sia pazza, ma solo che fattori psicologici possono influire sull’insorgenza e il mantenimento di una malattia.
•    gestire il rapporto affettivo e sessuale con il partner che spesso è inconsapevole della reale serietà del problema e pensa che la compagna “esageri” o non voglia avere rapporti sessuali.

Il dolore pelvico cronico
Il dolore pelvico cronico (CPP) costituisce un problema grave per la donna, una sfida diagnostica e terapeutica per il medico, un problema di notevole rilevanza sociale per i costi, quantizzabili e non quantizzabili, che comporta. È caratterizzato dalla persistenza di dolore, continuo o intermittente,  a interessamento pelvico, di durata superiore ai sei mesi. Interessa progressivamente organi pelvici diversi. Indipendentemente dalla prima patologia di esordio –intestinale, vescicale, ginecologica- tende ad estendersi ad organi e apparati vicini, coinvolgendo quindi molteplici funzioni. Si parla in tal caso di comorbilità. Comprendere le basi fisiopatologiche della comorbilità e della sua progressione nel CPP è essenziale per disegnare strategie terapeutiche etiologicamente e fisiopatologicamente orientate.

 

15 novembre 2010
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