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Basilicata. Specialistica ambulatoriale, Anisap: “Tariffe discriminanti. Rivederle”

L’Associazione regionale delle istituzioni sanitarie ambulatoriali private ha consegnato alla IV Commissione un dossier sulle criticità del comparto, evidenziando la necessità di individuare adeguate soluzioni per evitare “eccessive e ingiustificate penalizzazioni agli operatori dei centri esterni accreditati a discapito della qualità dei servizi offerti al cittadino utente”.

15 MAG - Audizione ieri pomeriggio, in quarta Commissione consiliare della Basilicata, l’Associazione  regionale delle istituzioni sanitarie ambulatoriali  private (Anisap). La delegazione, capitanata dal presidente regionale Antonio Flovilla, è stata in particolare ascoltata sull’art.12 (spese per acquisto di  prestazioni  da  privato)  e sull’art.15 (rete  dei  laboratori)  della  Legge  di  Stabilità regionale 2015.

Flovilla, accompagnato dai vice presidenti dell’Anisap Basilicata, Rocco Tortora e Roberto Cicchetti, e dalla segretaria Angela Flovilla, ha consegnato alla Commissione un dossier sulle questioni di criticità del comparto, evidenziando la necessità di individuare adeguate soluzioni per evitare “eccessive e ingiustificate penalizzazioni agli operatori dei centri esterni accreditati a discapito della qualità dei servizi offerti al cittadino utente”.

A fare il punto sull’audizione è una nota diffusa dal Consiglio Regionale, in cui si spiega che, in materia di tariffe per le prestazioni di specialistica ambulatoriale, ferme al 1998, è stato sottolineato dall’Anisap che “nel luglio 2013 il tavolo pubblico-privato ha consentito che la Regione Basilicata fosse l’unica in Italia a dotarsi di un tariffario elaborato secondo le direttive indicate dalla normativa in materia di spending review. Ma - ha riferito Flovilla - dopo un anno e mezzo circa la Regione ha riesumato le tariffe di cui al Dm Balduzzi (2012) con il risultato di penalizzare le strutture di laboratorio, radiologia e di medicina nucleare. Nel ribadire che l’obbligo di adottare tariffe standard come tariffe massime di riferimento sussiste solo per le Regioni sottoposte a piano di rientro (la Basilicata è esclusa), l’Anisap ha sostenuto la necessità di una rivisitazione della norma anche per lo stridente contrasto, ai limiti della discriminazione, con incrementi tariffati  riconosciuti ad altri erogatori privati, la cui spesa complessiva, peraltro, risulta ancora non quantificata dai competenti uffici regionali (riabilitazione ex art. 26, LN 833/78)”.


“Il metodo di assegnazione dei tetti vigente al 31.12.2014  - è precisato nel dossier - ha di fatto cristallizzato un sistema di assegnazione di risorse che, da un lato, garantisce certezza della spesa complessiva di comparto, dall'altro presenta una serie di criticità  connesse ai lacunosi meccanismi di rilevazione dei fabbisogni e alla limitatezza  dei budget stessi che non consentono alle singole strutture, laddove ce ne siano le capacità, di espandersi e di meglio rispondere ai bisogni di salute dei cittadini-utenti”. Secondo il presidente dell’Anisap per la determinazione dei tetti di spesa delle strutture eroganti prestazioni specialistiche ex art. 25, è necessario tener presente  la necessità del territorio in termini di bisogno e di numero e tipologia di strutture operanti con un’attenta verifica dei requisiti strutturali organizzativi, professionali e di personale, la premialità per le strutture che garantiscano la continuità assistenziale e contribuiscano all’abbattimento delle liste di attesa, sino alla garanzia di equità di accesso alle prestazioni secondo il principio di sussidiarietà. Ancora, tra i requisiti da tener presente: la storicità delle strutture, la complessità organizzativa, strutturale, tecnologica e professionale, la garanzia dei livelli occupazionali al 31/12/2015, la previsione di forme di remunerazione per le prestazioni erogate in eccesso rispetto ai volumi prestabiliti”.

Quanto alla rete dei laboratori di analisi, le "perplessità e contrarietà" motivate dalla delegazione Anisap riguardano il concetto di “‘soglia prestazionale’, tradotto numericamente solo nelle Linee Guida del 2011, che costituiscono una traccia del percorso da seguire; la fissazione di una soglia-prestazioni in 200mila prestazioni; l’illogicità dell’imposizione di un tale numero di prestazioni a soggetti che nell’ultimo decennio sono stati sottoposti a ogni genere di contingentamento; le lacune in materia di service e di punti prelievo che hanno già cagionato, in molte Regioni dove sono stati introdotti, non sottovalutabili problemi alla corretta gestione aggregativa”.

A proposito Flovilla ha ricordato che “è stato presentato, più di otto anni fa, un progetto di rete laboratori integrata pubblico-privato che per la sua realizzazione richiederebbe una modifica della LR 28/2000 e un adeguamento del nomenclatore delle prestazioni. Un progetto che risponderebbe alle esigenze di efficientamento dell’offerta di laboratorio, salvaguardando le singole realtà produttive e i relativi livelli occupazionali, oltre che la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni. Infine - ha concluso il presidente Anisap – tale sistema garantirebbe un’assistenza qualificata dall’atto del prelievo all’atto della consegna del referto e realizzerebbe una ottimale riorganizzazione delle attività di diagnostica di laboratorio, adeguata alla composizione territoriale della Basilicata e tale da assicurare una effettiva equità di accesso al cittadino utente”.   
 

15 maggio 2015
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