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Tetti di spesa strutture sanitarie private e riparto provvisorio del fondo sanitario tra Asl. Sì della IV Commissione

Per il 2015 il tetto totale di spesa per le prestazioni di specialistica ambulatoriale in favore dei cittadini residenti in Basilicata è pari a circa 25,7 milioni di euro. Parere favorevole anche sul riparto provvisorio fra le aziende sanitarie del fondo sanitario di parte corrente per il 2016, per un budget complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno a 1,4 miliardi.

16 DIC - La quarta Commissione (Politica sociale) presieduta da Luigi Bradascio (Pp), ha espresso lunedì sera parere favorevole a maggioranza su una delibera della Giunta regionale che stabilisce gli indirizzi per la definizione dei tetti di spesa alle strutture private accreditate che erogano prestazioni di assistenza ospedaliera e di specialistica ambulatoriale. Favorevoli al provvedimento il presidente Bradascio e i consiglieri Polese (Pd), Pietrantuono (Psi) e Galante (Ri); contrari Rosa (Lb-Fdi) e Napoli (Pdl-Fi); astenuti Benedetto (Cd) e Mollica (Udc).

“Con questo provvedimento – spiega una nota del Consiglio - la Giunta regionale ha stabilito che per il 2015 il tetto totale di spesa per le prestazioni di specialistica ambulatoriale svolte da strutture private accreditate in favore dei cittadini residenti in Basilicata è pari a circa 25,7 milioni di euro, con una riduzione del 2 per cento rispetto alla spesa del 2011, così come prevede la normativa nazionale sul contenimento della spesa sanitaria (decreto legge n. n. 95/2012). Con il provvedimento inoltre si tiene conto anche delle disposizioni dettate dal Governo in seguito al ricorso con il quale è stato impugnato l'art. 12 della legge regionale n. 5/2015. Le aziende sanitarie possono sottoscrivere contratti con le strutture private accreditate già contrattualizzate nel 2014 e possono, altresì, sottoscrivere contratti con le strutture private accreditate già contrattualizzate negli anni precedenti al 2014 per le quali, per motivazioni di carattere giudiziario, sia stato sospeso o revocato il relativo contratto e la posizione sia stata definita con proscioglimento senza attribuzione di responsabilità”.


Il provvedimento è stato licenziato con due osservazioni. La prima è stata proposta a seguito dell’accordo raggiunto il 7 dicembre dalle Associazioni Anisap, Aspat, Sanità futura e Aiop con il Dipartimento Politiche della Persona della Regione. “Si tratta – spiega la nota del Consiglio - di un criterio aggiuntivo, illustrato ieri sera dal dirigente generale del Dipartimento Donato Pafundi, che prevede di ridurre del 50 per cento gli incrementi registrati da alcune strutture a seguito dei complicati calcoli basati sulla media fra tetti di spesa assegnati e fatturati realizzati negli ultimi tre anni, redistribuendo le risorse ricavate fra le strutture che hanno subito tagli”. Il consigliere Benedetto, riferisce ancora la nota, “ha fatto rilevare come, a differenza della maggior parte delle strutture private che vedranno diminuire i tetti di spesa, due aziende realizzeranno un consistente incremento, ed ha chiesto in particolare a Pafundi di verificare se, per una di queste strutture, il centro Iula di Scanzano, esistono eventuali incompatibilità”.

La seconda osservazione, proposta dal consigliere Napoli, riguarda il caso del Cfkt di Potenza, “che a seguito di una vicenda giudiziaria, risolta con il proscioglimento senza attribuzione di responsabilità, non ha potuto operare per lungo tempo. Di conseguenza, si consiglia alla Giunta di non applicare in questo caso il criterio del riparto sulla media dei fatturati degli ultimi tre anni”.

La nota del Consiglio riferisce anche che prima del voto, il consigliere Romaniello, che ha lasciato in anticipo la riunione per altri impegni, “ha detto che, pur prendendo atto dell’accordo raggiunto, a suo parere sarebbe stato opportuno applicare la norma nazionale con la riduzione del 2 per cento per tutti. Bradascio ha osservato che l’accordo raggiunto cerca di mettere in equilibrio le varie problematiche, mentre la semplice applicazione del taglio del 2 per cento avrebbe portato conseguenze peggiori per tutte le strutture”. Rosa ha dichiarato il suo voto contrario perché, come riferito dalla nota del Consiglio, “l’incremento stimato per alcune aziende è in contrasto con le disposizioni dell’articolo 15, comma 14, del decreto legge n. 95/2012 in base alle quali a tutti i contratti si deve applicare una riduzione del 2 per cento rispetto alla spesa consuntivata nel 2011”. A parere di Mollica, infine, “per il 2016 sarebbe opportuno prevedere che le strutture che erogano determinate prestazioni (diagnostica per immagini) ed hanno avuto autorizzazioni per altre tipologie di prestazioni possano, nell’ambito dello stesso budget assegnato, erogare queste prestazioni senza superare il tetto assegnato”.

Sempre a maggioranza, la Commissione ha espresso anche parere favorevole sul documento di riparto provvisorio fra le aziende sanitarie del fondo sanitario di parte corrente a destinazione indistinta e vincolata per il 2016 (voto favorevole di Bradascio, Polese, Pietrantuono, Galante e Benedetto, il voto contrario di Rosa e l’astensione di Mollica, Napoli e Leggieri). “Non ci sono ancora dati certi e definitivi per il riparto del fondo nazionale sanitario (anche relativamente al 2015)”, spiega il Consiglio, “ma in base alla discussione in corso in sede di Conferenza Stato – Regioni per il 2016 si stima un possibile incremento di 10 milioni di euro per la Basilicata”.

Il Dipartimento – ha spiegato il dirigente dell’Ufficio Finanze del Servizio sanitario regionale, Stefano Lorusso – in base a una stima prudenziale ha previsto di stanziare 5 milioni di euro per implementare l’acquisto dei farmaci innovativi per la cura dell’Epatite C. Il budget complessivo per la sanità lucana nel 2016 dovrebbe essere di circa 1 miliardo e 40 milioni.

16 dicembre 2015
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