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La difficile eredità di Jole Santelli

La Calabria è una regione difficile da governare, per non dire impossibile, tanto da avere collezionato ad oggi tutti i generi di commissariamento governativo resi possibili dall'ordinamento. A questa fotografia, Jole Santelli credo che abbia sognato di dare una risposta concreta. Da qui, la sua scelta di lasciare lo scranno parlamentare in cambio di quello di governatrice della sua Calabria, invero più scomodo e meno protetto di quanto le sarebbe servito

19 OTT - Le due regioni: quella istituzionale e quella sociale. Entrambe portate al disastro
Una Regione difficile da governare, per non dire impossibile, tanto da avere collezionato ad oggi tutti i generi di commissariamento governativo resi possibili dall'ordinamento. Quello della sanità che registra il record: dura da undici anni con la prerogativa di peggiorare sempre di più le cose, tanto da evidenziare la progressiva inesistenza di un servizio sanitario regionale, percepibile solo grazie all'attaccamento, allo stacanovismo e al coraggio della gran parte degli operatori sanitari ospedalieri.
 
Una regione impossibile da domare, con una condizione di civiltà e di giustizia sociale che le sono sempre state negate. Troppi i nemici da sconfiggere. Da una 'ndrangheta oramai ovunque egemone, sino ad arrivare alla permeabilità di un importante segmento della burocrazia perché sensibile alla corruttela, ad un ceto politico che peggiora di anno in anno sino ad essere rappresentato da mediocri, da faccendieri sparsi ovunque, da una giustizia che presenta anche dei punti di oscura complicità tra le parti che dovrebbero esse in ordinaria contesa. Il tutto, passando per un'assistenza ai deboli che neppure si sa cosa sia, ad un'assenza di lavoro che fa rabbrividire e scappare via, ad un abbandono del territorio ad alto rischio sismico e idrogeologico.

 
Per non dire di un mare che allontana piuttosto che essere la maggiore fonte attrattiva, dalla gestione dell'acqua e dei rifiuti che si rischiano di lasciare in mano ai soliti improvvisati giocolieri, di una edilizia scolastica che in periferia è simile a quella del nordafrica. Per non parlare di una sanità che non esiste da oltre vent'anni, con la conseguenza di registrare la più alta mobilità passiva, generatrice di una migrazione in progress, che ha superato i 320 milioni nell'ultimo anno che vale quasi il 10% della quota di riparto che le spetta dal Fondo sanitario nazionale.

Il sogno e l'impegno comune
A questa fotografia, Jole Santelli credo che abbia sognato di dare una risposta concreta, nonostante l'eterogeneità di chi politicamente le ha garantito i numeri utili. Da qui, la sua scelta di lasciare lo scranno parlamentare in cambio di quello di governatrice della sua Calabria, invero più scomodo e meno protetto di quanto le sarebbe servito
 
A fronte di tutto questo disastro, occorre che la Calabria cominci, comunque, a pretendere meglio di come ha fatto sin da ora. Che il suo ceto dirigente lavori meglio di ieri. Che la collettività rivendichi i suoi diritti fondamentali. Che i calabresi continuino a difendersi dal Covid-19 che avanza, memori di come ha fatto la sua Presidente che è - tra l'altro - riuscita, per riorganizzare la sanità nostrana, a portare in Calabria il meglio della dirigenza cui affidare la Regione della salute.
 
Tanti i guasti, ad ogni livello
I gap da colmare sono tanti. Prima di tutto il territorio, cui va assicurato un impegno notevole per ivi costituire quell'assistenza distrettuale che è sempre mancata. Ciò senza dimenticare la riorganizzazione ospedaliera lasciata in mano ad un management improvvisato che è davvero difficile da considerare tale e ad un commissariamento ad acta che a definirlo incapace si commette il «reato» di eccesso di generosità.
 
A proposito di offerta ospedaliera, le dichiarazioni di ieri l'altro del commissario di protezione civile nazionale, Domenico Arcuri, preoccupano non poco. La Calabria è pericolosamente ultima nell'approvvigionamento di postazioni di emergenza per il coronavirus, praticamente di posti letto di terapia intensiva. Ne mancano 130 sui 282 programmati. In poche parole, rispetto alla pre-emergenza, al 14 ottobre ne sono state attrezzate solo 6 in più, così come riportato da IlSol24Ore del 17 ottobre.

Tanti gli interrogativi
Insomma, la Regione, orfana di Jole Santelli, avrà un gran bel da fare. Specie se considerato che, in questa fase, le attività della giunta regionale e del Presidente dovranno essere limitate all'ordinaria amministrazione. Un altro bel problema quello di stabilirne i confini e, conseguentemente, agire legittimamente!
 
Per quanto riguarda la sanità, sarà più difficile che altrove, con un commissario ad acta che fa peggio degli organetti diatonici; si gonfia la sera di dichiarazioni di dimissione per poi sgonfiarsi la mattina di inspiegabili ritiri delle stesse.
 
Tanto il da farsi, nell'ignavia commissariale.
Ci saranno gli anzidetti completamenti dell'emergenza ospedaliera, con un soggetto attuatore di protezione civile che invero non si sa ancora chi sia, anche se appare che siffatta attribuzione competa da tempo al commissario ad acta.
 
Ci saranno i direttori generali delle Asp e Ao da nominare, a conclusione dei colloqui programmati alla Cittadella di Catanzaro per la giornata di oggi, con la spada di Damocle della interpretazione delle norme che sovraintendono al conferimento delle attribuzioni fiduciarie.
Il tutto, in vigenza di quel maledetto decreto salva-Calabria che ha distrutto anche l'indistruttibile e ha messo i calabresi a rischio della loro vita, incrementato sensibilmente in tempi di Covid-19.
 
Ettore Jorio
Università della Calabria

19 ottobre 2020
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