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Per la sanità calabrese il tempo stringe

21 OTT - Gentile Direttore,
e così, dopo essersi trastullati per tutta l’estate ci troviamo a rincorrere, in totale affanno, i posti di terapia intensiva. E soprattutto a giocare allo scarico delle responsabilità. In realtà, in Calabria, almeno per il momento, la situazione non è disperata. Ma dobbiamo aspettare che precipiti e contare i morti per attivarci come dovuto?
 
Non so esattamente cosa abbia protetto noi calabresi durante la prima ondata. Magari ci saremo anche illusi fosse finita là. È però evidente, data la crescita esponenziale dei contagi, che ci troviamo davanti a quella seconda, paventata ripresa, per fronteggiare la quale, da marzo ad oggi, avremmo avuto tutto il tempo di adottare gli strumenti per cercare di opporci adeguatamente.
 
Ed invece eccoci qua: il commissario Arcuri dichiara che i respiratori ci sono, e che sono i cittadini che devono dimostrare senso di responsabilità. Magari non proprio lo stesso mostrato da coloro che hanno amministrato l’emergenza fino ad oggi.
L’equazione: un respiratore meccanico = un paziente da trattare, come più volte abbiamo spiegato noi medici anestesisti rianimatori, è fallace, fuorviante.

 
Per assistere e curare questi sfortunati, serve ben altro: servono un numero congruo di professionisti, ulteriori dispositivi medici, strutture. Eh sì perché se la prima volta, pur se colto di sorpresa ed in piena emergenza, il nostro sistema sanitario ha in qualche modo retto ad un insulto per nostra fortuna minimo, adesso, a distanza di mesi, è incredibile si debba correre il rischio di ritrovare la medesima organizzazione per fronteggiare una situazione del tutto imprevedibile. Ed è scandaloso temere di doversi re-inventare estemporanei ricoveri di fortuna.
 
Come pensava dunque il Governo centrale, che aveva avocato a sé la gestione dell’emergenza Covid-19 in Calabria, di intervenire? L’autunno è iniziato, la curva dei contagi si sta impennando e sono trascorsi, in totale ignavia, quei preziosissimi mesi durante i quali si sarebbe dovuto lavorare per correre ai ripari.
 
Raddoppio dei posti letto di terapia intensiva? Incremento di quelli di subintensiva? Assunzioni di personale medico, infermieristico e di operatori socio sanitari? Ambulanze e barelle di bio-contenimento? Niente di tutto questo è stato fatto.
Eppure i Decreti Legge 18 e 34 avevano già stanziato le risorse economiche per provvedere al necessario. E non pochi milioni di euro.
 
Ed anche il DL 104 autorizzava ulteriori spese per smaltire le liste d’attesa accumulatesi durante la fase emergenziale. Smaltirle prima che una seconda ondata potesse di fatto annichilire l’erogazione delle cure ai più bisognosi.
Ovviamente nulla di tutto questo è stato fatto. E non si capisce francamente a chi addebitare le responsabilità. Circola la maliziosa voce che buona parte di queste risorse abbiano preso strade diverse rispetto a quelle per le quali erano state stanziate. Sarà vero?
 
E mentre, come un deja vu, si ri-materializza sui nostri schermi la figura serale di Conte con i suoi decreti, mentre qualcuno riprende a stoccare le proprie scorte di lievito, la Calabria attende smarrita che qualcuno faccia qualcosa.
 
Certo, il tempo stringe e, siccome alle nostre latitudini, per coloro i quali si debbano occupare di pianificazione, programmazione ed organizzazione la valenza di tali vocaboli oscilla tra l’incerto e l’improbabile, la bomba innescata si è preferito venga, adesso, adagiata tra le mani dei commissari straordinari delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere che avranno il loro bel da fare per cercare di impedirne la deflagrazione.
 
Sempre che il Decreto Calabria, nel frattempo, non abbia cessato i propri effetti e non si debbano rimescolare le carte, dilatando ulteriormente i tempi d’intervento.
Speriamo bene.
 
Domenico Minniti
Presidente AAROI EMAC Sezione Calabria
Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza ed Area Critica
 


21 ottobre 2020
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