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Campania. Giovani, alcol e droghe: nei Sert della Regione solo 3 mila pazienti a fronte di almeno 10 mila dipendenti patologici

Il punto dei responsabili Sert della Regione Campania. “L’alcolismo giovanile è diventato un importante problema di salute pubblica. I giovani vivono alcol e droga come una ‘moda sociale’. Riuscire a fare prevenzione ed essere capaci di intercettare queste dipendenze agli esordi consentirebbe anche di far risparmiare grosse somme al Sistema sanitario regionale”.

13 LUG - In Campania, su una popolazione generale di circa 6 milioni di abitanti, i soggetti presi in carico dai servizi per le dipendenze patologiche sono circa 3 mila. Numeri molto bassi, di gran lunga sottostimati rispetto alle percentuali che dicono che almeno 10 mila giovani sono soggetti a dipendenze patologiche senza contare gli adulti e i giovani adulti.  In molti, dunque sfuggono a qualsiasi controllo e cura. E di questi circa un terzo ha problemi di alcol. “La Campania e l’alcolismo: percorsi, proposte e possibilità terapeutiche”. Questi i numeri e i temi emersi dall’evento che ha visto in un unico tavolo i responsabili dei servizi delle tossicodipendenze delle Asl della Regione Campania per sensibilizzare le istituzioni sanitarie su alcolismo e patologie alcol correlate. Ma anche per valorizzare a livello regionale alcune esperienze innovative di trattamento farmacologico e aprire un confronto tra gli operatori del settore dai Sert ai servizi di alcologia sul trattamento e riduzione del consumo di alcol. L’obiettivo è migliorare il dialogo tra operatori e istituzioni sanitarie regionali su organizzazione servizi e fare il punto sui trattamenti disponibili.

 
“In Campania l’alcolismo giovanile è diventato un importante problema di salute pubblica – spiega Rosanna Romano, responsabile del settore fasce deboli dell’assessorato regionale alla Sanità - moltissimi ragazzini fanno un uso smodato di superalcolici senza rendersi conto dei gravi danni che ne derivano. Giovani, alcol e droga: come una “moda sociale” allarmante, in voga soprattutto tra minori under 16 che bevono per gioco, per sentirsi parte integrante del gruppo di amici o per sconfiggere la timidezza adolescenziale. Un comportamento che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo e che non lascia indifferenti medici e ricercatori.  In realtà – dicono gli esperti - le sostanze derivate dal metabolismo dell’alcol danneggiano silenziosamente sia le cellule nervose, i neuroni, sia i circuiti che connettono le diverse aree del cervello, con un danno specifico sui centri che regolano la memoria e l’impulsività. La vulnerabilità del cervello è poi ulteriormente potenziata dalla carenza di sonno, così diffusa fra i giovanissimi, e dall’effetto sommatorio con le droghe. “Genitori, nonni, insegnanti e tutti gli operatori sanitari dovrebbero educare, spiegare, non stancarsi di vegliare, dare regole chiare e farle rispettare: la salute di un figlio è un bene troppo prezioso per lasciarlo distruggere dall’alcol- dice Giorgio Di Lauro, direttore del dipartimento per le dipendenze patologiche dell’Asl Napoli 2 Nord - bere è diventato ormai una moda tra i giovanissimi, che si sfidano in vere e proprie gare al massacro utilizzando i Social network”.
 
L’ultima tendenza è trasferire in chat le bevute, gareggiando in folli competizioni all’ultimo ‘cicchetto’.
“La pratica clinica – aggiunge Di Lauro – ci da ragione di essere molto preoccupati. I ragazzi non si rendono conto della gravità di questi comportamenti, perché non percepiscono l’alcol come una droga. Spesso però ne restano schiavi e non di rado rischiano addirittura il coma etilico. Il nostro cruccio – conclude il medico - è non riuscire ad “agganciare” molti dei giovanissimi che vivono queste realtà, perché non capiscono che hanno bisogno di aiuto”. Eppure l’alcolismo è una malattia cronica, che determina alterazioni comportamentali, fisiche e psichiche. Un allarme sociale, visto che gli effetti dell’alcolismo interferiscono pesantemente con la salute della persona e con la vita lavorativa, relazionale e sociale. Cirrosi epatica, pancreatite, tumore al seno, epilessia, disfunzioni sessuali e depressione a cui si aggiungono perdita della lucidità, riduzione della memoria, rallentamento dei riflessi e stato di ebbrezza spesso causa di incidenti stradali le conseguenze più comuni dell’abitudine all’alcool.   
 
“In Campania – aggiunge il dottor Antonio D’Amore, direttore del dipartimento Dipendenze dell’Asl di Caserta -, nonostante il fenomeno sia dilagante non abbiamo una grande afferenza ai servizi del territorio. Questo ci fa capire che esiste uno spread importante tra le persone interessate da alcolismo e i pazienti che chiedono aiuto. Del resto la presa in carico di questi pazienti è molto complessa e necessita di equipe multidisciplinari. Il vero problema è che i servizi in Campania, cosi come sono strutturati, non sono adatti ad offrire le soluzioni giuste. Riuscire a fare prevenzione ed essere capaci di intercettare queste dipendenze agli esordi consentirebbe anche di far risparmiare grosse somme al Sistema sanitario regionale”.
 
Uno dei segnali che svelano l’esistenza della dipendenza alcolica è il comportamento ossessivo, nel senso di una ricerca compulsiva di bevande alcoliche. Si pensi ad esempio alla necessità di bere al mattino, appena svegli. A questo si aggiunge l’assuefazione la tolleranza, chi soffre di alcolismo per ubriacarsi è costretto a bere quantità sempre maggiori di bevande alcoliche. E così come succede per le “droghe pesanti”, anche l’alcol dipendenza, porta a sindromi da astinenza, caratterizzate da tachicardia, tremori, nausea e vomito, agitazione, allucinazioni, convulsioni. Se i giovanissimi sfuggono alle casistiche degli ultimi anni, è invece noto l’identikit dell’adulto con problemi da alcol. Nel 2012 le prevalenze più elevate continuavano a registrarsi fra i soggetti di più di 55 anni, con i valori più alti per le diagnosi di cirrosi epatica alcolica, cardiomiopatia alcolica, polineuropatia alcolica e steatosi epatica alcolica. Individuare le dipendenze in famiglia di figli e congiunti, avviare subito il “paziente” in centri specializzati, non tardare nell’attivare le reti sociali di protezione e le associazioni di mutuo aiuto, sostenere e indirizzare il soggetto che ha problemi di dipendenze in centri e strutture adeguate il decalogo degli esperti che si incrocia con la richiesta alla controparte istituzionale di potenziare gli investimenti in risorse umane e strumentali i Sert e i centri pubblici di presa in carico e trattamento allargando con campagne ad hoc la platea dei cittadini che afferiscono ai centri pubblici per le dipendenze patologiche.
 
Ettore Mautone

13 luglio 2015
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