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21 LUGLIO 2019
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Campania. La road map di De Luca. “Subito la ricostituzione del fondo per i disabili e la stabilizzazione dei precari”. E poi “Revisione dei piani ospedalieri e nel 2016 eliminazione tetti spesa”

Il governatore ha scandito la tabella di marcia nel corso di una conferenza stampa. “Saranno stabilizzati in duemila tra contratti attualmente a termine e atipici”. Sarà avviata “una programmazione anticipata sulla base di criteri rigorosi di verifica dell’appropriatezza delle prestazioni”.

15 LUG - Precari e disabili sono i primi nodi che affronta il nuovo presidente della Regione Vincenzo De Luca, annunciando due provvedimenti in una conferenza stampa. “La ricostituzione del fondo per le disabilità – dice il presidente – è tra le priorità della nuova Giunta regionale. E’ un atto di solidarietà nei confronti delle fasce più deboli ed al tempo stesso un atto istituzionale con cui dimostriamo che gli impegni assunti saranno mantenuti rigorosamente dal primo all’ultimo”. 

Nella prossima settimana si terrà una riunione del Consiglio regionale per approvare una variazione di bilancio con cui saranno reperiti i 15 milioni di euro necessari per ricostituire il fondo. “Questa somma consente di allineare la parte del fondo sociale regionale al fondo nazionale per le politiche sociali e al fondo nazionale per le autosufficienze, rispettivamente di 28 e 33 milioni”.

Molto soddisfatto per la costituzione del fondo per i disabili l’assessore comunale alle politiche sociali Nino Savastano: "Accogliamo con grande soddisfazione. Questa scelta adottata dalla nuova giunta, che sin dai suoi primi atti dimostra sensibilità ed una concreta inversione di rotta rispetto ai temi della disabilità. Si tratta di un risultato importante, che garantisce ai pazienti la continuità delle prestazioni assistenziali e una maggiore serenità alle loro famiglie. Un altro segnale decisivo in tale direzione è l'impegno di stabilizzare i lavoratori del comparto della sanità. Con questi provvedimenti - ribadisce - si apre una nuova fase, che consentirà ai pazienti, alle famiglie e a chi lavora sui territori di poter affrontare concretamente temi decisivi per la tutela delle fasce deboli e per lo sviluppo delle nostre comunità".


I precari da stabilizzare saranno per lo più medici impiegati da più di tre anni con contratti a tempo determinato in Asl e ospedali campani. E’ sempre il neogovernatore della Campania in conferenza stampa a chiarire che per gli altri contrattisti atipici – titolari di collaborazioni coordinate e continuative e di contratti a progetto – si procederà prima al monitoraggio e, nell’arco di un anno, alla stabilizzazione di tutti. La sollecitazione ai manager di Asl e ospedali ad avviare l’iter è stata diramata nei giorni scorsi dallo stesso De Luca tramite una circolare che sollecita l’indizione dei concorsi.

“L’altro impegno che manteniamo – riferisce il presidente - riguarda la stabilizzazione dei lavoratori precari nell’ambito della sanità pubblica”. Qui c’è un problema estremamente complesso, che riguarda la varietà di tipologie contrattuali da affrontare in maniera specifica.
 “Sulla base delle normative vigenti e dell’orientamento assunto dal Commissariato per la Sanità (a cui ho rivolto un appello affinché si attivi nei confronti delle Asl e delle aziende ospedaliere), riteniamo che sia possibile arrivare alla stabilizzazione di tutti i precari in due tappe. La prima, da concludersi nel mese di settembre, relativamente ai lavoratori a tempo determinato, con concorsi interni per la stabilizzazione. Le aziende sanitarie sono impegnate a pubblicare gli atti e a dare vita alle commissioni in maniera tale che per settembre siano completati i colloqui e le procedure”.

“Nel frattempo – aggiunge - abbiamo già avviato con il Commissariato e con le nostre strutture il percorso per far rientrare nella stabilizzazione anche quella fascia di lavoratori con contratti atipici che, in base alla normativa vigente, non potrebbero essere stabilizzati. In questo caso dovremo fare un doppio passaggio: contratto a tempo determinato e percorso di stabilizzazione. Crediamo che nel corso di pochi mesi potrà essere completata l’operazione di stabilizzazione per tutto il mondo del precariato. Procederemo in tempi immediati”, conclude il presidente De Luca.

L’iter per la stabilizzazione dei precari dunque cambia completamente rispetto all’impostazione data dal precedente inquilino di Palazzo Santa Lucia e non è più agganciato al turn-over del personale. Inoltre la stabilizzazione è a costo zero in quanto storicizzato sui bilanci delle aziende sanitarie sebbene segue il percorso normativo disegnato dal Dpcm dello scorso marzo, entrato in vigore il 23 aprile scorso. Laddove Caldoro di 1000 profili di personale a tempo determinato da stabilizzare avente i requisiti di legge fissati dal Dpcm di aprile, fissava la stabilizzazione nel limite massimo del 50 per cento delle risorse finanziarie destinate alle assunzioni relative agli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, De Luca aggiunge una compiuta interpretazione delle norme che regolano la materia (Legge 30 ottobre 2013 n. 125 per il superamento del precariato nella Pa, al Dpcm Sanità 6 marzo 2015 (G U n. 94 del 23/04/2015) per la stabilizzazione del personale precario del Ssn alla clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, 28 giugno 99, la legge 296 del 1996). 

“In particolare – si legge nella nota regionale – con la mancata riproposizione per il 2015 della legge 78 (Finanziaria) del 2010, non essendo più operante il limite alla determinazione delle risorse destinate alle contrattazioni integrative e il loro riproporzionamento all’andamento della dotazione organica, vengono ripristinate le consistenze dei fondi contrattuali al 31 dicembre del 2014 che assume valore di consolidamento storico dei fondi contrattuali”. Una lettura che produce effetti rilevanti sulle procedure di reclutamento del personale e di stabilizzazione dei precari. Infatti ogni operazione che si esaurisca nell’ambito della capienza dei fondi della contrattazione integrativa e consolidata nei costi del personale può risultare procedibile al netto delle procedure previste dal Dpcm dello scorso marzo. E anche per i contratti atipici i titoli per accedervi possono essere conseguiti anche in corso d’opera e dunque in sede di stabilizzazione.

Proprio questo dato spinge l’intersindacale medica a mostrare ottimismo ancorché "sia necessaria - sottolinea una nota -  una revisione sulla reale consistenza del personale precario (l’ultima verifica è del 2012 e indica 1293 profili di varie aree) e un approfondimento sulle dotazioni di ciascuna azienda. Quel che è certo, è che la Campania con il blocco totale delle assunzioni in sei anni ha visto andare in pensione 14.500 camici bianchi per un costo, riferito al personale, di circa 700-800 milioni di euro in meno rispetto al punto di partenza e di 150 euro procapite riferiti al rapporto medici-popolazione che attualmente è il più basso d’Italia”.
 
Per De Luca, però, il capitolo sanità è solo all’inizio: in pagina ci sono almeno una decina di capoversi che rimandano ad altrettanti nodi da sciogliere. A cominciare dalle tariffe della riabilitazione rimaste a metà del guado della transazione conclusa a maggio scorso ma sospese al parere di avvocatura dello Stato e ministero. Per finire all’esaurimento dei fondi per la specialistica e per la dialisi e radioterapia in convenzione che già da questo mese di luglio segnano rosso fisso sul budget assegnato annualmente, in largo anticipo rispetto al tradizionale esaurimento dei fondi che si registra in autunno.

C’è poi il tema spinoso del Piano ospedaliero e delle dotazioni organiche previste dagli atti aziendali da completare e validare e che inevitabilmente incrociano i concorsi per la stabilizzazione dei precari e, soprattutto, le nuove assunzioni previste dallo sblocco del turn-over. “Centrale – aggiunge Luigi Sparano segretario provinciale di Napoli della Fimmg – sarà anche l’attuazione del riordino della medicina del territorio con i piani relativi all’attivazione delle Aft (aggregazioni funzionali territoriali) e delle Uccp (Unità complesse per le cure primarie) che avranno il compito di garantire un filtro adeguato agli accessi impropri in ospedale e ai pronto soccorso”.

In cantiere anche il piano di riorganizzazione delle emergenze, da riformare alla luce del riordino in fieri delle reti per ictus, infarto e materno-infantile e da incrociare con l’utilizzo dei fondi residui (se mai arriveranno) dell’articolo 20 della legge 67 del lontano 1988 per l’edilizia ospedaliera.
De Luca ha poi affrontato un tema tradizionalmente delicato per la sanità campana: le criticità relative agli ospedali collocati sulla costa e sulle isole. “Se penso a Capri o Ischia o anche Agropoli, sappiamo che i conti devono tornare, ma bisogna guardare alla domanda vera, tenendo conto anche della domanda stagionale, tenendo presente che noi non tagliamo sulla pelle della gente. Faremo una revisione dei piani ospedalieri e una riprogammazione complessiva della sanità, nell’ambito dei vincoli finanziari”.

Sullo sfondo, infine, resta il riassetto della struttura commissariale e la stagione delle nomine dei vertici di Asl e ospedali da condurre in porto entro l’autunno. Cinque Asl e quattro ospedali viaggiano a vista con organi scaduti da sei mesi e al timone i facenti funzione, altre due Asl hanno i direttori in scadenza di mandato. Sono poi in discussione i ruoli chiave della macchina amministrativa in base allo spoil system. Innanzitutto la nomina di un nuovo commissario (Giuseppe Zuccatelli, manager dell’Agenas, già sub-commissario in Campania prima con Bassolino poi con Caldoro, estensore del programma per la Sanità di De Luca, è dato tra i favoriti) da affiancare agli attuali sub commissari Ettore Cinque e Mario Morlacco.

Poi c’è da decidere sul ruolo di Mario Vasco, direttore generale dell’assessorato alla Sanità e di Ferdinando Romano, capo del dipartimento Salute. Infine le partecipate: De Luca ha già detto di voler chiudere i battenti dell’Arsan, l’Agenzia regionale sanitaria che ha finora svolto le funzioni di organo tecnico dell’assessorato alla Sanità, e della Soresa, nata nel 2004 come Società regionale per il ripiano del debito per poi gradualmente mutare pelle diventando centrale acquisti per conto delle Asl. 

Il governatore è poi entrato a gamba tesa sul nodo dei tetti di spesa in sanità. “Sono una vergogna intollerabile per un Paese civile – attacca - Dobbiamo affrontare il problema di fondo legato ai tetti di spesa che pesano anche per il comparto delle politiche sociali per la parte relativa alla sanità. Quest’anno come sempre li raggiungeremo in largo anticipo sulla fine dell’anno. Basta pensare che il 9 luglio il tetto è stato raggiunto dalla cardiologia per l’Asl Na3, ma a settembre lo raggiungeremo anche per l’Asl Na1 e il 17 settembre sarà la volta della diabetologia per l’Asl di Caserta. Nel 2016 elimineremo questa vergogna, per farlo ci vuole una programmazione anticipata sulla base di criteri rigorosi di verifica dell’appropriatezza delle prestazioni”.

Di carne al fuoco, insomma, ce n’è tanta e De Luca può contare su un vantaggio unico: un tesoretto, guadagnato col pareggio dei conti di circa 273 milioni di euro, da utilizzare per mille emergenze e da consolidare per superare entro l’anno il commissariamento e dare il via finalmente ad una gestione ordinaria da affidare a un assessorato alla sanità con pieni poteri e senza più i paletti fissato dal tavolo di affiancamento dei ministeri della Salute ed Economia. Poteri che, per ora, De Luca, ha avocato alle proprie deleghe.
 
Gennaro Barbieri e Ettore Mautone

 

15 luglio 2015
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