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Napoli. Vaccini: Ordine medici in campo con manifesti e una campagna ad hoc

Saranno affissi oltre 100 manifesti 3 per 6 metri nei punti cruciali della città, una conferenza stampa e la mobilitazione dei Medici di medicina generale in prima fila per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di vaccinarsi.

17 OTT - Dal colera, alla difterite, fino all’influenza passando per il tetano e l’epatite B: le vaccinazioni salvano la vita. Dopo il calo preoccupante delle immunoprofilassi (che secondo l’Iss hanno raggiunto il limite per garantire una protezione cosiddetta di gregge) e visto l’aumento dei casi di infezioni da virus influenzale che ha funestato, lo scorso anno, la popolazione generale con un aumento della mortalità e morbilità nelle fasce di popolazione a rischio, l’Ordine dei medici e odontoiatri di Napoli e provincia scende in campo con una campagna informativa ad hoc. Affissione di oltre 100 manifesti 3 per 6 metri nei punti cruciali della città, una conferenza stampa e la mobilitazione dei Medici di medicina generale in prima fila per mobilizzare la popolazione il tridente sfoderato dal presidente dell’OmceO Silvestro Scotti.
  
Lunedì 19 ottobre prederà il via l’iniziativa messa in campo dall’Ordine dei Medici di Napoli per sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza delle vaccinazioni. “La vaccinazioni, un patto tra generazioni”, questo lo slogano scelto dall’Ordine di Napoli per proporre ai cittadini una seria presa di coscienza: “siamo molto preoccupati – spiega - per quello che potrebbe avvenire nei prossimi mesi e negli anni a venire se non ci sarà una decisa inversione di tendenza”. A preoccupare i medici napoletani è l’attacco mediatico che sta gettando discredito su questo importante strumento di prevenzione. Informazioni spesso approssimative e falsi miti, soprattutto sui social, creano moltissimi timori e inducono i cittadini a rinunciare alle vaccinazioni.

 
Un richiamo all’area medica e alle professioni sanitarie.
Silvestro Scotti riprende anche il comportamento di quanti “predicano bene e poi razzolano male”. “L’area medica – spiega - ha una grossa responsabilità. Troppi medici si sottraggono alle vaccinazioni e in questo ci vedo anche una responsabilità che parte dalla formazione universitaria. Prima per iscriversi a Medicina, se necessario, ci si doveva vaccinare contro la tubercolosi, oggi la questione “vaccino” non è più neanche presa in considerazione. Il giovane studente che si sta formando all’area medica e comunque in tutte le professioni sanitarie, non può non essere indotto a vaccinarsi. Parlo di vaccini stagionali ma anche altri come per lo pneumococco, la varicella e lo zoster”.    
 
Le responsabilità della politica
Il leader dei medici punta il dito anche contro il clima di sfiducia che si sta venendo a creare nei confronti della Sistema Sanità nel suo complesso, un clima dettato anche da scelte non sempre “illuminate” da parte della politica. “Se il cittadino non si fida più del medico, non si fiderà neanche delle prescrizioni del ministero della Salute”, dice Scotti.
Il 3 novembre inizia la campagna vaccinale antinfluenzale. I timori, ingiustificati, dello scorso anno hanno raddoppiato la mortalità e le complicanze legate alle virosi di stagione. Per non parlare del fatto che con l’abuso di antibiotici e quindi con l’aumento delle resistenze batteriche stiamo andando incontro alla tempesta perfetta.
 “Con l’eccezione dell’acqua potabile, nessun altro strumento ha avuto maggior effetto dei vaccini sulla riduzione di mortalità e miglioramento della qualità di vita nella popolazione” diceva Plotkin già nel 1994. I vaccini rappresentano uno degli interventi più efficaci, sicuri e dal miglior rapporto costo-benefici a disposizione della Sanità pubblica. L’Oms ha stimato che ogni anno i vaccini prevengono 2-3 milioni di morti per malattie infettive. La crescente diffidenza nei confronti delle vaccinazioni è riconducibile a campagne mediatiche antivaccinali sempre più aggressive e un’opinione pubblica sensibilizzata maggiormente dagli effetti avversi. E secondo una recentissima indagine di Datanalysis il 33% dei genitori crede che i vaccini siano più pericolosi delle malattie che devono prevenire e chi vaccina i figli lo fa mal: il 46% non ha fatto tutti i richiami per quelli obbligatori e solo il 15% per cento ha somministrato tutte le dosi per quelli raccomandati. 
“Due secoli di storia scientifica ci dicono che le vaccinazioni sono insostituibili contro le malattie infettive e per garantire la salute di vaste aree di popolazione – avverte Scotti - non possiamo permettere che una controcultura fondata sullo scetticismo e sulla ridiscussione di assunti scientifici consolidati, arrivi a confutare il beneficio delle vaccinazioni”. 
“Vaccinazione non fa rima con emozione ma con ragione – aggiunge il leader dei medici napoletani -   e la ragione ci dice che al calare della copertura vaccinale a cui assistiamo a partire dal 2009 corrisponde un aumento della mortalità e morbilità per patologie correlate alla mancata o incompleta profilassi”.
 
Mobilitate anche le donne
Mobilitate per informare sui vaccini anche le donne: “Le donne sono essenziali nell'informazione sulla salute – spiega Scotti a margine della presentazione di un calendario di appuntamenti periodici sulla salute al femminile - sono le mamme che decidono, che definiscono i percorsi vaccinali per i loro figli. Sono le mamme che all'interno della famiglia hanno una forte influenza in fatto di cure. Per questo sensibilizzarle sui temi della salute è una scelta vincente”. Una data della manifestazione sarà dedicata, il 9 dicembre prossimo, proprio ai falsi miti sui vaccini. “Come Ordine - ha spiegato Scotti - noi ci stiamo interessando alla vaccinazione perché il calo dell'adesione è drammatico è rischioso. Grazie all'alleanza con il genere femminile, la trasposizione di queste informazioni può essere più significativa. E questo vale anche per i migranti. Per gli stranieri - conclude Scotti - questo dato può essere amplificato dal ruolo ancor più centrale delle donne in questi ambiti. Per cui la comunicazione fatta alle donne della famiglia diventa rilevante per tutto il nucleo familiare. L'Ordine, attraverso la commissione unica di garanzia, ex commissione pari opportunità, sta allargando l'analisi delle fragilità, prima più riferite al femminile, a tutte quelle situazioni sociali e culturali che possano coinvolgere il mondo medico. E stiamo lavorando con un questionario che definisce il rapporto tra i medici e i loro pazienti immigrati, anche per chiarire il ruolo delle donne in quel contesto”.
 
Un convegno per formare i medici
Mentre il ministero, nel nuovo piano nazionale vaccini, mette nero su bianco il ripristino della obbligatorietà della immunoprofilassi (difterite, tetano, poliomielite ed epatite) come precondizione per l’iscrizione dei bambini alle scuole materne ed elementari da ratificare a stretto giro con le regioni dopo il via libera di pediatri, Isss e della conferenza degli assessori alla Sanità, è sempre l’Ordine dei medici di Napoli, nei giorni scorsi, a promuovere un convegno sui vaccini (quelli del presente e quelli del passato) presso l’aula Tecce dell’ospedale degli Incurabili.
Un momento formativo per sottolineare l’importanza e la centralità,  alla vigilia della campagna vaccinale antinfluenzale 2015-2016, della profilassi sierica nella prevenzione primaria delle malattie infettive. Scotti richiama, nell’occasione, la lettera indirizzata, nel marzo scorso, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “dobbiamo mettere assieme le nostre energie per far comprendere l’enorme potenza delle vaccinazioni. Quanto più alto è il livello di copertura vaccinale raggiunto, tanto minore sarà la circolazione degli agenti patogeni e, solo in questo modo, sarà possibile l’eradicazione degli stessi, con un beneficio anche per i più deboli e sfortunati”.
Una giornata di approfondimento anche per tracciare il punto sulle conseguenze del calo drastico e pericoloso della vaccinazione antinfluenzale che lo scorso anno - complice anche un falso allarme dell’Aifa su alcuni lotti di vaccino, poi rientrato - non ha raggiunto il 50 per cento della popolazione innalzando il tasso di decessi nei soggetti a rischio non vaccinati con code epidemiche a marzo ed aprile di quest’anno che hanno toccato tutta la popolazione a causa della persistenza del virus nell’ambiente.
Al convegno agli Incurabili hanno partecipato, in veste di relatori, Giulio Tarro primario di virologia dell’ospedale Cotugno (Luci e ombre delle vaccinazioni), Franco Faella, già direttore delle emergenze infettivologiche del Cotugno (La malattia pneumococcica), Luigi Montanino Medico di medicina generale (Ruolo del medico di famiglia nella gestione del paziente a rischio nell’ambito delle vaccinazioni) e infine Mario Delfino docente di Dermatologia all’Università Federico II, Rocco Russo, pediatra. Con l’eccezione della voce critica di Tarro, riferita soprattutto ad alcuni eccessi e pressioni dell’industria “per vaccinare contro ogni malattia”  tutti si sono espressi per la validità scientifica e opportunità dei vaccini
 
L’epidemiologia
“Dalla stagione pandemica 2009-2010 si è assistito a un progressivo calo delle coperture vaccinali antinfluenzali nella popolazione generale e soprattutto nelle categorie per cui è raccomandata la vaccinazione, per le quali l’obiettivo minimo fissato dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2012-2014 è pari al 75% - ha detto Gaetano Piccinocchi, medico di medicina generale Presidente della sezione provinciale di Napoli della Società italiana di Medicina Generale (Sing) - l’andamento delle coperture dalla stagione 1999-2000 al 2014-2015 mostra come nell’ultima stagione si sia stato fatto un salto indietro di quindici anni tornando al livello di copertura raggiunto nella stagione 2000-2001. La copertura vaccinale negli anziani è passata dal 55,4%, della stagione 2013-2014, al 49,0% della stagione appena trascorsa con un calo, a livello nazionale, di 5,5 punti percentuali come differenza assoluta pari all’11,6%”. Secondo i dati di influnet, il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza diffusi nel convegno, il calo delle coperture è generalizzato in tutte le Regioni italiane con un minimo in Lombardia (3,3%) e un massimo in Abruzzo (28,0%).
La stagione influenzale 2014-2015? Cominciata nella settimana 51 del 2014, è durata 21 settimane fino alla 19sima del 2015. Il picco si è registrato, invece, nella settimana 7 del 2015. I virus che hanno circolato sono stati l’A(H1N1), l’A(H3N2) e quelli di tipo B. Tra questi, i ceppi predominanti sono stati gli A(H3N2), con il 50% di tutti gli isolamenti. Nella stagione 2014-2015 la fascia d’età maggiormente colpita è quella tra 0 e 14 anni con un livello di massima incidenza pari a 28,7 casi per 1000 assistiti nella fascia 0-4 anni e pari a 20,9 nella fascia 5-14 anni, in quella 15-64 anni pari a 9,3 e pari a 4,2 tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni.
 
Il rischio meningiti
Faella non ha dubbi: “Per i rischi gravi e a volte mortali di una meningite batterica da Pneumococco o meningococco, la vaccinazione è sempre consigliabile. Non basta preoccuparsi di salvaguardare solo le categorie a rischio - dice Faella - i pazienti appartengono solo in minima percentuale alla fascia più esposta. A contrarre la malattia sono anche bambini non affetti da patologie predisponenti. Ecco perché ritengo indispensabile l´estensione del programma vaccinale a tutti”.
Ma quanti tipi di meningite esistono e quali sono le principali conseguenze? «I germi responsabili della malattia, escludendo le forme virali, sono tre - risponde Faella - il meningococco, lo pneumococco e l´haemophilus influenzae: il più frequente è il secondo ma il più pericoloso, soprattutto per la possibile infezione generalizzata, è il meningococco. L´haemophilus è invece quasi scomparso grazie alla vaccinazione di massa». Pochi casi in Campania, ogni anno se ne contano in media 50 di meningite in tutte le sue forme e nelle varie età - ma talvolta mortali a causa di gravissime complicanze. Il primo segno d’infezione è la presenza di petecchie emorragiche cutanee, che devono sempre allarmare i genitori e indirizzarli a un trasporto ad un ospedale specializzato come il Cotugno. «Più piccolo è il paziente, maggiori sono i rischi legati alla capacità di difese immunitarie più fragili. E non meno importanti possono essere i danni residui a malattia risolta: sordità parziale o totale, predisposizione ad attacchi epilettici e alterazioni cerebrali. Senza drammatizzare è bene fare il vaccino che copre 23 sierotipi differenti. La vaccinazione è tra l'altro gratuita in Campania per quei bambini a rischio, che soffrono cioè di patologie croniche oppure sono stati avviati a una scolarizzazione precoce mentre per chi è stato a contatto col malato è sufficiente una profilassi antibiotica: due giorni di rifampicina oppure una sola compressa di ciprofloxacina”.
Contro lo pneumococco esistono due tipi di vaccino: il vaccino polisaccaridico, con 23 sierotipi antigenici, che ha una buona efficacia nei confronti del 90% dei pneumococchi che causano malattia invasiva. Efficace nei bambini grandi e negli adulti, mentre non è in grado di stimolare le difese immunitarie nei bambini di età inferiore ai due anni. Le persone ad alto rischio di sviluppare la malattia devono fare una dose di richiamo dopo tre-cinque anni, perché la protezione offerta dal vaccino non è persistente nel tempo. C’è poi il vaccino coniugato, con 13 sierotipi antigenici, che ha una ottima efficacia nei confronti del 70-80% dei pneumococchi che causano malattia invasiva. E’ il vaccino da utilizzare per i bambini più piccoli (da 2 a 24 mesi). La protezione immunologica dura per molti anni
 
Il ruolo del medico di famiglia
Montanino parte dai dati dall’articolo 14 dell’Accordo integrativo regionale di categoria. (attività di prevenzione individuale e su gruppi di popolazione) legato a quanto previsto dall’Acn dell’articolo 45 comma 2 lettera n.
Nel solco della definizione Europea 2002 (la medicina generale-medicina di famiglia è una disciplina accademica e scientifica, con suoi contenuti educativi, di ricerca, le sue prove di efficacia, la sua attività clinica e una specialità clinica orientata alle cure primarie), Montanino ricorda come al medico di famiglia e al pediatra di libera scelta è deputato il primo contatto con il paziente e con le famiglie. Riguardo alla vaccinazione antinfluenzale il medico di famiglia parte dalla registrazione dei diversi vissuti rispetto alla profilassi dei pazienti: “C’è chi la pratica da anni e la reputa un appuntamento obbligatorio tanto che in genere inizia a telefonare quotidianamente  dal 1° ottobre per sapere se è arrivato il vaccino. Poi c’è chi la pratica solo nel pieno dell’epidemia, alla fine di dicembre, perché vuole essere sicuro che non gli venga a marzo o aprile. Tipico anche il paziente titubante: questo percepisce la vaccinazione come un possibile danno al suo organismo, in genere si sente rassicurato se l’ha praticata anche il suo medico. Il paziente non a rischio, invece, desidera praticarla ma cerca di scroccarla, utilizzando il familiare a rischio non aderente.

Infine c’è il paziente che nella sua storia clinica ha dei ricordi (confusi) di eventi avversi, ed è dunque restio a praticarla. Ma non è finita: c’è anche il paziente internauta, molto sensibile alle controinformazioni, restio a praticarla ovvero il paziente che ha praticato in passato la vaccinazione ma ha contratto comunque l’influenza, e non vuole più farla. quel che è certo è che con tutti questi diversi profili di personalità e di vissuti il medico deve fare i conti per fare informazione e consigliare sull’utilità e vantaggi per il singolo e la collettività della vaccinazione antinfluenzale”.

Il Mmg non deve sostituire i valori dell’altro con i propri,  un meccanismo proiettivo che, in genere, provoca conflitti, appunto, relazionali.
“E’ evidente - continua Montanino - che il Mmg deve avere la propensione all’ascolto attivo, per capire quali sono le criticità espresse dal paziente e lavorarci insieme, senza un atteggiamento pregiudiziale. Si tratta dunque di ascoltare, rispettare, esplorare, capire i bisogni e la richiesta dell’altro per comprendere, informare, chiarire, facilitare, valorizzare, negoziare”.

Questi sono alcuni degli obiettivi e delle abilità essenziali dell’intervento di counselling del medico di medicina generale, perché lo scopo dell’intervento non è convincere, persuadere, consigliare o dare direttive, ma piuttosto facilitare. Non affermare il proprio punto di vista, prendere decisioni al posto di un’altra persona, “vincere” nella relazione, ma piuttosto mantenere la relazione.
 
Ettore Mautone

17 ottobre 2015
© Riproduzione riservata


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