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Campania. I sindacati medici commentano le scelte di De Luca: “Tutto a rischio se non arriva il Commissario del Governo”. E poi resta il nodo della sanità privata

La decisa accelerata impressa dal governatore De Luca alla stagione delle riforme della Sanità campana, secondo i sindacati, rischia di impantanarsi nelle sabbie mobili della politica con una nomina che da cinque mesi manca all’appello dell’agenda della presidenza del Consiglio dei ministri e del titolare del dicastero della Salute

09 NOV - In Campania la più volte manifestata volontà politica del neogovernatore Vincenzo De Luca di voltare pagina sul capitolo delle inefficienze, clientele e burocrazia che caratterizzano la gestione di Asl e ospedali, viaggia con il freno tirato a causa del ritardo del governa nella nomina del novo commissario per la Sanità regionale deputato a condurre l’ultimo tratto del cammino della Campania per uscire dal tunnel del piano di rientro dal debito. A dirlo e ribadirlo a gran voce sono praticamente tutti i sindacati della dirigenza medica campana.
 
“Dopo la cancellazione dell’Arsan e a fronte del precario assetto degli organi tecnici dell’assessorato regionale alla sanità – avverte Luigi Sparano, segretario provinciale di Napoli della Fimmg - di fatto manca una struttura tecnica in grado di affiancare la Regione e fino a quando il governo non si deciderà a nominare il commissario per la Sanità anche la struttura commissariale risulterà acefala. Noi come medi di famiglia siamo pronti ad assumerci la responsabilità di migliorare i servizi ai cittadini e di centrare obiettivi di risparmio. Ma ciò è possibile solo con la responsabilizzazione della categoria che va coinvolta a livello locale come a livello nazionale nelle scelte, con una delega che risponda agli obiettivi fissati ma non ingerisca nelle scelte professionali. Provvedimenti burocratici e calati dall’alto, come sta facendo in queste settimane il governo nazionale, rappresentano una strategia fallimentare che si traduce solo nello svilimento della professione, nello scadimento dei livelli di assistenza e in ultima analisi in una ferita al sistema sanitario nel suo complesso. Un sistema che, nelle sue varie articolazioni con sempre maggiore difficoltà riesce a garantire la sicurezza del cittadino di ricevere la migliore cura possibile rispetto alle sue condizioni di salute”.

 
La lettera di Scotti e l’aappello dell’Anaao caduti nel vuoto
Dopo la lettera aperta di Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri di Napoli e provincia, indirizzata oltre un mese fa al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro della Salute Beatrice Lorenzin è intanto caduto nel vuoto anche l’appello successivamente avanzato dall’Anaao-Assomed regionale. “Solo in Italia può esistere una politica che lasci senza commissario una Regione commissariata – dice Bruno Zuccarelli -  verrebbe da ridere, se questo non fosse un dramma per migliaia di persone che ogni giorno lottano per mendicare cure che spetterebbero di diritto. Mi chiedo - prosegue Zuccarelli - quanto tempo dovrà passare perché la Campania possa vedere realizzata questa nomina. Come sindacalista lo trovo inaccettabile per le condizioni di lavoro alle quali ormai tutti i medici sono costretti. Qui non parliamo di settimane, parliamo di mesi. Tre sono le possibili ipotesi: o non c'è stata la volontà, o manca in tutta Italia una persona di spessore tale da poter ricoprire questo ruolo, o più semplicemente è un “gioco” di equilibri politici. Un gioco che però viene fatto sulla salute dei cittadini campani”. 
 
Cimo, i ritardi sono pagati dai cittadini
A far sentire la propria voce c’è anche la Cimo: “La Sanità pubblica sta morendo e forse non di morte naturale – avverte Antonio De Falco, segretario regionale della Confederazione italiana medici dirigenti – in Campania cittadini ed operatori della sanità ormai dal 2007, data di entrata nel piano di rientro dal debito, pagano a caro prezzo, sulla loro pelle e con le proprie tasche, una situazione di dissesto che viene da lontano ed attraversa gli schieramenti. Chiediamo dunque che il decisionista Renzi decida di nominare il Commissario ad Acta per la Sanità, visto che il decisionista De Luca non può decidere da solo nulla in merito, in quanto la nuova norma nazionale disgiunge le funzioni di Presidente della Giunta da quella di Commissario ad Acta. Da ormai oltre cinque mesi questa decisione è sospesa e nessuno ne dà una spiegazione, si assiste solo ad uno sterile esercizio del gioco del toto-commissario, ma nessuno spiega quale è il motivo di questo ritardo, quali problemi nasconda o in quali trattative rientri. Eppure i problemi sono tanti, accumulati nel tempo ed irrisolti. La programmazione sanitaria è al palo, visto che il famoso decreto n.49 (Piano ospedaliero), ha superato i 5 anni di vita e non ancora cammina sulle sue gambe perché mancano ancora gli strumenti di riorganizzazione per le aziende sanitarie (gli atti aziendali), ed a cinque anni dalla nascita è già vecchio perché ci sono linee di indirizzo nazionali con standard ospedalieri da rispettare; ma anche prima non godeva di buona salute, visti i dissesti creati in alcuni ambiti quali il materno-infantile”.
 
 
La Cisl medici e il sistema delle regole
A rincarare la dose c’è poi la Cisl Medici di Napoli. Roberto D’Angelo: “Il Commissario straordinario è di nomina centrale, lo chiediamo anche noi a Renzi ed alla Lorenzin. Il Commissario avrà qualche possibilità di arrestare il declino della sanità campana se tutta la sanità italiana si baserà su poche, semplici scelte che invertano la tendenza distruttrice di questi anni. Anzitutto, priorità alla prevenzione, per evitare che le diseguaglianze nella salute della popolazione si incrementino e rendano impossibile investire in terapie innovative per la necessità di spendere milioni di euro in malattie completamente evitabili. Conclusioni a cui è giunto anche un campione dello “smantellamento del welfare, il partito conservatore inglese di Cameron. Secondo, rafforzare le cure primarie e l'integrazione socio-sanitaria, a partire dal rapporto territorio-ospedale, per andare incontro alla domanda di salute di anziani e pazienti cronici con una politica che, in Germania, ha dimostrato  di ridurre mortalità, complicanze, ospedalizzazioni e costi. Terzo, spezzare l'assedio che spinge i medici a prescrivere montagne di esami a solo scopo "difensivo", per non deviare risorse dai malati ai sani e restituire reciproca fiducia a pazienti e medici. Quarto, combattere finalmente in modo efficace quella corruzione che in Sanità ha dimostrato tutta la sua distruttività in Campania come in Lombardia, che vanifica tagli e risparmi mantenendo alto il deficit del Ssn”.
 
10 decreti in 10 giorni
“Inserito in questa cornice di sistema, il Commissario Straordinario della sanità campana potrà varare in dieci giorni dieci decreti che si occupino delle emergenze non più procrastinabili, dalle regole per gli atti aziendali che Asl ed ospedali devono emanare, alle norme per una seria stabilizzazione che ponga fine allo scandalo ultradecennale del precariato sulle cui spalle il sistema si appoggia per sopravvivere.
Ma tutto questo sarà ancora insufficiente se, alla scelta del governo nazionale di agire nominando il Commissario, non si assocerà un'incisiva azione di controllo sui manager da parte della Regione Campania, che trasformi in fatti le buone intenzioni sin qui espresse da De Luca. Se questa richiesta del Commissario significa dare una scossa al sistema stringendo la politica alle proprie responsabilità, la Cisl Medici la fa propria. Ma assieme a tutto il resto di cui ha bisogno la sanità regionale”.
Quel che è certo è che la parola d’ordine di De Luca, (dopo i tagli i servizi) scelta per aprire di fatto quelli che ha annunciato saranno entro dicembre gli Stati generali della sanità aperti ad operatori, sindacati e addetti ai lavori, non trova impreparati quelli che saranno i suoi principali interlocutori si misureranno sui problemi concreti.
 
Il documento congiunto di Cgil, Cisl e Uil
Proprio la Cgil medici, la Cisl di categoria e la Uil funzione pubblica in un documento congiunto (ALLEGATO) firmato da Giosué di Maro per la Cgil, Attilio Maurano per la Cisl medici regionale e Raffaele Tortoriello per la Uil-Fp, sintetizzano i principali nodi da sciogliere della sanità regionale e le attese degli operatori medici di fronte alla svolta annunciata dal governatore De Luca. La richiesta è di confrontarsi nel merito iniziando da quattro questioni che ritengono propedeutiche al rilancio del Sistema Salute regionale: dotazioni organiche, stabilizzazione precariato e sblocco del turn over, condizioni di lavoro e applicazione delle direttive comunitarie, riorganizzazione del sistema integrato di emergenza sanitaria (118) e liste di attesa e prevenzione oncologica.
Da qui, e dalla nomina del commissario governativo, proseguendo sul versante dell’assistenza sanitaria in accreditamento, inizia dunque il nuovo corso per disegnare il modello di Salute campano targato De Luca.
 
La sanità accreditata
Intanto porte aperte, della Cgil funzione pubblica, alla rinnovata volontà del governatore De Luca di procedere con urgenza alla riorganizzazione del Sistema Sanità in Regione Campania. “Ma a patto che non si dimentichino tutte le questioni ancora aperte, sospese da anni, e forse volutamente, dal punto di vista politico, irrisolte”. A cosa fanno riferimento il segretario generale Cgil Fp Campania Alfredo Garzi e Luigi Savio per la segreteria regionale del sindacato? “Alla Sanità accreditata che rappresenta – argomenta una nota diramata oggi dal la confederazione italiana lavoratori - il 60 per cento del bilancio sanitario regionale. In questo ambito punte del 99 per cento si sfiorano nel settore riabilitazione ed in quello della diagnostica”.
 
Mancano regole certe
“Il 90% delle strutture è accreditato definitivamente col Ssr, ma le Regole sono spesso aleatorie e non cogenti – continua la Cgil - i lavoratori della riabilitazione sono da anni sottoposti ad un taglio al ribasso di diritti e salario a causa di norme che parificano i rimborsi tariffari per qualunque contratto si applichi. I datori di lavoro stanno rincorrendo il contratto peggiore per gareggiare al ribasso sul costo del lavoro e fronteggiare la corsa ai tetti di spesa.
A farne le spese sono stati, in questi anni, lavoratori e cittadini costretti a pagare le prestazioni per buona parte dell’anno. E’ venuto il momento di dire basta, di affrontare questa delicatissima vicenda dando la parola a chi regge davvero il sistema sanitario campano. Abbiamo più volte posto al centro questa questione senza tuttavia ottenere un’interlocuzione vera. Decine sono i centri nei quali l’orario di lavoro è passato a 38 se non a 40 ore con stipendi ridotti anche del 30 per cento”.
E sul merito, proprio nei giorni scorsi, c’è stato un primo sciopero del Centro di riabilitazione Servizi sanitari a Napoli fa con una mobilitazione permanente del personale. Contratto cambiato unilateralmente dai titolari del centro, premi di produzione al palo così come le indennità revocate e la prossima chiusura del reparto di semiconvitto oltre a liste di attesa che si allungano i motivi della drastica decisione assunta dai camici bianchi in forze al Centro servizi sanitari.  
 
De Luca tratta, le Asl applicano le vecchie regole
Dito puntato delle associazioni di categoria anche sulle decisioni regionali in tema di tariffe di rimborso delle attività di riabilitazione. “Mentre il governatore De Luca promette di avviare un tavolo per ratificare la transazione raggiunta alla fine dello scorso maggio -. Spiega Pierpaolo Polizzi, presidente dell’Aspat,  dagli uffici di Palazzo Santa Lucia si procede in direzione diametralmente opposta con la sollecitazione delle Asl ad applicare i più recenti e penalizzanti decreti commissariali di riordino tariffario in una filiera di contrazione che si riverbera immediatamente sui lavoratori”. 
 
Sull’altro fronte la Cgil denuncia la disdetta, da parte di molti titolari di strutture di riabilitazione, del contratto Aiop e l’applicazione unilaterale del contratto Aris-Rsa da parte del datore di lavoro che si traduce in un aumento dell’orario di lavoro a fronte di un salario più basso. La coperta è corta e scontante tutti. Il nodo dei tetti di spesa e dell’esaurimento delle risorse per le attività in convenzione da parte delle strutture accreditate, resta uno scoglio per operatori, cittadini e pazienti. Senza contare che il contratto è bloccato da sette anni. La Cgil chiede quindi un immediato tavolo di confronto con la Regione propedeutico alla verifica puntuale di tutti gli accreditamenti a partire dal rispetto delle Regole.
“Le chiediamo di verificare in tavolo triangolare quali siano gli effettivi bisogni dei cittadini campani prima di sbloccare i tetti di spesa tout-court ; il rischio è infatti quello di consentire ulteriori gare al ribasso sulla pelle dei lavoratori”. Analisi del fabbisogno e rimodulazione dell’offerta dunque, come nei basilari assunti di management sanitario, per raggiungere la razionalizzazione dei servizi, il risparmio della spesa e la qualità dell’offerta assistenziale.
 
Ettore Mautone

09 novembre 2015
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