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Sciopero 16 dicembre. I medici campani partecipano compatti. No allo smantellamento del pubblico

Una protesta “proclamata da e per i cittadini, contro una volontà, nemmeno più tanto strisciante, di privatizzazione del Servizio sanitario nazionale e contro l’intenzione del governo Renzi di smantellare la rete di cure”. La conferenza stampa a Napoli

14 DIC - Sciopero dei medici del 16 dicembre: parteciperanno compatti e motivati gli oltre 50 mila camici bianchi campani allo sciopero nazionale di categoria in programma mercoledì prossimo. A ribadirlo è tutto lo schieramento dell’intersindacale medica in una conferenza stampa convocata dall’Anaao in prima fila con il segretario regionale Bruno Zuccarelli a elencare le ragioni di una protesta “proclamata da e per i cittadini, contro una volontà, nemmeno più tanto strisciante, di privatizzazione del Servizio sanitario nazionale e contro l’intenzione del governo Renzi di smantellare la rete di cure. Una deriva di cui pagano le spese e le conseguenze soprattutto i cittadini residenti nelle regioni in Piano di rientro”.

Parla di “disagio acuto”, a causa di Livelli essenziali di assistenza relegati agli ultimi posti nel Paese Attilio Maurano, segretario regionale della Cisl medici. “In una regione che punta al turismo, l’assistenza agli anziani, ai disabili, ai deboli tra i deboli, non risponde più agli standard previsti dalle linee guida nazionali e al dettato costituzionale. La verità – avverte Maurano – è che i Piani di rientro hanno ucciso la Sanità pubblica e il colpo di grazia sono le nuove regole sui turni di lavoro light. Ormai in molti ambulatori e in tanti reparti ospedalieri ci sono in servizio per turno uno, massimo due medici. Si tratta di una lenta agonia a cui i nostri politici assistono quasi inermi di fronte allo strapotere del livello nazionale senza che i cittadini avvertano realmente quello che sta succedendo”.


Stop alle assunzioni
L’ennesima mazzata, che piomba sulla conferenza stampa, è la notizia della evaporazione dell’emendamento per 3 mila nuove assunzioni previste nella legge di Stabilità da agganciare alle economie che sarebbero scaturite dalla legge sulla responsabilità professionale.
“Non c’è certezza di copertura economica – avverte Zuccarelli - e dunque si torna, se va bene, alle misere percentuali di sblocco garantite dal pareggio di bilancio in Campania (15 per cento su 2011 e 2012 e 30 per cento sul 2013 e 2014)”. Proprio Zuccarelli punta il dito sulla scelta, censurabile, di uno staff commissariale estraneo alla Campania: “Scelte che mortificano la Campania, che bollano come insufficiente e da buttare alle ortiche quello che negli ultimi cinque anni è stato fatto dalla precedente giunta regionale, che pure ha rimesso in ordine i conti. La mancata conferma dell’unico sub commissario rimasto in carica fino all’ultimo (Ettore Cinque ndr) che per unanime riconoscimento ha ben operato e che per sei mesi si è sobbarcato la funzione di supplenza rispetto ad una politica nazionale completamente assente sul governo della salute in Campania, la dicono lunga sull’attenzione che questo governo riserva a regioni che sono in grandissime difficoltà sul fronte sanitario per il piano di rientro, soprattutto perché, dopo la stagione dei tagli, non si riesce ad ingranare la stagione degli investimenti in risorse umane oltre che strumentali. I nuovi commissari che provengono dalla Toscana e dall’Abruzzo impiegheranno almeno sei mesi per definire i contorni del servizio sanitario regionale, comprenderne le dinamiche e sviscerarne le urgenze. E così sarà passato un anno di una paralisi esiziale che avremmo dovuto e potuto evitare”.

La gobba pensionistica
Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio De Falco, segretario regionale della Cimo che ricorda come “la gobba pensionistica che si intravede all’orizzonte manderà a casa dai 15 mila ai 20 mila medici nei prossimi anni che saranno rimpiazzati solo in minima percentuale dopo anni di lacrime e sangue che hanno già eliminato 15 addetti tra medici, sanitari e sociosanitari del servizio regionale”. Una situazione non più sostenibile: “A maggior ragione alla luce della norma cassata nella legge di Stabilità che avrebbe dovuto garantire un po’ di ossigeno alle assunzioni. “L’obiettivo è smantellare il servizio sanitario nazionale pubblico, ormai è chiaro – aggiunge De Falco - quello che per i colleghi è un grido di allarme è in realtà già un grido di dolore. L’amara considerazione è che la Campania è rientrata dal debito sanitario a danno della esigibilità del diritto alla tutela della salute. Lo sblocco del turn-over? Una goccia nel mare e del tutto inadeguato al fabbisogno. Ormai i messaggi che provengono dai livelli centrali di governo sono il rompete le righe , arrangiatevi. Il problema è che in assenza di interventi strutturali in grado di salvare il Servizio sanitario nazionale secondo l’impianto previsto dalla Costituzione, si raggiungerà presto un livello di non ritorno almeno al Sud”.

Gli odontoriatri
Sulle barricate anche gli odontoiatri con il presidente regionale dell’Andi, Carmine Anzisi, che rimarca le difficoltà per i cittadini, soprattutto in tempi di vacche magre, di accedere a cure odontoiatriche gratuite. “L’Odontoiatria è sempre stata una branca un po’ trascurata dell’assistenza sanitaria pubblica – sottolinea – e anche sul versante professionale molti giovani di fronte alle difficoltà di aprire uno studio privato alimentano le file della disoccupazione. Bisognerebbe investire anche per l’odontoiatria pubblica che, attualmente, è la cenerentola della sanità italiana”.

Pronta a salire sulle barricate anche la Fimmg: Federico Iannicelli, segretario regionale di categoria, ricorda come “le carenze della medicina del territorio, di cui tanto si parla ma su cui poco o nulla si investe, riguardano molto i pazienti che ricevono sempre meno cure mediche di prossimità. E anche sul livello professionale e lavorativo – aggiunge Iannicelli – da tre anni aspettiamo invano la ristrutturazione delle quote territoriali che sono a costo zero con un dinamismo delle Regioni che vede completamente assenti gli attori locali in Piano di rientro. Si parla tanto di cure di secondo livello per la medicina primaria – conclude Iannicelli – ma quando sarà attuata la riforma? Ora in Campania abbiamo un interlocutore toscano, un commissario direttore generale della Asl di Lucca. Speriamo che il modello toscano sia realmente quello perseguibile anche in Campania. Speriamo davvero che potremo intraprendere un nuovo corso”.

La medicina del territorio
Investimenti sulla medicina del territorio che mancano dunque, anche secondo Luigi Sodano, vicepresidente regionale del Sumai. Ma non sono soltanto le rivendicazioni contrattuali ad animare lo sciopero del 16 dicembre.
Antonio Pacelli dello Smi punta il dito sulla dignità delle professione, “ogni giorno mortificata”, e contro la privatizzazione in fieri come “scelta politica ormai chiara con il grande ingresso, nel sistema, delle assicurazioni di cui si sente parlare sempre con maggiore insistenza ai tavoli romani”. “E’ un momento difficile per la nostra professione – avverte – come mai in passato dalla nascita del Ssn i medici sono messi in condizione di non poter lavorare. Basta pensare al blocco dei contratti della medicina convenzionata da 15 anni laddove la posta in gioco è l’universalismo della medicina convenzionata e dell’assistenza sanitaria in generale”.

Sciopero: assistenza assicurata
E qui è sempre il padrone di casa Zuccarelli a fugare ogni timore che lo sciopero possa inficiare l’assistenza e dunque rivoltarsi contro i cittadini. “Esistono studi accreditati e pubblicati a livello internazionale che dimostrano come i medici che incrociano le braccia non determinano l’interruzione del servizio. Noi scioperiamo come cittadini e al fianco dei cittadini, non solo come medici. Non ci schieriamo contro ma per la tutela dei cittadini”.
“Dal 2007 al 2015 – ribadiscono Antonio Tortoriello della Uil medici e Giosué di Maro della Cgil medici – sono andati a casa 15mila operatori della sanità campana. Per far funzionare il servizio in maniera decente bisognerebbe ripristinarne almeno il 70 per cento ridistribuendo con un’attenta regia, le energie e professionalità in campo. In realtà gli ospedali soffrono, i pronto soccorso scoppiano di pazienti e i livelli distrettuali sono letteralmente svuotati. Con la tegola dei nuovi orari di lavoro la situazione è poi diventata drammatica. Anche l’ultimo rapporto dell’Università Tor Vergata sull’universalismo diseguale conferma come i Lea al Sud e nelle regioni in Piano di rientro siano sostanzialmente negati”.

Commissari stranieri, sconfitta di De Luca
A prendere la parola sono quindi nell’ordine Domenico Cattaneo, vicesegretario regionale dell’Anpo - che ricorda ancora una volta i tanti, troppi, facenti funzione a guidare reparti e dipartimenti ospedalieri – e Vincenzo Bottino, segretario regionale della Fesmed, che ritorna sul tema commissari e sub commissari leggendo nella residenza, non campana, di Polimeni e d’Amario “una sconfitta del governatore Vincenzo De Luca e un segno preoccupante dello scollamento politico del livello di governo nazionale rispetto a quello locale”. E anche sulla medicina difensiva “è sempre più difficile trovare un’assicurazione e in sala operatoria i colleghi chirurghi ormai entrano con il timore e la paura che qualcosa vada storto. C’è addirittura chi preferisce evitare di operare e rimandare interventi e operazioni, pur di non cadere nella trappola del rischio clinico e nel tritacarne del contenzioso giudiziario”. Commissari stranieri? “Vallo a costruire ex novo il rapporto con gli interlocutori che decideranno delle nostre sorti chiosa Zuccarelli”.
E’ poi Peppe Galano dell’Aaroi che ricorda come il 118 in Campania con l’entrata in vigore il 25 novembre dei nuovi turni, sia già stato ridimensionato in uomini e ambulanze circolanti. “Ce ne vuole una medicalizzata ogni 60 mila abitanti dice la legge – ricorda – ma in Campania sono molte di meno e l’attesa per un mezzo è raddoppiato, da 20 a 40 minuti, senza contare il traffico urbano. In queste condizioni non c’è da meravigliarsi dell’escalation di violenza che si registra al pronto soccorso”.

E’ quindi la volta di Michele D’Orazi, della Fassid, che chiede al governo nazionale di dettare regole chiare ed omogenee anche sul ruolo delle aziende ospedaliere universitarie “che devono avere il pronto soccorso e partecipare alla rete dell’Emergenza”. Spetta poi al governo locale “garantire l’utilizzo dei medici - docenti e ricercatori – nei servizi del Piano sanitario regionale colmando almeno in parte le carenze assistenziali”. In conclusione Gennaro Caiffa (segretario provinciale dello Snami, vicesegretario organizzativo nazionale) che ricorda come ormai “vaste schiere di popolazione rinunciano alle cure per mancanza di risorse in particolare in Campania dove, per cinque o sei mesi all’anno, non sono garantite le prestazioni in convenzione.

Pasquale Selcia (Fespa), sottolinea l’inderogabile necessità che il Servizio sanitario nazionale renda uniformi i Lea e investa sulla prevenzione come fonte di risparmio “come avviene in molte regioni dell’Europa laddove l’Italia è all’ultimo posto dei paesi Ocse per campagne vaccinali e ricorso a politiche di profilassi primaria e secondaria”. Infine Bruno Zuccarelli, segretario regionale dell’Anaao Assomed. “La sanità campana sta morendo. Mancano gli uomini, le tecnologie e le risorse per garantire l'assistenza. Non possiamo più girarci attorno, i cittadini campani le cure se le devono pagare di tasca propria. Le alternative sono due: essere inseriti in liste d’attesa che durano mesi, o andare al Nord. Ormai – ha concluso - siamo veramente alle battute finali”.
 
Ettore Mautone
 

14 dicembre 2015
© Riproduzione riservata


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