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Campania. Emergenze pediatriche, numeri da record al Santobono. Ma manca un efficace filtro territoriale

Mediamente nel corso del 2015 sono entrati al Pronto Soccorso 292 pazienti ogni giorno, per una media oraria di 12 pazienti e picchi di attività che hanno toccato i 20 pazienti/ora. Riflettori puntati sull’elevato tasso di inappropriatezza degli accessi e sulla mancanza di un efficace filtro territoriale.

07 GEN - Il polo pediatrico campano, scoppia di pazienti che accedono in maniera impropria al pronto soccorso dell’ospedale, ingolfando le corsie e dirottando una parte consistente delle energie finanziarie e professionali dell’azienda sanitaria monospecialistica sulle attività di emergenza a danno delle attività di elezione e di alta specializzazione. I dati diffusi dall’ospedale letti in controluce danno una visione chiara dei nodi da sciogliere su tutto il fronte dell’assistenza pediatrica in emergenza e in elezione in Campania. Mediamente nel corso del 2015 sono entrati al Pronto Soccorso 292 pazienti ogni giorno, per una media oraria di 12 pazienti e picchi di attività che hanno toccato i 20 pazienti/ora. Gli schemi con gli esiti e con la classificazione per gravità dei casi accendono i riflettori sull’elevato tasso di inappropriatezza degli accessi e sulla mancanza di un efficace filtro territoriale.

I numeri
Su tutti gli accessi al pronto soccorso del Santobono l’1% giunge dal 118, lo 0,4% dai Medici di medicina generale e Pediatri di base, l’1,9% trasferito dagli altri Istituti e oltre il 90% per decisione propria delle famiglie. Un’ansia, quella dei genitori, quasi sempre fuori bersaglio se è vero che su 100 bambini che giungono all’emergenza, se ne ricoverano solo il 6,4%. Una percentuale dimezzata negli ultimi anni rispetto al dato del 15% del 2006.

 “Al Santobono afferiscono pazienti da ogni parte della Regione” – avverte il direttore generale Anna Maria Minicucci - la grande richiesta dei servizi in emergenza del Santobono evidenzia quanta fiducia sia riposta in quest’Ospedale e quanto sia centrale nella rete di emergenza pediatrica regionale. Tuttavia, se vogliamo che il Santobono – insieme al Pausilipon e all’Annunziata – punti sulle proprie eccellenze, contribuendo a ridurre ulteriormente la migrazione dei pazienti fuori regione, dobbiamo ridurre il carico di lavoro improprio dell’ospedale. I casi più semplici devono essere trattati dal territorio e dagli ospedali campani che fanno parte della Rete Regionale dell’Emergenza e solo in casi di alta specializzazione devono essere veicolati al Santobono. Questo, d’altra parte, è ciò che accade in tutte le altre regioni italiane”.

La pediatria di famiglia
Di certo al Santobono in pochi anni sono aumentati vertiginosamente i livelli di accesso all’emergenza dell’ospedale con punte del 30 per cento. Manca il filtro delle strutture pediatriche territoriali e della pediatria di famiglia. “Il primo anello della filiera dell’assistenza è la pediatria di famiglia – spiega Fulvio Turrà, presidente regionale della Società italiana di pediatria – che svolge appieno la propria parte tant’è che i picchi di afflusso negli ospedali, in particolare al Santobono, si verificano soprattutto negli orari di chiusura dei nostri studi, quando l’unico presidio territoriale è rappresentato dalla guardie mediche. Negli anni scorsi una parte del lavoro, in particolare la gestione dei codici bianchi al pronto soccorso dell’ospedale Annunziata (presidio del centro storico un tempo gestito dalla Asl Napoli 1 ndr), veniva assorbito da un gruppo di medici di continuità assistenziale, una sperimentazione che aveva funzionato discretamente tanto da fa pensare a un’estensione anche ad altre aziende sanitarie. Ma poi questo presidio è stato progressivamente accantonato con il passaggio dell’Annunziata all’azienda Sanbtobono Pausilipon in quanto i contratti convenzionali delle guardie mediche erano tipicamente territoriali e le difficoltà burocratiche insormontabili".

Lo scoglio degli accessi impropri al Pronto soccorso del Santobono, osserva ancora Turrà, "potrà essere sormontato solo con la compiuta realizzazione della rete pediatrica regionale e la rete dell’emergenza per i piccoli pazienti da affiancare alla realizzazione delle Aft (Aggrefgazioni funzionali territoriali), capaci di funzionare con turni attivi nell’arco delle 24 ore e con la presenza di medici di famiglia, pediatri di base, infermieri, specialisti ambulatoriali e con una minima dotazione tecnologica capace di intercettare i fabbisogni di salute di un’utenza variegata che oggi, soprattutto negli orari notturni e nei festivi si rivolge direttamente al pronto soccorso al primo allarme sia per l’utenza adulta e soprattutto per quella infantile dove l’ansia e le preoccupazioni dei genitori non trovano risposta nei servizi territoriali”.

L’ospedale italiano con il maggior numero di accessi al Pronto soccorso
Quel che è certo è che i volumi di lavoro qualificano il Santobono come l’ospedale pediatrico italiano con il maggior numero di casi trattati in emergenza. Nel 2014, infatti, i monitoraggi dell’Agenzia nazionale per la Sanità verificavano che a fronte dei 107.000 accessi in Pronto Soccorso del Santobono, il Bambin Gesù di Roma ne registrava 77.000, il Meyer di Firenze 43.000, il Gaslini di Genova 36.000. “La qualità dell’assistenza assicurata dal Santobono è tuttavia fuori discussione – conclude Minicucci - confermata anche dall’esito positivo dell’inchiesta che la Magistratura ha portato avanti circa il caso della piccola Rosa, la bambina di pochi mesi che lo scorso febbraio morì il giorno dopo essere stata dimessa dall’ospedale. I magistrati, a seguito dell’indagine, hanno deciso per l’archiviazione accertando, anche in quel caso, l’assenza di una colpa professionale. In ogni caso preoccupano i livelli d’inappropriatezza degli accessi al pronto soccorso che condizionano, e non poco, l’attività dei medici rendendo complicata e difficoltosa la gestione delle reali urgenze”.

“Soprattutto nella stagione invernale – spiega il primario del pronto soccorso, Antonio Correra - con i picchi influenzali e l’aumento di forme virali, assistiamo ad una lievitazione degli accessi per diarree, vomito e altre manifestazioni da malanni stagionali che nei casi non complicati andrebbero gestiti sul territorio agendo principalmente sulla leva della programmazione e della organizzazione dei presidi delle Asl. Lo scorso anno – conclude Correra – a complicare le cose c’è stata una vera e propria epidemia di gastroenteriti da rotavirus. Una patologia gastroenterica che colpisce essenzialmente i bambini e che ha messo in ginocchio il nostro pronto soccorso. Non tutti sanno che tale patologia è prevenibile. Ed in molte regioni, già da molti anni i bambini vengono sottoposti a vaccinazione. Il rotavirus è di solito più diffuso in periodo autunnale ed invernale. Nella nostra regione, probabilmente per particolari situazioni ambientali è diventato particolarmente aggressivo in periodo pre-estivo. Ora con le nuove regole sui turni e orari di lavoro avremmo serie difficoltà a fronteggiare nuovi iperafflussi di quel tipo”.

La rete pediatrica dell’emergenza
Un altro nodo è l’organizzazione delle rete pediatrica dell’emergenza. L’unica osservazione breve ospedaliera è al Santobono come anche la rianimazione e le varie semintensive. “L’assistenza negli ospedali periferici oggi viene erogata ancora nei pronto soccorso per adulti – sottolinea Flavio Quarantiello, presidente regionale della Simeup (Società italiana medicina di urgenza pediatrica – occorre mettere mano alla rete perché se non siamo messi nella condizione strutturale e organizzativa di lavorare bene e in maniera omogenea, riguardo alla dotazione di uomini e mezzi anche le professionalità che esistono non possono intervenire in maniera organica e omogenea su tutto il territorio regionale per cui il 90 per cento dei casi approdano al Santobono in particolare da Napoli e provincia laddove province come Avellino e Benevento si sono organizzate meglio”.

L’ultimo caso emblematico è avvenuto alla vigilia di Natale quando un bambino di 12 anni, vittima di un incidente di caccia a Sapri, con un pallino di fucile nel polmone, è prima giunto a Salerno per poi essere trasferito al Santobono in prognosi riservata sebbene in condizioni tali da chiedersi perché non fosse stato trattato in una delle tante strutture presenti nell’arco dei 200 chilometri percorsi prima del ricovero.
 
Ettore Mautone
   

07 gennaio 2016
© Riproduzione riservata


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