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Campania. Riordino laboratori analisi: Filcams Cgil e Federbiologi contestano decreto Commissario Polimeni. De Luca chiede proroga

L'Aspat ha replicato che il modello è previsto da una legge nazionale E intanto è partita una verifica con il ministero sulla possibilità di avere maggiore flessibilità rispetto alle richieste di un settore della sanità che, nella regione, conta 680 centri e impiega oltre tremila unità. 

06 APR - Riordino dei laboratori di analisi: il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha incontrato questa mattina i rappresentanti di categoria dei laboratori d’analisi - Filcams-Cgil e Federbiologi – affrontando le problematiche relative all’applicazione del decreto n.17 del commissario alla Sanità che prevede l’applicazione della legge sull’”aggregazione” dei centri d’analisi, con l’obiettivo di evitare ripercussioni sia sui livelli occupazionali sia sulla qualità dell’assistenza, il Presidente De Luca si è attivato affinché la struttura commissariale possa predisporre una proroga per l’applicazione del decreto, aprendo un tavolo di confronto per affrontare le questioni poste dai rappresentanti dei laboratori. Nel contempo parte una verifica con il ministero sulla possibilità di avere maggiore flessibilità rispetto alle richieste di un settore della sanità che in Campania conta 680 centri e impiega oltre tremila unità.

“In Campania più di 3.000 posti di lavoro sono a rischio a causa dell’organizzazione prevista dalla Regione per i laboratori d’analisi – si legge in una nota di Federbiologi - una riorganizzazione che non porterà alcun beneficio economico al sistema Sanità, ma che per contro causerà un drammatico impoverimento del tessuto sociale ed economico regionale. Tutto questo senza considerare i disagi per i cittadini/pazienti che vedranno calare ancor più le capacità di risposta nei confronti delle loro istanze di salute”. A ribadire tali concetti in conferenza stampa sono stati stamani la presidente di Federbiologi Elisabetta Argenziano, l’architetto Silvana Papa, vicepresidente nazionale Confapi, l’avvocato Donato Cicenia, legale di Federbiologi e il notaio Paolo Criscuoli che ha stilato la rete contratto e Maria Vitolo di Filcams Cgil.


Sul nodo interviene anche il presidente della Commissione Sanità Raffaele Topo e la presidente del Consiglio Regionale della Campania Rosetta D’Amelio che hanno scritto una nota congiunta al commissario ad acta Joseph Polimeni per rivedere il decreto 59 “tenendo in considerazione il modello di accorpamento previsto dalla “rete-contratto”, già realizzato fra i laboratori campani, ma di cui il decreto non sembra tener conto - hanno spiegato Topo e D’Amelio -. Auspichiamo, infatti, che la trasformazione dei laboratori in punti prelievo avvenga in forma volontaria e graduale e non secondo le modalità previste dal provvedimento, consentendo così ai singoli laboratori di svolgere la fase analitica di base fino alla scadenza dei decreti di accreditamento”. “Va segnalato infine – concludono i consiglieri - che il Dca 17/2016 esclude, inopinabilmente, la fase analitica svolta in regine privatistico, nonostante le strutture posseggano i requisiti previsti per legge. Anche su questo punto è necessario rivedere il provvedimento”.

“Per i piccoli laboratori di analisi della Campania la riorganizzazione della rete dei centri di analisi accreditati è un bene”. In risposta a chi – come Federbiologi - contesta la riorganizzazione stabilita sin dal 2013, e ora giunta a un passo dalla realizzazione con il decreto 17 del nuovo commissario Polimeni, l’Aspat per voce del presidente Pierpaolo Polizzi ricorda che “il Piano risponde a norme nazionali e prevede che chi effettua meno di 70 mila prestazioni annue, considerate una soglia minima di efficienza per garantire economie di scala e dunque reggere ai tagli delle tariffe stabilite negli ultimi anni – si aggreghi cambiando pelle ruotando attorno alle attività di un unico laboratorio centralizzato su cui saranno concentrate le tecnologie necessarie a garantire la qualità e il numero delle analisi, dalle più semplici come la glicemia, l’azotemia, alle più complicate e costose come quelle di genetica e biologia molecolare”.

Un processo che già concluso sul versante pubblico dei laboratori di Asl e ospedali – ricorda Polizzi - allo stato attuale, stando a una nota inviata a fine anno dalla Regione a tutte le Asl, quello che manca sono i piani di attuazione della riforma in alcune Asl. In particolare a risultare inadempienti, sono Avellino, Salerno e Napoli 1, mentre Caserta, Napoli 3, Napoli 2 e Benevento hanno già trasmesso, nei tempi previsti, i propri progetti di riorganizzazione a Palazzo Santa Lucia. Questo l’ultimo ostacolo per i laboratori territoriali che avrebbero dovuto concludere le aggregazioni entro il 31 dicembre del 2015.

“La riorganizzazione della rete – aggiunge Polizzi – muove in base alle linee guida nazionali secondo il modello cosiddetto Hub&Spoke. Ovvero tutti i piccoli laboratori che non effettuano almeno 70 mila prestazioni annue devono aggregarsi con altri individuando un laboratorio centralizzato cui è deputata la fase analitica. I satelliti diventano centri prelievo ed effettuano la refertazione ovvero curano le fasi pre e post-analitica”. L’obiettivo è abbattere i costi di esercizio e di personale implementando nuove tecnologie ad elevata automazione per migliorare la qualità abbattere i costi. A regime, ossia entro il 2017, la soglia minima di efficienza sarà ulteriormente innalzata a 200 mila prestazioni annue (conteggiate tra quelle erogate in regime privato o per conto delle Asl). Attualmente, a fronte di circa 680 laboratori attivi in Campania circa 400 sono sotto la soglia delle 70 mila prestazioni e quelle che raggiungono il livello di 200 mila si contano sulle dita di una sola mano.

“Le aggregazioni - aggiunge Polizzi - sono l’unico strumento per affrontare i tagli delle tariffe del 20 % previsti della legge Balduzzi che aggiunti allo sconto del 18% già praticato in Campania rispetto al vecchio tariffario Bindi, portano all’abbattimento del 38% il budget per la laboratoristica in convenzione”. Qui nonostante l’ampia facoltà concessa dalla legge, la rete non è ancora definita. Federbiologi e FederAnisap propongono un modello chiamato “rete-contratto” che salvaguardi la autonomia di ogni singolo laboratorio consentendogli di conservare la propria individualità non solo giuridica ma anche organizzativa e di personale lasciando ad ogni struttura la facoltà di effettuare anche la fase analitica. Un modello insostenibile secondo le altre associazioni di categoria avversato soprattutto dalla Federlab e dalla stessa Aspat. Un nodo che spetta alla Regione e al commissario Polimeni dirimere definitivamente nel tavolo auspicato da De Luca.
 
Ettore Mautone
 


06 aprile 2016
© Riproduzione riservata


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