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Cure integrate e h12. Ecco il nuovo volto del Pediatra di famiglia nel Ssn che cambia. Concluso a Napoli il 42° congresso della Fimp

Nella tavola rotonda, snodo centrale della tre giorni di lavori, Gianpietro Chiamenti presidente nazionale della Fimp, ha acceso i riflettori sull’Acn e sul tema della prevenzione. A porgere i saluti anche il sindaco di Napoli che ha ricordato le azioni della sua giunta in difesa dei Lea nel centro storico di Napoli

09 APR - Il modello dell’assistenza pediatrica in Italia nel contesto di un Servizio sanitario nazionale che cambia pelle sotto la spinta dei nuovi bisogni di salute del bambino e dell’adolescente, conferma il ruolo di protagonista della macchina assistenziale al pediatra di Famiglia. Questo il tema centrale del 42° Congresso sindacale della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) che si conclude oggi a Napoli.
 
Nella tavola rotonda - snodo centrale della tre giorni di lavori - Gianpietro Chiamenti presidente nazionale della Fimp, ha acceso i riflettori sull’Acn e sul tema della prevenzione.
Sul palco Massimo Garavaglia, presidente del Comitato di settore Sanità, Vincenzo Pomo coordinatore Sisac, Ranieri Guerra, direttore Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, Giacomo Milillo segretario nazionale della Fimmg, Roberto Lala Segretario nazionale del Sumai, Giovanni Corsello, presidente nazionale Fimp, insieme a Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale diritti del malato Cittadinanza attiva (Tdm), Antonio Affinita direttore generale Moige e Paolo Biasci Vicepresidente nazionale della Fimp. Alla tavola rotonda è intervenuto anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che si è soffermato sulle iniziative a difesa dei livelli di assistenza nel centro storico di Napoli ricordando un grave fatto di cronaca in cui è rimasto ucciso un ragazzo, spacciatore di droga, colpito dai carabinieri dopo aver sfondato un posto di blocco. “Quel ragazzo – ricorda il primo cittadino di Napoli – era stato in cura in un presidio di neuropsichiatria infantile di Napoli soppresso delle politiche di risparmio legate al Piano di rientro”.  

 
L’atto di indirizzo per il nuovo Acn
Sullo sfondo dell’appuntamento che ha visto riuniti i delegati provenienti da tutta Italia il via libera al nuovo atto di indirizzo dell’accordo collettivo nazionale per il rinnovo della convenzione.
 
Massimo Garavaglia, Presidente dal Comitato di Settore Regioni-Sanità, ha annunciato per il 13 aprile il via libera dal Comitato di settore all’Atto d’indirizzo, dopo l’ok della Commissione Salute della settimana scorsa. Questo passaggio consentirà la ripresa delle trattative con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Un Acn che vede la specialistica fare da apripista con l’accordo già siglato. Modelli, quelli sotto la lente, che non possono considerarsi identici per la Medicina generale e la Pediatria. La linea di discrimine sono i bisogni di salute del bambino. “L’atto di indirizzo sarà ampliato – aggiunge Chiamenti – e dalle Regioni arriva il disco verde a una certa flessibilità nell’interpretazione di alcuni principi”. Fondamentale il riconoscimento delle forme associative già messe in campo e le reti del territorio, il network tra i pediatri e la continuità dell’assistenza nelle ore diurne. “Per modificare il modo di lavorare servono risorse, uniformità tra pediatri.  Siamo ottimisti sul fatto che, rispetto al passato, partiamo da un punto partenza che ci consente di anticipare alcuni bisogni e di valorizzare la rete sul territorio, creare network di confronto tra colleghi. Non si può modificare la modalità del lavoro – conclude Chiamenti - senza creare presupposti compatibili con le risorse”. Tra i punti qualificanti dell’Acn proprio la continuità delle cure nelle 12 ore diurne e la rete per portare una diagnosi di primo livello con un set diagnostico negli studi medici. Sul fronte della continuità assistenziale invece non cambia nulla. Di notte e il sabato e la domenica resteranno le guardie dei medici di continuità assistenziale. Innovazioni su questo fronte, è il senso delle risposte dei pediatri, non vanno imposte ma concordate con un’organizzazione complessiva e riconosciuta”. I modelli sperimentali incuriosiscono ma non appassionano. Infine le visite domiciliari: come istituto non è in discussione. Ma non per una questione di urgenza o di prestazione visto che il tempo di esecuzione di una visita è senza dubbio più rapido con il trasporto del bambino allo studio del medico.
 
Il decreto appropriatezza
L’azione della Fimp in questi mesi si è svolta su più livelli. “Anche grazie a noi - ricorda Chiamenti - sono state riconosciute le motivazioni alla base della protesta dei medici e lo sciopero programmato per il 17 e 18 marzo scorso è stato rinviato poiché il Governo ha espressamente preso l’impegno ad inserire la ‘Vertenza Salute’ nell’agenda politica dei prossimi mesi. Il Ssn pubblico che vogliamo, oggi più che mai, deve essere sostenuto affinché possa continuare a garantire uniforme assistenza ai cittadini”.
 
Fimp è intervenuta con proposte chiare sul “Decreto appropriatezza”. “Abbiamo espresso la nostra soddisfazione per la nuova circolare del ministro della Salute - sottolinea il presidente della Fimp -. Il documento, condiviso con la FnomCeO, va nella giusta direzione”. E qui Tonino Aceti del Tdm sottolinea come si tratti solo di un primo passo per rivedere un concetto di appropriatezza costruito più come un abito per una sanità a corto di idee e di risorse che un modo per rendere seriamente appropriate le prestazioni e stanare le sacche di spreco che esistono ma sono altrove nel Ssn”.  Per quanto concerne i contenuti il contributo della Fimp è stato specifico della parte allergologica ripreso dalla circolare in cui, oltre a superare il limite di dover indirizzare all'allergologo tutti i casi di sospetta patologia allergica, riconosce al Pediatra di Famiglia la possibilità di definizione diagnostica di primo livello nel proprio studio con evidenti ricadute positive per i bambini e le loro famiglie.
 
Analogamente, Fimp sta operando sui contenuti del disegno di legge delega derivante dall’articolo 22 del Patto per la Salute, prendendo in esame per la Pediatria del Territorio il fabbisogno di pediatri, la formazione nelle attività peculiari delle cure primarie e l’accesso nello studio del pediatra che svolge l’attività tutoriale.
 
Ettore Mautone

09 aprile 2016
© Riproduzione riservata


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