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Nasce la Società campana di immunoterapia oncologica. Obiettivo: cronicizzare il cancro 

La missione della Scito è incoraggiare l’educazione, la formazione e la ricerca sull’immunoterapia oncologica rivolgendosi a esperti colleghi di differenti discipline in quanto solo con la multidisciplinarità e la trasversalità si possono unire le forze e dare nuovi approcci e nuove opportunità di cura ai pazienti oncologici. Presidente della neonata società è Paolo Ascierto, oncologo del Pascale.

09 GIU - Lotta al cancro e nuove frontiere delle terapie immunologiche: in Campania scendono in campo le migliori professionalità specialistiche. Un team che unisce le forze e dà vita alla Scito,  la Società campana di immunoterapia oncologica. Presidente della neonata società è Paolo Ascierto, oncologo del Pascale, tra i maggiori esperti sul melanoma. Vicepresidente Vincenzo Montesarchio, direttore dell’oncologia medica del Monaldi, tesoriere Bruno Daniele oncologo dell’Azienda ospedaliera Rummo di Benevento.

“Il futuro dell’oncologia è l’immunoterapia - avverte Ascierto, che ha già ha trattato più di mille pazienti con immunoterapia e ogni anno arruola circa 250 nuovi pazienti – sono convinto che l’innovazione introdotta dall’immunoterapia rappresenti una possibilità di guarigione per molti pazienti”. In Campania esistono ottime professionalità in campo oncologico di livello europeo. Ad esempio il presidente dell’Esmo, la Società europea di oncologia, è un napoletano e qui ci sono alcuni redattori delle linee guida nazionali sulle patologie oncologiche. L’obiettivo della Scito è mettere insieme tali competenze per elevare gli standard di cura.  


“Per il melanoma – dice Ascierto - sappiamo che il 20% di loro può guarire. Oggi abbiamo anche altri farmaci, in particolare gli anti-PD1 e probabilmente, per il melanoma il famoso 20% di cronicizzazioni potrebbe arrivare addirittura a un 50%. In futuro le strategie di combinazione probabilmente daranno un beneficio a lungo termine ancora maggiore”. “È vero che questi farmaci sono costosi e pongono dei problemi di sostenibilità – conclude Montesarchio - ma grazie all’intervento dell’Aifa il prezzo in Italia è il più basso al mondo, per l’ipilimumab c’è un sistema di payment by resuts e per gli anti PD-1 c’è un prezzo a volume”.
 
“Oggi l’immuno-oncologia  - aggiunge ancora Montesarchio - rappresenta una vera e propria rivoluzione, un enorme passo in avanti nelle strategie terapeutiche a disposizione dell’oncologo; infatti i cosiddetti “checkpoints inhibitors” (anti CTLA4, anti PD-1, ecc..) demoliscono le cellule del tumore indirettamente grazie all’interazione con le cellule del sistema immunitario che, opportunamente stimolato si sblocca e, cambiando il suo stato, diventa capace di combattere la malattia neoplastica. Infatti, proprio le caratteristiche di adattabilità e di memoria del sistema immunitario consentono al paziente di ottenere una aspettativa di sopravvivenza a lungo termine (più di dieci anni); una speranza per tutti coloro che si trovano ad affrontare la terribile lotta alla malattia: i pazienti, i loro cari, i medici che ogni giorno dedicano la propria vita professionale a combatterla”.

“Quando si utilizza il termine di innovazione terapeutica – spiega Ascierto - la risposta sta in alcuni dati: per il melanoma ci sono i pazienti trattati con una molecola, “Ipilimumab”, in follow up da 10 anni e si sa che il 20% di loro può guarire. Lo scenario aperto dall’immunoterapia è poter ottenere un beneficio in termini di sopravvivenza, cronicizzare la malattia e, in alcuni casi, guarirla. Oltre all’ipilimumab, ci sono a disposizione anche altri farmaci, in particolare gli anti PD-1, quali il nivolumab ed il pembrolizumab; a breve arriverà anche la combinazione di due di queste molecole. Adesso si riscontrano i primi risultati a lungo termine con gli anti PD-1 anche in altre patologie tumorali: polmone, carcinoma renale, tumori testa-collo, ed in futuro le strategie terapeutiche di combinazione di questi farmaci probabilmente daranno un beneficio a lungo termine ancora maggiore, in quanto l’opportunità è fornita proprio dal fatto di avere una cura trasversale e trattare diverse tipologie di tumore con la medesima tipologia di farmaci: si può affermare che in questo campo la scienza e la ricerca daranno grandi speranze.

Di questo e delle nuove evidenze emerse al recentissimo Congresso americano di oncologia appena concluso, si è parlato al Congresso della Società campana di Immunoterapia oncologica, denominato “Focus on Cancer and Immuno-Oncology”  in corso a Napoli venerdì 9 giugno presso l’Hotel Royal Continental, rivolto a tutti coloro che si interessano di oncologia con particolare riferimento all’immunoterapia in ambito oncologico. Illustrato anche lo stato dell’arte circa gli studi clinici che il gruppo Scito sta conducendo, in alcune patologie rare e nel tumore del colon.
 
Oltre a Paolo Antonio Ascierto sono intervenuti Giacomo Cartenì, Fortunato Ciardiello, Bruno Daniele, Sabino De Placido, Antonella Di Sarno, Gaetano Facchini, Vincenzo Montesarchio, Alessandro Morabito, Sandro Pignata.

Ettore Mautone

09 giugno 2017
© Riproduzione riservata


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