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Campania. Intesa con i sindacati confederali. Via alla stabilizzazione di 1.200 lavoratori atipici in sanità

Stop ai precari storici, entro il 2018 in Campania saranno tutti stabilizzati: parola di Vincenzo De Luca. Il governatore della Campania fa scattare il disco verde a un’intesa con i sindacati confederali in cui apre all’applicazione della circolare Madia per il reclutamento nei ruoli del Servizio sanitario regionale del personale di Asl, ospedali, policlinici Irccs e istituto zoo profilattico, titolari di contratti flessibili e atipici.

14 FEB - Obiettivo comune mettere in campo azioni forti nel campo della sanità per il superamento del precariato esistente e per il potenziamento delle procedure di assunzione ai fini del miglioramento dei Lea. Alla firma dell’intesa hanno preso parte i segretari Dorina Bonavita (Cisl), Giuseppe Spadaro (Cgil), Giovanni Sgambati (Uil), di categoria Alfredo Garzi (Cgil-FP), Lorenzo Medici (Cisl-FP), Vincenzo Martone (Uil-FP). Si è anche avviato un percorso di valutazione del Piano ospedaliero (appena pubblicato sul bollettino regionale) del sistema dell’Emergenza e del riequilibrio tra sanità pubblica e privata accreditata. Saranno inoltre attivati tavoli tecnici sulle tematiche del personale insieme alla Direzione Sanità. Il presidente  Vincenzo De Luca ha incontrato a Palazzo Santa Lucia anche tutte le categorie autonome e confederali del comparto sanità.

Entro il 2018 dunque in Campania saranno stabilizzati tutti i camici bianchi, dirigenti e non (compresi gli amministrativi), ricorrendo non solo alla finanziaria del 2016 ma anche alla riforma Madia. Per la prima volta, nell’accordo, si fa infatti riferimento all’applicazione della riforma della pubblica amministrazione e alle due circolari esplicative emanate dal ministro della Funzione pubblica a fine 2017 e a gennaio di quest’anno. Recepite anche le  novità contenute nella Finanziaria che ha esteso l’ambito di applicazione al personale dirigente precedentemente escluso.  


In fila c’è un esercito di precari che conta circa 1.200 unità, anche se un censimento esatto è in possesso solo degli uffici regionali dopo un lungo lavoro di verifica, Asl per Asl, durato oltre un anno. Di questi  650 sono dirigenti, 350 medici, 300 dirigenti non medici. In base alle stime sarebbero circa 813 i titolari di contratti flessibili a cui si aggiungono altri 400 subordinati a tempo determinato. L’unica incertezza resta in capo al personale interinale su cui dovrebbe restare il freno tirato. Medici, veterinari, infermieri, fisioterapisti, biologi, farmacisti, psicologi, ingegneri, amministrativi, fisici, tecnici di laboratorio e tecnici radiologi le principali figure professionali da stabilizzare attualmente titolari di diverse tipologie contrattuali: a tempo determinato, Co.Co.Co., Co.Co.Pro. 15 Septies, liberi professionisti con Partita Iva.  Personale reclutato negli ultimi anni di vigenza del piano di rientro e fronte del blocco del turn-over da più di 10 anni per sopperire alla carenza di organico e nel contempo sostenere un servizio pubblico. Forme contrattuali a scadenza e a tipologia atipica finalizzata a considerevole risparmio economico ( in danno ad una generazione di medici)  per le aziende e la Regione.

I nodi sul tappeto. Attualmente, in Campania, i concorsi sono aperti a tutti senza stabilizzare prima il personale precario storico. Ciò causa un progressivo stillicidio di precari esperti e formati sul campo in aree critiche come il pronto soccorso, acquisiti da strutture tramite la migrazione da altre aziende regionali o da altre Regioni. In altri casi si è fatto ricorso alla riapertura di graduatorie concorsuali vecchie anche più di 10 anni attingendo a graduatorie di altre aziende anche se relative al personale precario ovvero ricorrendo alla  mobilità di personale da aziende regionali ed extraregionali pur avendo già in carico precari nella medesima specialità. Ora l’intesa firmata tra Regione e sindacati traccia un percorso condiviso.   

L’accordo con i sindacati. L’accordo siglato con i sindacati consta di 5 articoli: il primo fa riferimento alle norme agibili per procedere alla stabilizzazione del personale. In aggiunta alla riserva di posti nei concorsi (fino al 50%) prevista dalla Finanziaria del 2016 (finora unica strada considerata percorribile). Norma questa la cui efficacia è prorogata al 31 dicembre 2018 per indire le procedure concorsuali straordinarie, al 31 dicembre 2019 per la loro conclusione, e al 31 ottobre 2018 per la stipula di nuovi contratti di lavoro flessibile come prevede la stessa legge di stabilità per quanto riguarda il fabbisogno di personale e le sue modalità organizzative per garantire il rispetto delle disposizioni dell'Unione  europea sull’orario di lavoro “attraverso una più efficiente allocazione delle risorse umane disponibili”.

La circolare Madia. Ma nell’intesa si fa appunto riferimento alla riforma Madia e alle sue circolari applicative. Una norma a lungo invocata dai sindacati e dai movimenti dei precari storici. Quest’ultima prevede infatti concorsi esclusivamente dedicati ai precari da istruire subito, anche in assenza del Piano dei fabbisogni a sua colta ancorato al piano ospedaliero  solo ora ufficializzato. Quindi si potrà percorrere in discesa tutto l’iter superando gli ostacoli burocratici che hanno finora frenato il reclutamento dei precari. I requisiti per entrare stabilmente nei ruoli del Servizio sanitario? Aver svolto lavoro precario per almeno tre anni, anche non continuativi, nei 5 anni precedenti alla Finanziaria del 2016 oppure essere in servizio alla data di entrata in vigore della Madia (28 agosto 2017) dimostrando di aver maturato i tre anni di anzianità entro il 31 dicembre scorso. Per il personale tecnico-professionale e infermieristico, il requisito del periodo di tre anni di lavoro negli ultimi otto anni, può essere conseguito anche presso diverse amministrazioni del Servizio sanitario nazionale”.

Pubblico e privato. Via libera anche alla contrattazione integrativa in raccordo col piano ospedaliero e la riorganizzazione del 118, il riequilibrio tra personale della sanità pubblica e di quella privata, regole certe per gli accreditamenti, standardizzazione del numero di unità di personale rispetto ai posti letto. Previsto infine un tavolo regionale tra sindacati e associazioni di categoria della sanità privata per l’erogazione dell’una tantum 2006-2010 e interventi per la riorganizzazione del sistema sociosanitario integrato per potenziare la rete della sanità territoriale. Ma c’è di più, proprio in base alla norma Madia si aprono spiragli per allargare le maglie dell’ingresso di nuovo personale precario nelle file della pubblica amministrazione.

“Soddisfazione per l’agognato risultato raggiunto” viene espressa in una nota dal segretario generale della Cgil Campania, Giuseppe Spadaro, “Adesso - sottolinea Spadaro - i tavoli di lavoro che coinvolgeranno tutta l’organizzazione saranno risolutivi. Lì poniamo la speranza di contribuire a un reale cambiamento”.

“Finalmente una svolta per la Campania”. Lo afferma Lorenzo Medici coordinatore della Cisl Fp Campania. “Quello di stamattina è un accordo decisivo per superare lo storico precariato della sanità. Saranno utilizzati tutti gli strumenti normativi disponibili per migliorare la qualità dei servizi – precisa - adesso bisogna fare presto, in Campania rischiavamo di restare fanalino di coda dell’Italia dobbiamo crescere e dare risposte non solo alle professionalità sanitarie e degli enti locali ma anche ai cittadini”. “De Luca ha detto che vuole saldare lo storico debito con la sanità che ammonta a circa 800 milioni di euro – continua Medici – l’assunzione di nuove unità va oltre, salda il debito che la sanità regionale ha nei confronti dei cittadini, puntando al raggiungimento dei livelli assistenziali”.

Ettore Mautone

14 febbraio 2018
© Riproduzione riservata


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