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Moscati di Avellino, installati due pace maker senza fili. Al via anche il percorso per il trattamento del piede diabetico

Sfruttata la via di accesso in cateterismo cardiaco con impianto all’interno delle camere cardiache. Tecniche e dispositivi cardiologici d’avanguardia presso la Cardiologia dell’ospedale Moscati di Avellino dove sono stati impiantati i primi due pacemaker senza fili. Si tratta di una capsula delle dimensioni di circa due centimetri che viene rilasciata direttamente all’interno del cuore, senza collegamenti esterni

19 APR - Impiantati con successo, presso l’Unità operativa di Cardiologia-Utic dell’Azienda ospedaliera Moscati di Avellino i primi due pacemaker senza fili. Gli aritmologi Francesco Rotondi, Fiore Candelmo e Felice Nappi hanno applicato il dispositivo di ultima generazione in due pazienti che presentavano un quadro clinico tale da rendere impossibile l’accesso standard alle camere cardiache.
 
“La capsula - spiega Emilio Di Lorenzo, direttore dell’Unità operativa di Cardiologia, viene rilasciata all’interno del cuore attraverso una vena dell’inguine e si ancora saldamente alle pareti cardiache, dove svolge il suo ruolo di sentinella, rilasciando impulsi elettrici se vengono rilevati ritmi inadeguati”.
 
Un dispositivo sofisticato dunque ma mininvasivo nel suo posizionamento e con tutte le caratteristiche di quello tradizionale, ma che, a differenza dei pacemaker convenzionali, non richiede interventi chirurgici, risultando pertanto molto meno invasivo per i pazienti.
 
“Inoltre  - continua Di Lorenzo - non comportando l’installazione di una tasca sottocutanea e di elettrocateteri di collegamento, la capsula abbassa notevolmente il rischio di possibili infezioni”.  I due interventi sono perfettamente riusciti e si vanno a inserire  in un percorso ormai intrapreso da alcuni anni dell’Unità operativa di Cardiologia e Utic dell’Azienda Moscati di Avellino per il trattamento delle aritmie e delle cardiopatie valvolari e strutturali complesse, con tutti gli approcci al momento disponibili sia chirurgici, sia mini-invasivi sia non chirurgici.

 
Pdta per il piede diabetico
Al Via intanto nell’azienda di alta specializzazione della provincia irpina, il Pdta per il piede diabetico. Al taglio del nastro è intervenuto nei giorni scorsi anche il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per la prima volta in visita all’Azienda ospedaliera irpina.
 
Il Pdta ha, come elementi fondamentali, l’approccio multidisciplinare integrato e l’adozione di un protocollo dedicato. “Il problema del piede diabetico - sottolinea il Direttore generale Angelo Percopo - ha un grande impatto in termini clinici, sociali ed economici e richiede un’organizzazione delle cure in grado di affrontare l’emergenza e di ridurre, di conseguenza, le altissime percentuali di amputazioni degli arti inferiori. Il lavoro realizzato in sinergia tra le unità operative di Chirurgia vascolare e di diabetologia e Nutrizione clinica risponde appieno alle linee guida emanate a livello regionale nell’ambito della rete diabetologica campana.
 
Il trattamento del piede diabetico, secondo le più recenti linee guida nazionali e internazionali, richiede un approccio multisciplinare della patologia, un’integrazione territorio-ospedale e una organizzazione di centri specializzati di secondo e terzo livello che si integrino in una rete regionale. “La Campania - aggiunge il Direttore sanitario del Moscati, Maria Concetta Conte, per quanto riguarda le lesioni da piede diabetico, presenta uno dei più alti tassi di amputazione e negli ultimi dieci anni, al contrario di quanto è accaduto nelle altre Regioni (circa 60 mila) e finora non si è registrata alcuna riduzione di tale tasso. Vista la complessità del trattamento e l’elevato grado di invalidità, alla luce di un aumento della prevalenza di tale complicanza,  l’azienda Moscati, con la progettazione di un Pdta specifico, e recependo le leggi e gli atti di indirizzo emanati a più riprese dagli Organi sanitari decisionali, ha cercato di offrire la risposta più appropriata a tale patologia che mira a garantire una migliore qualità della vita del paziente attraverso l’appropriatezza e la tempestività delle cure e un uso razionale delle risorse disponibili”.
 
E. M.
 

19 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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