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Hcv. Campania regione che ha prescritto più anti-Hcv in rapporto al numero di abitanti

Sono state curate oltre 16.000 persone. Adesso l’obiettivo è attuare strategie specifiche per intercettare la popolazione che afferisce ai Sert, che si trova in carcere o che ha avuto comportamenti a rischio, anche per un breve periodo in passato.

29 OTT - “Secondo un’indagine di EpaC Onlus nella cura dell’epatite C siamo a metà del percorso: a livello italiano restano 200-250.000 persone da trattare”. A dirlo è Massimiliano Conforti, vice presidente EpaC Onlus, durante l’incontro “Epatite C Zero” che si è svolto mercoledì 17 ottobre a Napoli. Una campagna educazionale che fa tappa in diverse regioni d’Italia (dopo il Piemonte e il Veneto è stata la volta della Campania) per promuovere l’awareness su prevenzione e diagnosi dell’epatite C, sulle opportunità terapeutiche e sull’importanza di trattare ogni paziente con la terapia più appropriata.
 
“Epatite C Zero” è stata lanciata da Msd Italia, in collaborazione con EpaC Onlus e con la supervisione scientifica di Fire (Fondazione per la Ricerca in Epatologia). Il progetto prevede una serie di incontri lungo l’Italia aperti al pubblico, in cui gli esperti si confrontano con i cittadini.
 
Fulcro della campagna è la web serie “Epatite C Zero”: cinque episodi, proiettati durante l’incontro, che raccontano l’epatite C dal punto di vista dei pazienti, attraverso la metafora del viaggio, a bordo di un van che attraversa l’Italia, dall’Adriatico al Tirreno. Fino a poco tempo fa infatti, l’epatite C era considerata un tunnel con poche vie d’uscita; oggi lo scenario è cambiato e la malattia può essere paragonata ad un viaggio con un inizio e con un finale positivo nella maggior parte dei casi, perché il virus Hcv può essere eliminato.

 
In Campania 16.000 pazienti curati
“La Campania è la regione che ha prescritto di più in Italia in rapporto al numero di abitanti – ha sottolineato Giovanni Battista Gaeta, direttore della Divisione di Malattie infettive dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” – Questo ci induce a un cauto ottimismo: finora abbiamo curato circa 16.000 pazienti. Ora dobbiamo attuare strategie particolari per intercettare le persone che sono nei Serd e nelle carceri, oppure quelle che hanno avuto problemi di tossicodipendenza”.
 
L’obiettivo, grazie a protocolli semplificati, è quello di affidare ai Servizi per la Tossicodipendenza – che hanno competenze e requisiti specifici – la prescrizione diretta dei farmaci antivirali.
 
Dal punto di vista della sostenibilità per la sanità regionale, il trattamento dei pazienti affetti da Hcv è da considerarsi come un investimento in salute in quanto, specie nei pazienti meno gravi, previene la progressione della malattia, riducendo quindi la manifestazione di complicanze gravi e l’impiego di risorse associate alla loro gestione. Un’analisi economica sviluppata da Altems su una coorte di 23.000 pazienti, adattata allo specifico contesto della regione Campania, mostra come il trattamento con i nuovi DAA, a fronte di una spesa nel triennio di riferimento per farmaci anti-Hcv (+142,6 milioni di euro, con gli attuali costi medi di trattamento), consente in 20 anni di ridurre le complicanze associate al decorso della patologia (-2.800 cirrosi scompensate; -5.400 epatocarcinomi, -2.650 trapianti di fegato); salvare circa 15.000 vite; generare un risparmio cumulato di oltre 177 milioni e un relativo minore impiego di risorse.

L’obiettivo “zero epatite C” non è quindi così lontano, anche se c’è ancora molto da fare per diffondere al massimo la cultura della prevenzione e della diagnosi attraverso il test.
 
Le nuove terapie anti-Hcv
“Le nuove terapie per l’epatite da virus Hcv sono straordinariamente efficaci e rendono la guarigione altamente raggiungibile – spiega Giovanni Battista Gaeta, Direttore Divisione di Malattie Infettive Università della Campania “Luigi Vanvitelli” – la peculiarità dei nuovi antivirali diretti è che sono praticamente privi di effetti collaterali, tanto che riusciamo a curare pazienti anziani che hanno altre malattie concomitanti o con malattia epatica avanzata. L’altro grande vantaggio è che queste terapie sono di breve durata: ci siamo assestati sulle 12 settimane, in alcuni casi sulle 8 settimane, con un’unica somministrazione giornaliera. Sono dunque trattamenti efficaci, brevi, sicuri e ben tollerati, che provocano l’eliminazione del virus e la guarigione clinica. Direi che quello che stiamo facendo in Campania e sul territorio nazionale è un intervento di salute pubblica enorme, simile per dimensione a quanto è stato fatto per l’eliminazione della malaria nel nostro Paese”.

“Campagne educazionali come Epatite C Zero – ha commentato Conforti – rivestono un ruolo di rilievo nell’informare tutte quelle persone che convivono con l’infezione da epatite C e che non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che oggi si può guarire e che se si recassero presso un centro specializzato e autorizzato a prescrivere i nuovi farmaci anti Hcv potrebbero ricevere una diagnosi appropriata ed essere messi in lista per una terapia. Una terapia che potrebbe farli guarire. Iniziative come questa sono necessarie anche per continuare a informare quella fetta di pazienti che non sono ancora approdati a un Centro autorizzato per essere valutati e poi curati”.
 
Michela Perrone

29 ottobre 2018
© Riproduzione riservata


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