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Anziano morto al San Paolo di Napoli, arrivano gli ispettori del Ministero

In arrivo all’ospedale San Paolo di Napoli la task force di ispettori inviati dal ministro Grillo per il decesso di un uomo di 72 anni dopo ore di attesa in pronto soccorso. Il primario Enrico Ruggero chiede di attivare le procedure di crisi per l’eccezionale afflusso al pronto soccorso. Nel frattempo, il nuovo manager della Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva ha già visitato i principali ospedali del territorio.

12 FEB - In arrivo a Napoli la task force di ispettori inviati dal ministro della Salute Giulia Grillo all’ospedale San Paolo dopo il caso di malasanità avvenuto nei giorni scorsi. Qui un uomo di 72 anni è deceduto dopo ore di attesa in pronto soccorso. Giunto in accettazione una prima volta una settimana fa (avrebbe rifiutato il ricovero) il paziente è tornato domenica con lancinanti dolori all’addome. Accolto con un codice prima verde e poi giallo, ha effettuato in cinque ore un’ecografia, un elettrocardiogramma, due Tac, un prelievo per confermare un’ipotesi diagnostica (dolore addominale, vomito fecaloide) che rimandava a un’ernia strozzata.
 
Dopo l’ultima indagine con mezzo di contrasto è tuttavia andato in arresto cardiaco domenica sera. Tempo prezioso perso, forse, prima di un intervento chirurgico per una tendenza alla medicina difensiva? Oppure una fatalità legata all’intolleranza al mezzo di contrasto? O ancora, più probabilmente, un evento sentinella giunto all’incrocio di tutte queste cause messe assieme che hanno fatto emergere una vulnerabilità della rete dell’emergenza a Napoli resa acuta dalla carenza di specialisti in pronto soccorso e dai turni massacranti cui sono sottoposti i camici bianchi? (Situazioni più volte segnalate negli ultimi mesi anche dal primario di quel pronto soccorso alla direzione sanitaria).

 
Quel che è certo è che il nodo esiste e parte dalla frammentazione dell’offerta tra tanti piccoli ospedali dotati di pronto soccorso, ma incompleti per molte discipline. Difficoltà che partono dalle prime linee perennemente intasate negli ospedali e poco integrate con le retrovie dei reparti specialistici e a fronte di un filtro territoriale insufficiente. Il difficile rapporto tra le unità di lavoro nei reparti di degenza e le trincee delle prime linee di emergenza sempre più spesso, al crescere degli affollamenti e del caos nei picchi stagionali di epidemia influenzale, finiscono per ingolfare i reparti senza che le direzioni sanitarie diano tempestivamente l’avvio al blocco dei ricoveri programmati e allo smistamento rapido di pazienti verso altre strutture meno affollate. 

Medici esasperati
I medici in prima linea sono esasperati, non hanno un attimo di pausa, non un minuto di respiro, costretti a valutazioni veloci con reparti di Osservazione breve che, spesso, diventano veri e propri reparti di medicina e chirurgia di urgenza in quanto bloccati da un flusso di ricoveri, cure e dimissioni che non funziona con degenze medie spesso troppo lunghe o troppo brevi dove anche gli ambulatori e l’istituto delle dimissioni protette diventano problematici a causa delle già elencate carenze di personale.
 
Tutti nodi di cui dovrà occuparsi Ciro Verdoliva, il nuovo manager giunto dal Cardarelli chiamato dal Governatore Vincenzo De Luca al timone della Asl Napoli 1. Verdoliva non ha perso tempo: sia domenica sia ieri è andato in visita ai principali ospedali del territorio. Agli Incurabili, dove la storica struttura è stata parzialmente dichiarata inagibile per una perdita d’acqua. Al Pellegrini, teatro di recente di un altro episodio ad esito infausto (la morte di una giovane donna dopo due accessi in ospedale che aveva un feto morto ritenuto in grembo e una gravidanze a temine misconosciuta). Infine al San Giovanni Bosco, messo in ginocchio dalle formiche e al San Paolo dove il ministro della Salute ha intanto inviato gli ispettori.
 
La visita del manager
Nel tardo pomeriggio di lunedì il nuovo manager della Asl è andato anche al presidio di Fuorigrotta evidenziando una serie di carenze, nella manutenzione e igienico sanitarie, di cui ha chiesto immediato conto al direttore sanitario di presidio. Carenze sono emerse nei bagni della sala d’attesa dell’utenza (mancanza di carta igienica, carta asciugamani, e dei dispositivi per la loro distribuzione), nel mandato e negli arredi (discontinuità nel Pvc, calcare nei bagni, degrado diffuso, porte scorrevoli non funzionanti, mancanza di sedie idonee per familiari in attesa e pazienti). Quindi l’assenza della segnaletica di sicurezza e funzionale con un’area indicata come Radiologia priva di strumentazione idonea e la presenza di rifiuti diffusi immediatamente a ridosso dei lettini al servizio dei pazienti.
 
E ancora l’assenza di identificazione a vista della tipologia di triage assegnato al paziente senza alcuna differenziazione tra paziente e accompagnatore. Infine l’accesso al pronto soccorso che risulta libero, privo di filtro in particolare della parte dell’ingresso del Presidio ospedaliero. "Sono bastati - scrive Verdoliva in una nota inviata al direttore di presidio - per registrare in maniera lampante chiedendo conto della ditta dedicata alla pulizia e alla manutenzione". "Al fine di non tralasciare alcun aspetto essenziale per valutare sei il servizio reso ai cittadini. Ai pazienti sia sufficiente e rispettoso delle basilari regole organizzative ed igienico-sanitarie - scrive Verdoliva in una nota indirizzata stamani al direttore sanitario Michele Ferrara - si chiede un riscontro a tutti i punti di domanda sopra riportati (che il manager chiede siano trasmessi entro stasera ndr) prevedendo Sue conclusioni in ordine ad eventuali criticità e consequenziali proposte per la soluzione delle stesse”.
 
La battaglia del primario 
Sempre oggi, intanto, dal pronto soccorso del San Paolo, il primario Enrico Ruggiero (che sovrintende anche alle funzioni della Medicina di Urgenza) chiede alla direzione sanitaria di attivare le procedure di crisi per gestire l’eccezionale iperafflusso di pazienti registrato in pronto soccorso con la saturazione di posti letto e barelle nell’intera area medica. Ruggiero da mesi reclama attenzione alla carenza di unità mediche (circa 10 in meno di quelle necessarie a coprire tutti i turni in pronto soccorso, Obi e medicina di urgenza) all’eccessivo ricorso agli straordinari, e pone la necessità di far scattare procedure straordinarie e percorsi codificati (peraltro previsti da note di servizio aziendali diramate a più riprese negli ultimi anni) per smistare i pazienti in altri ospedali, bloccare i ricoveri ordinari e avvisare contestualmente la centrale del 118, della intervenuta saturazione dell’accoglienza, al fine di garantire livelli minimi assistenziali.
 
Ma c’è di più: sempre Ruggiero, in un’ulteriore provocatoria nota inoltrata alla direzione sanitaria, riconosce di non aver ottemperato a precedenti disposizioni di servizio di quell’ufficio (che se non rispettate avrebbero fatto scattare sanzioni disciplinari e penali ndr) che indicavano, sic et simpliciter, un tetto di massimo 5 barelle da rispettare in Medicina di urgenza. “Riconosco - scrive Ruggiero - di non aver ottemperato alle disposizioni di servizio (del 30 gennaio scorso ndr) permettendo il ricovero di pazienti critici presso il reparto di Medicina di urgenza in numero superiore a 5. Al momento - aggiunge il primario - sono ricoverati in reparto 14 pazienti in posto letto e 10 pazienti in posto barella più altri due pazienti in red-room presso il pronto soccorso. Il sottoscritto - conclude provocatoriamente - chiede che vengano a sua carico aperti procedimenti sia disciplinari sia sanzioni penali".
 
Le contestazioni alla direzione sanitaria 
Per poi aggiungere di aver più volte contestato nel merito la disposizione della direzione sanitaria riguardo al tetto di barelle “convinto che la non adeguata distribuzione di pazienti ricoverati in area medica (medicina di urgenza, medicina generale, neurologia) carica al pronto soccorso anche l’assistenza di pazienti ricoverati in barella e favorisce così il crollo dei minimi livelli assistenziali. Ciò sia per assenza di spazi adeguati sia per insufficienza di personale destinato all’assistenza". Infine, conclude racontando del rifiuto, durante la notte precedente, del responsabile dell’unità di Medicina generale, di ricoverare un paziente occupante la sesta barella (quella che esuberava dal tetto imposto dal provvedimento della direzione sanitaria) così come la Neurologia non ha accettato un paziente neuropatico anch’esso in barella in medicina di urgenza.
 
Un fitto carteggio che va avanti da settimane se non mesi tra il battagliero e coraggioso primario della prima linea del San Paolo che da mesi continua a chiedere, invano, alla direzione sanitaria lumi sul numero dei posti tecnici da prevedere nei vari reparti (barelle all’interno delle stanze) dei posti barella predisposti nei corridoi, circa lo studio degli spazi disponibili in ogni Unità operativa e riguardo alla verifica dei carichi di lavoro e alle modalità di razionalizzazione della forza lavoro in emergenza anche con proposte operative come quella di medicalizzare l’ambulanza di stanza nel presidio per impiegare le 5 unità mediche impegnate nei vari turni sul mezzo nel pronto soccorso coke, soluzione di emergenza in attesa di tempi migliori.
 
Ettore Mautone

12 febbraio 2019
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