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Cardarelli (Napoli). Tre anni di attesa per un intervento? Il DG: “È successo perché ha seguito canali amicali”. Ma Ciarambino (5 Stelle) insiste: “Tutto protocollato al Cup”

Tre anni di attesa dalla prenotazione per essere chiamato ad effettuare l’intervento chirurgico di asportazione di un adenoma prostatico presso l’Urologia del Cardarelli. La notizia, diffusa e denunciata con ampia eco nei giorni scorsi dall’Associazione dei consumatori “Assotutela”,  poi rilanciata e stigmatizzata dalla consigliera regionale dei 5 Stelle Valeria Ciarambino, sarebbe però incompleta rispetto alla realtà dei fatti in quanto il paziente, ex dipendente dell’ospedale, avrebbe seguito una via interna. Ma Ciarambino incalza: “Esiste ricevuta protocollata al Cup” 

01 MAR - “Avviate le dovute verifiche - avverte il direttore generale del Cardarelli Anna Iervolino - è emersa una realtà molto differente”. Il paziente in questione, chiamato al ricovero alla fine dello scorso novembre, avrebbe effettivamente prenotato un intervento chirurgico tre anni fa ma non avrebbe seguito le vie ufficiali di prenotazione. Nessun successivo contatto o rivalutazione sarebbero intervenuti presso l’Urologia del Cardarelli per cui non si sa quando sia insorta la patologia cancerosa maligna né da chi sia stata diagnosticata tale. 
 
Tumori operati entro 30 giorni. “Al Cardarelli le liste d’attesa per un tumore alla prostata - chiarisce ancora la manager - sono in linea con quanto previsto dal Piano nazionale per le liste d’attesa. Vale a dire 30 o al massimo 45 giorni. Ciò che non emerge dalla denuncia dell’associazione “Assotutela” presieduta dal Carmine Cavaliere (ex pneumologo del Cardarelli ndr) è che il paziente in questione (anche lui ex dipendente dell’Azienda ospedaliera e della stessa divisione di Cavaliere) ha scelto di utilizzare le proprie conoscenze e amicizie personali per effettuare la prima visita.

 
Così facendo si è sottratto al corretto iter di prenotazione e di gestione. Visitato - continua Iervolino - ha ottenuto una diagnosi provvisoria di adenoma prostatico benigno, (ingrossamento non invasivo della prostata) a seguito della quale il paziente ha scelto di farsi prenotare per un intervento differibile di resezione. Resta inteso che se il paziente non avesse cercato scorciatoie amicali, sarebbe stato inquadrato in un percorso diagnostico più completo e corretto, consentendo di avere una diagnosi definitiva e quindi anche opportuni tempi di intervento».
 
La repica dei 5 Stelle. “Nel giustificare il caso gravissimo di un paziente tenuto in lista di attesa per tre anni dal giorno della sua prenotazione per un intervento per la rimozione di un tumore, la direzione del Cardarelli ha ammesso l’esistenza di un sistema parallelo. Parliamo di un paziente che ha effettuato una regolare prenotazione al Cup, della quale possiede una ricevuta protocollata su carta intestata dell’Azienda sanitaria. Il paziente in questione ha dunque seguito tutte le indicazioni e le procedure previste. Nella sua risposta, la direzione del nosocomio ha ammesso di non aver effettuato un regolare iter diagnostico, facendo una diagnosi non accurata di adenoma prostatico benigno, (ingrossamento benigno della prostata), in luogo di un carcinoma prostatico, come ha riferito il paziente nella sua denuncia ad Assotutela, e prescrivendo una procedura chirurgica non adeguata alla reale diagnosi del paziente”.
 
In realtà l’azienda ospedaliera ha detto che la diagnosi iniziale era di adenoma prostatico benigno e che non ha più visto il paziente nei tre anni per la rivalutazione nè sa chi abbia fatto la successiva diagnosi. Dunque la patologia potrebbe essere cambiata nel corso del tempo. “L’ulteriore giustificazione in merito alle presunte conoscenze interne del paziente, non discolpano chi governa i processi diagnostici e terapeutici del più grande ospedale della Campania - aggiunge Ciarambino - né possono giustificare il ricorso a procedure differenti solo perché si è venuti a conoscenza del fatto che un paziente si sarebbe rivolto a un medico amico. Dunque, alla gravità di un’attesa di tre anni si aggiunge oggi, per ammissione del Cardarelli, l’ancor più grave negligenza di chi ha effettuato una diagnosi assolutamente non conforme alle reali e gravissime condizioni del paziente in questione. Tutto questo dimostra che se non si ha un medico influente nel proprio giro di amicizie, si può anche morire”.
 
Le contraddizioni. In effetti, tralasciando la contraddizione di chi da un lato stigmatizza una presunta errata diagnosi (la patologia potrebbe essere nata benigna ed essere cambiata nel tempo) e il fatto di essere avvantaggiati da precorsi “Anomali” che invece al contrario avrebbero danneggiato questo paziente, tre anni sembrano effettivamente troppi anche per una patologia benigna. Tempi che tuttavia, anche in altri grandi realtà cliniche di eccellenza del Nord, si registrano per patologie benigne. A Torino ad esempio - dove è in corso un convegno scientifico nazionale - i tempi risultano simili se ci si rivolge ai centri di eccellenza.
 
“Al Cardarelli - sottolinea infine l’azienda - sono effettuati circa 3 mila interventi chirurgici all’anno, sia in endoscopia sia in robotica, ed esiste una divisione che funziona da centro attrattore anche da altre Regioni, con un turnover elevatissimo e una qualità clinica e chirurgica riconosciuta a livello nazionale e internazionale”.
 
L’ospedale, a quanto si apprende, ha concentrato risorse ed energie all’urgenza, legata al pronto soccorso e alle patologie tumorali centrando, nell’ultimo anno, gli obiettivi per i Livelli di assistenza che richiedono appunto interventi per patologie tumorali entro il limite dei 30 giorni. “La chiamata a distanza di 3 anni - conclude Iervolino - è frutto dell’esigenza di sfoltire le liste d’attesa da pazienti che, pur avendo optato per altri percorsi assistenziali, non hanno cancellato la prenotazione. Il Cardarelli è in linea con quanto previsto dal Piano nazionale per le liste d’attesa ed è un punto riferimento essenziale nell’offerta sanitaria regionale”.
 
Ettore Mautone

01 marzo 2019
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