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Nuove aggressioni ai medici del Pellegrini di Napoli

A pochi giorni dalla sparatoria al pronto soccorso e all'indomani del Flash Mob promosso dalla Asl, ancora un caso al Vecchio Pellegrini, con due aggressioni in poche ore da parte di chi voleva scavalcare la fila delle urgenze al triage. Borelli (Verdi): “Non bastano i flash mob, è ora di istituire dei presidi di polizia presso i PS”. Beneduce (Fi): “Subito mappa delle zone a rischio”.

29 MAG - Dopo la sparatoria al pronto soccorso ancora violenza al Vecchio Pellegrini con due aggressioni in poche ore da parte di chi voleva scavalcare la fila delle urgenze al triage. “Non bastano i flash mob, medici e infermieri nella morsa dei violenti. E’ ora di istituire dei presidi di polizia presso i pronto soccorso”, afferma il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli.

“Due casi in poche ore – per Borrelli - non è un dato che sorprende. Oramai la violenza negli ospedali è all’ordine del giorno. Al di là della sparatoria al pronto soccorso, che ha rappresentato la punta dell’iceberg, esiste un sottobosco fatto di aggressioni e minacce quotidiane che vede come vittime il personale sanitario”.

Per il consigliere dei Verdi “i flash mob sono senz’altro delle iniziative meritorie, che servono a ribadire la distanza tra le persone perbene e i delinquenti, ma da soli non bastano a sconfiggere il fenomeno. Servono risposte forti sul piano della sicurezza. Da tempo chiediamo al questore di istituire postazioni fisse di polizia presso i pronto soccorso. Finora, purtroppo, siamo rimasti inascoltati. Siamo favorevoli anche alla proposta di installare metal detector in corrispondenza degli ingressi. In tal modo si impedirebbe ai violenti di introdursi nelle strutture con armi o oggetti impropri”.

 
Anche per Flora Beneduce (Fi) le due nuove aggressioni “impongono una seria riflessione sulle condizioni di lavoro dei nostri medici. Già un anno fa – ricorda - proposi con una mozione, un Piano di sicurezza per i colleghi impegnati nel servizio di continuità assistenziale. Un Piano che passava per una mappatura, da parte dei direttori generali delle Asl, dei presidi a rischio. Oggi quella mappatura va estesa a tutti gli ospedali in trincea”.

Per Beneduce “la sicurezza del personale medico e sanitario in servizio nei nostri nosocomi è la precondizione essenziale per l’erogazione di cure appropriate ed efficaci. I cittadini devo capire che chi è in prima linea va tutelato perché lavori bene e a pieno ritmo. Purtroppo, il deficit che si evidenzia ogni giorno nella programmazione dei servizi da parte della Giunta regionale non aiuta. Saremmo curiosi di capire quella mozione sul Piano di Sicurezza per i presidi di continuità assistenziale, approvata dal Consiglio regionale su mia proposta a marzo del 2018, che fine abbia fatto. E se non sia il caso di tirarla fuori dai cassetti di Palazzo Santa Lucia per estenderla anche a tutti gli ospedali di frontiera”, conclude Beneduce.

29 maggio 2019
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