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Sport senza barriere. Il successo del progetto pilota “Dis.Abi.Sport” in Campania

25 GIU - Gentile Direttore,
nel corso degli anni il concetto di disabilità ha subito numerose trasformazioni, sia in ambito personale e sociale, sia in ambito medico e riabilitativo, con conseguente possibilità di intendere la diversità non più come limite, ma come peculiarità e potenzialità. Non parliamo più di disabile, ma di “Diversabile”: dalle non abilità alle abilità diverse, dalla cultura del dis-valore, alla logica del valore diverso, riconoscendo risorse dove prima si individuavano esclusivamente limiti. È solo in questo modo che è possibile superare le barriere ideologiche e culturali e consentire una reale integrazione delle persone diversamente abili.

Queste premesse, se trasferite su un piano terapeutico-riabilitativo, creano nuovi interrogativi e di conseguenza la necessità di fornire nuove risposte e nuove tipologie di intervento. Se n’è discusso nel corso di un incontro, organizzato da Fiaba Onlus e Federsanità Anci a Roma lo scorso 19 giugno per celebrare i trent’anni dell’emanazione della legge 13 del 1989 che ha introdotto nel nostro paese il concetto di “abbattimento delle barriere architettoniche”.

 
Oggi “abbattimento delle barriere architettoniche” ha un senso che va ben oltre quello dei limiti spaziali o logistici ma rappresenta la possibilità per i diversamente abili di una nuova esperienza di vita. In questa ottica è stato sviluppato in Campania un progetto pilota “Dis.Abi.Sport” di carattere educativo e integrativo che fonde la dimensione sportiva e quella riabilitativa.

I protagonisti di questo nuovo piano di lavoro sono stati soggetti con disabilità mentale, appartenenti a diverse categorie diagnostiche (Ritardo mentale, Disturbi di spettro autistico; Disturbi della funzione motoria; Sindrome di down; Disturbi del comportamento), suddivisi nelle seguenti fasce d’età: 5-8 anni; 9-11 anni; 12-15 anni; dai 18 anni in su. L’attività sportiva è stata condotta secondo programmi di attività fisica adattata (AFA), partendo quindi dalle reali capacità e potenzialità delle persone, per costruire un percorso per loro significativo, secondo una logica di personalizzazione.

Lo sport come inclusione, come integrazione, ma soprattutto lo sport per tutti. Senza barriere, appunto, e oltre ogni pregiudizio le attività diventano il punto focale di una nuova linea tracciata da La Filanda Polo sanitario e Polo sportivo in cui la disabilità è sempre più una abilità speciale.

Il progetto è stato articolato in diverse fasi operative. Su tutte le persone è stata condotta sia una valutazione neuropsichiatrica, sia una valutazione motorio-sportiva, in ingresso e in uscita, al fine di definire in prima istanza il loro quadro di funzionamento complessivo, e in seconda istanza per misurare i risultati ottenuti. Per ciascun soggetto è stato creato un programma sportivo personalizzato, in modo da avviarlo alle attività motorie di base individuali. Nell’ultima fase sono state svolte attività sportive in piccolo gruppo e si è arrivati alla realizzazione di momenti di giocosport adattato, creando in tal modo anche dinamiche di competizione.

Per l’intera durata del progetto è stato condotto, dall’equipe psicologica presente all’interno del polo sanitario de La Filanda, un monitoraggio delle dinamiche emotivo-relazionali ed è stata prevista la presenza costante di un terapista di neuropsicomotricità.

I risultati ottenuti sono stati molteplici e diversificati: sul piano cognitivo è stata riscontrata una maggiore conoscenza del proprio corpo, dello spazio, del tempo e della velocità; a livello fisico si è registrato un incremento della forza muscolare, della capacità di equilibrio, della cinestesia e della coordinazione motoria; sul piano psicologico tutti i partecipanti hanno mostrato uno stato di maggiore benessere psico-fisico e un incremento delle abilità sociali.

Dis.Abi.Sport si è dimostrato dunque un progetto in grado di accrescere le potenzialità individuali in soggetti con disabilità mentale, all’interno di un contesto clinico e sociale in cui lo sport, inteso come attività fisica adattata, interagendo con la dimensione riabilitativa, ha dimostrato di essere un potente strumento per migliorare la qualità di vita di queste persone.

Dott.ssa Santa Celentano
Psicologa-Psicoterapeuta 

25 giugno 2019
© Riproduzione riservata


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