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Disabili gravissimi. A Napoli e Caserta corsa contro il tempo per recuperare i fondi

Il 31 dicembre termine ultimo per accedere alle erogazioni in base alla rilevazione del numero delle persone da assistere. Ma 6 ambiti territoriali su 59 (tra cui Napoli e Caserta a cui si aggiungono Capri e Anacapri che hanno già provveduto con fondi propri) sono in gravissimo ritardo nella richiesta dei fondi e così i progetti di assistenza da finanziare con gli assegni di cura per loro sono a rischio

20 DIC - I termini per presentare richiesta e rispondere ai bandi sono scaduti il 30 ottobre scorso laddove i termini per gli impegni di spesa sarebbero scaduti il 30 novembre. Dopo una drammatica riunione a Palazzo Santa Lucia l’assessore al ramo Lucia Fortini e il governatore Vincenzo De Luca non se la sono sentita di tagliare i fondi (come indicato dagli uffici in base alle norme) e anche a margine del vertice del 29 novembre con le associazioni dei pazienti si è deciso di scrivere una delibera (approvata una settimana fa) in via di pubblicazione sul Bollettino regionale.

Il provvedimento fissa al 31 dicembre del 2019 il termine ultimo per accedere alle erogazioni in base alla rilevazione del numero delle persone da assistere. L’assessorato regionale alle Politiche sociali agli inizi dello scorso luglio aveva già provveduto ad assegnare 11,3 milioni di euro (pari al 30% del Fondo per le Non autosufficienze) a tutti gli ambiti territoriali a titolo di anticipazione. Ora si è deciso da un lato di innalzare la soglia della distribuzione delle restanti risorse (dal 30 al 50 per cento) assegnate a prescindere a tutti gli ambiti e consorzi.


Dall’altro di ridurre al 20% la quota del fondo non autosufficienze del 2018 in favore degli ambiti territoriali capofila e dei Consorzi. Sono dunque queste ultime risorse ad essere trasferite agli Ambiti a patto che entro il 31 dicembre di quest’anno siano presentati i progetti. Questi rimandano alla rilevazione del numero degli utenti valutati dalle unità sociosanitarie di riferimento. Rilevazione che spetta appunto ai Comuni. I fondi che non dovessero essere erogati agli ambiti che non faranno in tempo anziché tagliati tout court saranno ricalcolarli e redistribuiti per soddisfare il fabbisogno a valere sul fondo del 2019.

Insomma i fondi (almeno per i disabili gravissimi) ci sono mentre per quelli gravi, vista la vasta platea in alcuni casi dovranno provvedere i Comuni con fondi propri. Risorse attinte ai 40 milioni di euro che la Regione riceve dal riparto nazionale del fondo per le Politiche sociali. 

Gli scogli da superare sono nella corretta identificazione degli aventi diritto e nei controlli da effettuare per le rivalutazioni dei pazienti da classificare appunto come non autosufficienti gravi o gravissimi. In teoria un nodo semplice da sciogliere, almeno per i gravissimi in quanto pazienti che non migliorano nel tempo. Ma tant’è il termine del 30 ottobre è saltato e anche le successive trasmissioni di documenti da parte degli ambiti inadempienti, segnatamente del Comune di Napoli, sono risultati non conformi.

Un frangente collocatosi, sempre per il Comune di Napoli, nella strettoia creatasi con il cambio di guardia tra l’assessore uscente Roberta Gaeta e la subentrante Monica Buonanno. Quest’ultima ha nei giorni scorsi chiesto un incontro con la sua omologa alla Regione Lucia Fortini. E’ probabile che dal vertice si possa definire un percorso di collaborazione che consenta di bruciare le teppe e di recuperare il tempo fin qui perso. In totale i disabili gravissimi assistititi dagli ambiti territoriali in progetti sociosanitari ad elevato impegno sociale sono circa 2 mila di cui 600 rischierebbero, allo stato attuale, di non poter avere accesso all’assegno.

“Una questione importante di cui tenere conto è la corretta identificazione dei disabili gravissimi - avverte Carlo Colantuono presidente dell’associazione Insieme Si Vive che assiste da anni sua figlia rimasta in coma da quando aveva 16 anni, rianimata dopo un drammatico e inspiegabile arresto cardiaco - perché la platea degli aventi diritto andrebbe attentamente classificata”.

Nella riunione in Regione del 29 novembre scorso con le associazioni di pazienti l’arma, l’Aima (Associazione malati di Alzheimer, ha segnalato la disomogeneità di valutazioni integrata dei pazienti nei distretti della Asl Napoli 1, la inidoneità delle nuove scale nel riconoscere i bisogni dei malati di demenza e la necessità di fare un ricognizione tra tutte le misure assistenziali evitando di sovrapporre l’assegno di cura con altre forme di sostegno.

Ettore Mautone

20 dicembre 2019
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