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Coronavisurs. Intervista a Maria Triassi (Federico II di Napoli) dopo i primi casi in Campania: “Era prevedibile. Ma il 95% dei contagiati guarisce e il virus pian piano diventerà più innocuo” 

Maria Triassi, docente ordinario di Igiene, epidemiologia e medicina preventiva dell’Università Federico II di Napoli, rassicura sulla pericolosità del virus: “E’ molto contagioso ma provoca una mortalità molto bassa”. Per contrastarlo “servirebbero più quarantene nei casi sospetti e meno tamponi”. Ma per Triassi “le scuole andrebbero chiuse solo se ci fossero casi conclamati” nella scuola. Ma “Adottare misure disomogenee sull’onda dell’emotività è sbagliato”

27 FEB - Primi casi di positività al coronavirus in Campania: “Era prevedibile considerando che si sta cercando attivamente il virus anche attraverso test su persone asintomatiche” avverte Maria Triassi, docente ordinario di Igiene, epidemiologia e medicina preventiva dell’Università Federico II di Napoli, che in questa intervista dice la sua sulla periclosità del virus e sulle misure di sicurezza messe in campo per contrastarlo.
 
E adesso che si fa?
Nel caso della donna proveniente da Milano e residente a Caserta, visitata l’altra sera al Cotugno dove ha praticato il tampone e poi rispedita a casa, ci sarà la presa in carico dei dipartimenti di prevenzione della Asl con una sorveglianza attiva giornaliera. A distanza di alcuni giorni si valuterà. Se dovesse avere sintomi clinici significativi sarà ricoverata, in caso contrario praticherà altri test e quando sarà negativa al virus potrà tornare alla sua vita di sempre.

Detta così sembra semplice, ma c’è un altro caso positivo ricoverato in ospedale.

La paziente sarà assistita secondo le procedure. Bisogna chiarire che i casi gravi sono solo il 5% dei contagi e molti, l’80%, non hanno alcun sintomo o lieve sintomatologia, Il 15% accusa sintomi lievi. Il virus è evidente che circola da tempo. E’ probabile che questi siano casi di seconda e terza generazione. La punta di un iceberg che però non deve allarmarci”

La chiusura delle scuole è uno dei nodi più dibattuti: qual è la strada da percorrere?
Esistono linee guida nazionali alle quali è bene che si attengano tutti. Adottare misure disomogenee sull’onda dell’emotività è sbagliato. Casi isolati che non diano luogo a focolai epidemici significativi non dovrebbero interferire con attività primarie in particolare quelle scolastiche. Solo se ci fossero casi conclamati in una scuola allora avrebbe senso. Anche perché alunni e insegnanti che non vanno a scuola mica restano chiusi in casa.

E la sanificazione delle scuole e dei mezzi pubblici?
Iniziativa lodevole ma le sanificazioni andrebbero fatte a prescindere, periodicamente, magari ogni mese per assicurare l’igiene e la prevenzione di tutte le malattie infettive diffusibili. La cultura e la salute non dovrebbero però mai andare in contrapposizione. Queste azioni non dovrebbero interferire con le attività di Scuola e Università. Le pulizie straordinarie si potrebbero programmare il sabato o al di fuori dell’orario delle lezioni. In generale tutelare la salute in una grande città è un importante presupposto. Anche il verde urbano e la presenza degli alberi è fondamentale per la Salute, per la qualità dell’aria e per produrre l'ossigeno che respiriamo. Comunque sono una persona di scienza e non faccio l’amministratore.

Come si igienizza un locale?
Una buona prima regola è arieggiare spesso i locali. Poi i coronavirus muoiono con lavaggi a base di alcol al 60%, è bene farlo di routine. In Campania anche di fronte a qualche caso isolato non c’è da farsi prendere dal panico. Con questi nuovi virus dobbiamo imparare a convivere. Questo e altri virus sconosciuti all’uomo col tempo stabiliscono un equilibrio con l’essere umano.

Cosa dobbiamo aspettarci da questo virus?
E' molto contagioso ma provoca una mortalità molto bassa e la proporzione di soggetti positivi asintomatici sarà molto maggiore. Effettuare accessi in ospedale per i tamponi è errato e anche pericoloso. Servirebbero più quarantene nei casi sospetti e meno tamponi. Nel tempo si vedrà la portata di questa malattia. Per ora l’umanità non ha anticorpi. Ma già tra un anno potrebbe diventare una delle tante malattie respiratorie in cui ci si imbatte quando c’è un quadro clinico respiratorio complesso, Molti non avvertiranno nemmeno di essere venuti a contatto col virus.
 
Ettore Mautone

27 febbraio 2020
© Riproduzione riservata


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