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Alcol. OPGA: “In Italia una consolidata riduzione dei consumi. Insistere sulla prevenzione, no agli allarmismi”


09 APR - Più di altri paesi del nostro continente, l’Italia mostra una tendenza ormai consolidata rispetto alla diminuzione dei consumi di alcol. Ad affermarlo, oggi, è l’Osservatorio Permanente Giovani e Alcol (OPGA), riferendo i dati del Report 2013 Istat su ‘Uso e abuso di alcol’. “Oggi, il 63,9% della popolazione italiana di età superiore ad 11 anni consuma bevande alcoliche almeno una volta all’anno, mentre dieci anni fa la percentuale era pari al 68,7%”, ha illustrato Michele Contel, Segretario Generale dell’Osservatorio OPGA. “I dati pubblicati oggi dall’Istat nel Report 2013 su ‘Uso e abuso di alcol’, continuano a segnalare una tendenza alla diminuzione del consumo sia su base annua (confronto 2012), sia su base decennale (periodo 2003-2013). Del resto, nella Relazione del Ministro della Salute al Parlamento in materia di Alcool, pubblicata circa un mese fa, l’Italia compare come il Paese che: “[…] occupa il posto più basso nella graduatoria relativa al consumo annuo pro capite di alcol puro, che secondo l’OMS é il miglior indicatore del consumo complessivo di alcol di una popolazione: tale parametro nel 2009 ha raggiunto i 6,9  litri, valore che si presenta in costante calo - molto maggiore di quello registrato dalla media dei Paesi dell’Unione Europea […]”, ha spiegato Contel.

 
“L’Italia ha perciò disceso a ritmo vertiginoso la scala del consumo totale, posizionandosi stabilmente nella fascia dei Paesi a minor consumo nella famiglia dei Paesi OMS. Per quanto riguarda la percentuale di consumatori quotidiani di bevande alcoliche, rilevate oggi dall’ISTAT, tra il 2003 e il 2013 si registra un calo dal 31% al 22,7% (-9,3%). Sia per gli uomini che per le donne il vino resta la bevanda alcolica più consumata (51,6%), seguita dalla birra (45,3%). Gli aperitivi e i superalcolici ammontano al 39,9%. In materia di fasce di rischio (consumo giornaliero non moderato + binge drinking + anche una sola bevanda fra gli 11 e i 15 anni), nel 2013 gli individui con almeno un comportamento di questo tipo sono diminuiti rispetto al 2012 e la diminuzione è ancora più marcata rispetto al 2010”.
 
Questa tendenza alla diminuzione “evidenzia l’efficacia delle politiche ‘alcologiche’ esistenti e l’attenzione crescente, da parte dei servizi sanitari e degli operatori, verso le popolazioni a rischio”, ha sottolineato Enrico Tempesta, Presidente del Laboratorio Scientifico dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool. “Con riferimento ai giovani ed ai giovanissimi è necessario insistere su politiche di prevenzione individualizzate su quelle classi di età più basse che sono poi quelle meno sensibili al riconoscimento dei rischi di abuso, anche se i giovani italiani hanno una consapevolezza maggiore dei coetanei europei sui rischi derivanti da un alto consumo”.
 
Altro punto affrontato riguarda gli allarmismi: “l’insistenza, soprattutto mediatica, su una comunicazione allarmistica rischia di compromettere la credibilità della comunicazione dei comportamenti preventivi ai giovani: solo loro stessi i primi a non credere a messaggi troppo allarmistici e a prendere le distanze da raccomandazioni troppo rigide. Osservazioni analoghe”, prosegue Tempesta, “si possono effettuare in relazione alle recenti proposte avanzate alcune amministrazioni locali di divieto della vendita degli alcolici nei luoghi della movida: in questo modo si incentivano le migrazioni di gruppi di giovani già sotto l’effetto  di sostanze con evidenti aumenti dei rischi. Alternativamente sarebbe utile attivare una rete di operatori di strada che nelle aree di ‘movida’ aiutino i giovani a contenersi e a  fronteggiare le conseguenze di certi eccessi. La politica di riduzione del danno passa attraverso un’intelligente gestione della realtà”.

09 aprile 2014
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