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Assegnato il “Premio De Sanctis per la Salute Sociale” ai cinque migliori progetti realizzati per i giovani


A Palazzo Spada, la giuria presieduta da Walter Ricciardi ha premiato Sofia Corradi, Guido Bertolaso, Giancarlo Perego, Laura Dalla Ragione e Claudio Gubitosi

05 OTT -

Sono stati ufficialmente premiati ieri pomeriggio, presso la sede del Consiglio di Stato, i cinque vincitori della seconda edizione dell’annuale “Premio De Sanctis per la Salute Sociale”, dedicata ai giovani. La cerimonia di premiazione è stata condotta da Cesare Fassari, direttore di Quotidiano Sanità.

L’autorevole giuria, presieduta da Walter Ricciardi, accademico e consigliere scientifico del Ministro della Salute, ha eletto vincitori: Sofia Corradi, pedagogista romana, ispiratrice e sostenitrice del progetto di studi Erasmus (area Esperienze istituzionali); Guido Bertolaso, in rappresentanza degli ideatori e legislatori del Servizio civile universale istituito con la legge 6 marzo 2001, n. 64 (area Legislativa); Giancarlo Perego, in rappresentanza di Fondazione Near Onlus, attiva a Milano a fianco dei giovani sui fronti salute, lavoro e inclusione ed editrice del mensile Il Bullone, di cui Perego è direttore (area Esperienze buone pratiche); Laura Dalla Ragione, fondatrice e responsabile del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare Residenza Palazzo Francisci, Todi, USL Umbria 1 (area Ricerca) e Claudio Gubitosi, ideatore del Giffoni Film Festival di Giffoni Valle Piana (Salerno) dedicato ai ragazzi (area Esperienze buone pratiche).

Il Presidente Aci, Angelo Sticchi Damiani ha consegnato la targa del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a Francesco De Sanctis, Presidente dell’omonima Fondazione.

“L’intenzione del Premio – ha detto Francesco De Sanctis, Presidente dell'omonima Fondazione – si basa sulla convinzione che la salute è un diritto di tutti, il cui accesso deve essere garantito allo stesso modo alle categorie sociali benestanti e alle fasce più deboli della popolazione. In accordo ai suoi principi ispiratori, anche per questa seconda edizione, il Premio intende offrire un riconoscimento d’onore a particolari persone o comunità o enti che hanno impiegato le loro energie per costruire un migliore livello di salute della collettività, o, diversamente, per essersi attivati a rimuovere tutte quelle cause, da quelle ambientali a quelle sociali che rallentano il progredire del benessere psico-fisico dell’umanità”.


Ecco le motivazioni dei premi:

PREMIO DE SANCTIS PER LA SALUTE SOCIALE ALLA FONDAZIONE NEAR ONLUS 

«Nell’autunno del giornalismo, ben venga la primavera del Bullone». Così recentemente Don Antonio Mazzi ha salutato i giornalisti sociali del mensile Il Bullone.  Un giornale, ma non solo. 

Nel 2015, grazie ad un incontro con alcuni giornalisti e grafici di Corriere della Sera, è nato Il Bullone,  un giornale mensile cartaceo e digitale, ideato e realizzato con il coinvolgimento operativo di ragazzi malati, tra studenti e volontari. Una testata mensile, diretta dal volontario Giancarlo Perego, che è diventata la voce di giovani che ogni mese si confrontano, ideano e realizzano un giornale che tratta dei temi cardine della nostra società, cercando di portare un punto di vista differente, che nasce da esperienze condivise e autentiche, anche tramite interviste a testimonial di altissimo livello.

Il Bullone è un giornale concepito e realizzato da ragazzi, dai 14 ai 35 anni, che all’improvviso, o da sempre nel caso di patologie croniche, si trovano ad attraversare non solo la sfida della costruzione della propria identità e del proprio cammino di giovani uomini e donne, ma che devono farlo guardando in faccia l’abisso. 

Un crocevia di storie, esperienze, pensieri, vite, che si intersecano e che piano piano, articolo dopo articolo, cercano di ricostruire e seminare. Ricostruire giovani vite che sembrano spezzate, travolte dalla tempesta della malattia.  Da questa esperienze, sono nati tanti progetti editoriali: libri, podcast, una casa editrice in fase di start up, che si stanno sviluppando, da una parte sia per valorizzare la grandissima ricchezza di contenuti della comunità che ruota intorno al Bullone, sia per aziende che ci chiamano per fare da consulenti di comunicazione e storytelling sociale. 

Al centro del  progetto del giornalismo sociale del Bullone ci sono persone che diventano parte di un comunità, le loro storie di sofferenza e di rinascita, un luogo in cui si trasformano le esperienze individuali in esperienze condivise, che seminano luce dentro sé stessi, e irraggiano sulla società la luce del possibile, anche quando sembra tutto impossibile. 

La professione giornalistica per il Bullone ed i suoi redattori vuol dire anche rimanere fortemente attaccati alla realtà  per quella che è. Una leva attraverso cui poter tentare di piegare e forzare quel sistema in cui si vive, per renderlo più giusto ed inclusivo.  

A oggi i ragazzi attivi e coinvolti nella Fondazione sono circa 150, 84 di loro sono stati riconosciuti come giornalisti pubblicisti ad honorem dall’Ordine dei giornalisti della Regione Lombardia. 4 di loro continuano a scrivere da sopra le nuvole.

Il Bullone è un luogo aperto e inclusivo. La comunità si è allargata sempre più, coinvolgendo anche giovani e altre realtà come i detenuti del Carcere di Opera e San Vittore, i giovani della comunità Exodus di Don Mazzi, gli stranieri accolti nei centri di Intersos di Roma e tanti altri.

L’iniziativa è nata nell’alveo della Fondazione Near Onlus, fondata dall’imprenditore sociale Bill Niada,  un luogo dove i giovani sono motori e ispiratori di pensieri “alti” che contaminano con le loro esperienze ed esempi altri giovani (ma anche gli adulti), portandoli a riflettere su ciò che è davvero importante per la vita di tutti. 

La vera forza della redazione del Bullone è la delicatezza dell’amore, che ci fa riscoprire la vita con la sua autenticità. Una vita che non si nasconde, ma che pone dubbi, che attraversa l’incertezza per acquisire l’unica certezza che possiamo avere: che siamo tutti esseri delicati e fragili, ma che grazie alla sincerità di uno sguardo che accoglie, che indaga senza giudicare, che si apre al diverso, possiamo costruire. Mattone dopo mattone, bullone dopo bullone, una società più umana e armonica.

PREMIO DE SANCTIS PER LA SALUTE SOCIALE A CLAUDIO GUBITOSI 
Mezzo secolo fa, quando la modernizzazione del Mezzogiorno era ancora affidata all’industria pesante, Claudio Gubitosi avviava un esperimento di sviluppo socio-economico basato sulla crescita culturale.

Il nome di Gubitosi è legato a quello di Giffoni Vallepiana, un paese rurale di 12.000 abitanti situato all’interno della provincia di Salerno. È qui, suo paese natale, che nel 1971 egli ha dato vita al Giffoni Film Festival, ormai famoso in tutto il mondo. Protagonisti e giurati della manifestazione sono bambini e ragazzi provenienti da ogni parte d'Italia e del mondo. Come ha certificato il regista François Truffaut, “di tutti i festival del cinema, questo è il più necessario”.

L’internazionalità dell’evento si manifesta attraverso intense relazioni dei giovani ospiti con i più grandi autori dello spettacolo, attraverso il coinvolgimento di 35 Paesi all'interno delle giurie del Festival e attraverso il progetto “Giffoni Voyager” grazie al quale l’idea, il marchio e il format di Giffoni sono stati esportati in 32 paesi, dalla Polonia al Brasile, dagli Stati Uniti all'Australia. A questo si sono affiancati altri progetti come il “Giffoni Innovation Hub”, destinato alle start-up e all'innovazione; il “Giffoni Opportunity” che ruota intorno al concetto di nuove chance di marketing e di comunicazione; il “Giffoni Digital Department”, che intercetta la frontiera delle produzioni audiovisive di grande qualità.

Sede e sintesi di tutte queste iniziative è la “Giffoni Multimedia Valley”, la più imponente struttura per la produzione, la formazione e l'innovazione del Sud Italia, che offre a centinaia di persone la sede ideale per formarsi in team di intelligenze creative impegnate professionalmente nei campi più disparati dello spettacolo: dalla scrittura alla regia, dall’organizzazione di eventi alla comunicazione.

A Giffoni, attraverso il Festival e le mille iniziative a esso collegate, si sono formate intere generazioni di ragazzi che qui hanno potuto passare in rassegna e giudicare il meglio del cinema mondiale e hanno potuto discutere dei problemi essenziali del nostro tempo con i testimoni più autorevoli della cultura, dello spettacolo, della politica e della società. Allo stesso tempo, attraverso il Festival, questi testimoni hanno avuto la possibilità di entrare nel mondo delle nuove generazioni, apprezzandone i valori e le potenzialità. 

Questa originale e poliedrica opera culturale, dovuta alla leadership carismatica e visionaria di Gubitosi, ha avuto una straordinaria ricaduta economica e d’immagine sul territorio in cui si è concretizzata, facendo di Giffoni il paese che, in mezzo secolo, più e meglio è evoluto nel contesto meridionale. 

PREMIO DE SANCTIS PER LA SALUTE SOCIALE A GUIDO BERTOLASO
Il premio per la Legge più innovativa per il settore dei giovani è stato assegnato al Servizio Civile Universale, che nasce al momento della sospensione dell’obbligo di leva per mantenere aperta la possibilità di servire il proprio Paese coinvolgendo i ragazzi e le ragazze, in un’attività di servizio non militare e senz’armi.

Il servizio civile volontario nasce come Servizio Civile Nazionale quando l’on. Nino Andreatta, Ministro della Difesa, ebbe l’intuizione del valore formativo per i giovani di un’attività di servizio fino ad allora considerata come semplice alternativa possibile per gli obiettori di coscienza.

Se in precedenza servizio civile significava soltanto un qualsiasi servizio alternativo alla leva militare, la nascita del Servizio Civile Nazionale consentì di costruire attorno all’idea di “civile” una proposta in positivo rivolta ai giovani e alle giovani italiane, uscendo finalmente da una concezione costruita soltanto sull’idea della mancanza di armi.

Con la fondamentale partecipazione degli Enti di volontariato e della Pubblica Amministrazione, chiamati a formulare proposte di impiego per i volontari, si diffusero nel Paese centinaia di piccoli poli formativi e di attività concreta nei campi dell’assistenza, protezione civile, cultura, ambiente, arte, sport, promozione della pace e dei diritti umani.

Caratteristiche comuni di tutte le proposte avanzate alle ragazze e ai ragazzi, sono state sempre la solidarietà, l’assunzione di responsabilità, la dimensione non competitiva ma collaborativa con gli altri ragazzi e ragazze attivi nei vari progetti. Tutto questo, che costituisce il cuore del servizio civile, è ben rappresentato dal logo che in quei primi anni fu introdotto e che rappresenta un cerchio di giovani che si tengono per mano. 

Il Servizio Civile chiamato dal 2017 Universale, può svolgersi sia in Italia che all’estero presso una pluralità di soggetti, ha durata non inferiore ad otto mesi e non superiore a dodici mesi.

Il successo delle proposte del Servizio Civile rivolte ai giovani ha sempre avuto dimensioni tali da registrate un numero di domande di partecipazione decisamente superiori, alle possibilità concrete garantite dalla copertura di bilancio.

Il premio costituisce, di fatto, anche l’auspicio che il Servizio Civile Universale possa essere ulteriormente sviluppato e permettere ad un ben più alto numero di giovani di sperimentare il proprio desiderio di mettersi al servizio della comunità.

Il premio viene consegnato al dottor Guido Bertolaso che è stato il primo direttore dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, dal settembre 1998 al 2002, che ha avuto il compito ed il merito di qualificare il servizio civile degli obiettori di coscienza, coinvolgere in modo sistematico tutti gli Enti impegnati a costruire opportunità reali di attività e di esperienza per i giovani, organizzando e gestendo insieme a loro, la chiamata, l’impiego, la formazione e l’addestramento dei ragazzi e delle ragazze ammessi a servire il loro Paese, in forme totalmente diverse da quelle proposte dalle Forze Armate.

PREMIO DE SANCTIS PER LA SALUTE SOCIALE A LAURA DALLA RAGIONE
Crescono nel mondo e in Italia i disturbi alimentari e i giovani sono le prime vittime di un disagio profondissimo, misterioso se guardato attraverso le lenti della nostra cultura del cibo. Sono disturbi che feriscono prima le menti e poi i corpi che raggiungono l’orlo di un baratro in una corsa disperata verso un dolore ed un annientamento che non trova soluzione se lasciato a se stesso. L’emergenza è evidente, la toccano con mano le famiglie e i centri di salute mentale, sempre più pieni, sempre in affanno, incapaci di dare risposta ad una domanda di aiuto in perenne crescita, che trascende ormai dalla dimensione personale per diventare malattia sociale. 

La salute sociale passa attraverso la consapevolezza lucida di questi bisogni, per dare una risposta concreta. Per questo è importante puntare il faro sulle esperienze che hanno dimostrato di funzionare come quella della  psichiatra e psicoterapeuta Laura Dalla Ragione che ha fondato e dirige la Rete per i Disturbi del Comportamento Alimentare della USL 1 dell’Umbria, la prima rete pubblica italiana interamente dedicata ai disturbi alimentari. Docente al Campus Biomedico di Roma, come titolare del Corso sui Disturbi del Comportamento Alimentare, Past President della Società Scientifica per la riabilitazione nei DCA SIRIDAP, direttore del Numero Verde Nazionale SOS Disturbi Alimentari della Presidenza del Consiglio e dell’Istituto Superiore di Sanità. 

Un impegno che oltre all’attività clinica ha visto una intensa attività di ricerca scientifica al servizio delle istituzioni. 

PREMIO DE SANCTIS PER LA SALUTE SOCIALE A SOFIA CORRADI
Per aver ideato, promosso e fatto nascere l’azione di maggior successo in campo educativo dell’Unione Europea, il Progetto Erasmus. 

E’ sua l’idea di un sistema universitario diverso nel quale lo studente potesse vedere riconosciuto lo svolgimento di parte del suo piano di studio presso università straniere. 

Ella è riuscita, grazie al suo costante impegno a realizzarlo, portando alla nascita del programma che dal 1987 ha fatto viaggiare oltre dieci milioni di ragazzi europei e ha permesso a quasi 600 mila universitari italiani di vivere un'esperienza di studio (e di vita) all'estero.  

L'aumento dei nostri connazionali impegnati in un programma di mobilità è stato costante nell’ultimo decennio fino al 2019-2020, con 250.600 studenti partiti, di cui 55.180 per un tirocinio, che ha rappresentato un'opportunità per 13.000 neolaureati nel 2014-2020, a fronte di 182 mila loro coetanei stranieri giunti da noi nello stesso arco temporale.  

Dopo la pandemia, che ha rallentato gli spostamenti, si spera che la curva possa tornare a crescere.  

Erasmus ha positivamente scardinato i sistemi universitari non solo in Europa, ma in tutto il mondo, e oggi anche i Paesi che non vi partecipano ne adottano gli standard.  

La professoressa Corradi riteneva che il capitale umano andasse sprecato e che il fatto che gli studi all’estero non fossero riconosciuti fosse una stortura.  

Intere generazioni di giovani europei le devono gratitudine per averla eliminata. 

 



05 ottobre 2022
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