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Scandalo sanità in Basilicata. Blitz Procura per sospetti illeciti nella gestione del Ssr, tamponi Covid e ‘pacchetti di voti’ in cambio di atti o ritorsioni. Arresti e perquisizioni, anche in Regione


In carcere il consigliere Francesco Piro, ai domiciliari il sindaco di Lagonegro, Maria Di Lascio. Obbligo di dimora per l’assessore all’Agricoltura Francesco Cupparo e per l’ex assessore alla Salute Luigi Rocco. Divieto di dimora e sospensione dall’esercizio di funzioni pubbliche per il Dg dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera, già direttore amministrativo dell’Asp Basilicata e commissario straordinario dell’Aor. Perquisizioni e informazioni di garanzia anche per il presidente della Regione Vito Bardi e l’assessore alla Salute Francesco Fanelli.

07 OTT -

Basilicata travolta dagli esiti di una indagine della Procura di Potenza che ha portato all'emanazione di diverse misure cautelari verso personalità importanti della scena politica e sanitaria regionale. Contro di loro sono state elevate 23 imputazioni provvisorie, che vanno dal delitto di induzione indebite (riqualificato in alcuni casi dal Gip in quello di corruzione) a quelli di concussione tentata, peculato, traffico di influenze ed abuso di atti di ufficio. Il consigliere Francesco Piro, arrestato, è accusato anche di rapporti con la criminalità organizzata.

Tra le altre misure emesse dalla procura, è finita ai domiciliari il sindaco di Lagonegro, Maria Di Lascio. Obbligo di dimora per l’assessore all’Agricoltura Francesco Cupparo e per l’ex assessore alla Salute Luigi Rocco. Divieto di dimora e sospensione dall’esevizio di funzioni pubbliche per il Dg dell’aro San Carlo, Giuseppe Spera, già direttore amministrativo dell’Asp Basilicata e commissiona straordinario dell’Aor.

Perquisizioni e informazioni di garanzia anche per il presidente della Regione Vito Bardi, l’assessore regionale alla Salute Francesco Fanelli, l’assessore regionale alle Infrastrutture Donatela Merra, l’assessore comunale di Lagonegro Gianni Mastroianni e il dirigente del settore amministrativo della Regione Basilicata e segretario generale della Giunta regionale Antonio Ferrara.


“Le vicende oggetto di indagine si inquadrano in diversi filoni investigativi”, spiega la Procura in una nota. Uno riguarda la gestione della sanità lucana, “con particolare riferimento sia alle attività amministrative prodromiche e deliberative inerenti al progetto di costruzione del nuovo ospedale di Lagonegro (in ordine al quale  sono previsti investimenti per circa 70 milioni di euro) e quelle relative alle nome di personale medico e paramedico presso l’ospedale San Carlo”.

Le indagini si sono poi concentrate sulle attività “tese al procacciamento di voti in occasione delle elezioni comunali di Lagonegro, nel corso delle quali”, secondo il costrutto accusatorio, “gli indagati, avvalendosi delle loro prerogative pubbliche, ottenevano la promessa di voti o di ‘pacchetti di voti’, in cambio di atti del loro ufficio pubblico (trasferimenti, promozioni, assunzioni, affidamenti di servizi pubblici, vari favoritismi collegati all’inseguimento del nuovo ospedale di Lagonegro ect”.

C’è poi un filone, spiega la nota della Procura, relativo alla gestione, nel primo periodo della pandemia di Covid-19 e in particolare dei “kit tampone”. “In particolare - si legge nella nota -, secondo la ricostruzione accusatoria, esponenti dell'Amministrazione regionale a differenza degli altri comuni cittadini, accedevano a tali controlli, in assenza dei rigidi presupposti all'epoca richiesti dalla normativa”.

Piro è anche accusato di avere “non solo relazioni con esponenti della locale criminalità organizzata ma, non di rado, per raggiungere proprie finalità personali, politiche ed elettorali, ed a scopo intimidatorio, ostentava ai suoi interlocutori i suoi asseriti collegamenti con contesti criminali calabresi”.

Inoltre, in occasione della ultime elezioni nazionali del 25 settembre, “nel corso della quale alcuni degli indagati strumentalizzavano la loro funzione pubblica per effettuare delle ritorsioni contro soggetti che erano ritenuti non disponibili a sostenere il candidato Piro”. In particolare, si legge nella nota della Procura, “il Sindaco di Lagonegro”, finita ai domiciliari, "richiedeva (senza riuscirvi), a funzionari di società che gestiscono le reti di telefonia mobile, di disattivare i ponti radio da loro gestiti, per impedire così il traffico telefonico in determinate zone dell'area geografica sopra indicata dove abitavano i non-sostenitori del Piro affinché a costoro fosse (di fatto) impedito di usufruire del servizio telefonico mobile”, si attivava per “impedire che altro presunto non sostenito del Piro accedesse alle condotte idriche a servizio di terreni agricoli, mentre venivano programmate altre ritorsioni contro altri presunti avversari politici o meglio non-sostenitori del predetto candidato”.



07 ottobre 2022
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