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In Italia 25 mln di malati cronici. A Roma la 1ª Conferenza per promuovere l’accesso alle cure


Sono più di 25 milioni gli italiani affetti da una malattia cronica e 7,6 milioni in modo grave. Le donne le più colpite. In testa alla classifica artrosi, artrite e ipertensione arteriosa. Ma per i pazienti ancora difficoltà di accesso ai servizi, inadeguatezze delle prestazioni e disparità tra le aree del Paese. Un appello per risolvere queste criticità è arrivato stamani dalla “1a Conferenza italiana sull'accesso alle cure nelle malattie croniche", organizzata da Nps Italia Onlus.

21 SET - Venticinque milioni, pari al 45,6% della popolazione con più di 6 anni di età. A tanto ammontano gli italiani affetti da almeno una patologia cronica. Tra essi, 7,6 milioni sono affetti da una grave patologia cronica: diabete, infarto del miocardio, angina pectoris e altre malattie del cuore, ictus ed emorragia cerebrale, bronchite cronica, enfisema, cirrosi epatica, tumore maligno (inclusi linfoma/leucemia), malattia di Parkinson e Alzheimer, demenze senili.
E in quest’ultima categoria le donne sono in assoluto le più colpite con un tasso di multi cronicità (vale a dire più malattie croniche contemporanee) quasi doppio rispetto agli uomini.
In assoluto, tuttavia, sono artrosi e artriti la prima singola causa di malattia (colpiscono il 18,3% degli italiani con più di 6 anni), seguiti da ipertensione (13,6%) e malattie allergiche (10,7%).
Ad aggravare il quadro, circa 2 milioni 600 mila persone che vivono in condizione di disabilità, pari al 4,8 % della popolazione. Una percentuale che raggiungere il 44,5 % nella fascia di età con più di 80 anni.
Sono i dati contenuti nel dossier malattie croniche (vedi il testo integrale allegato a fondo pagina) presentato stamani alla “1a Conferenza italiana sull'accesso alle cure nelle malattie croniche", organizzata da Nps Italia Onlus

con il patrocinio del Senato e della Camera, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dei Ministeri del Lavoro e Politiche Sociali, Salute e Pari Opportunità. A sostegno dell'iniziativa anche l'Iss, l'Aifa, la Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome, la Regione Lazio, il Comune di Roma, la Provincia di Roma, Upi, Fiaso e Federsanità Anci.

I dati testimoniano una trasformazione radicale nell’epidemiologia del nostro Paese. I dati Istat più recenti indicano che il 45,6% della popolazione al di sopra dei 6 anni è affetto da almeno una malattia cronica. In tutto più di 25 milioni di persone, delle quali 7,6 milioni soffrono di una patologia cronica grave e 8,1 milioni risultano affetti contemporaneamente da tre o più malattie croniche. Crolla, inoltre, un luogo comune: la cronicità non è un problema della Terza Età. Ne soffrono 7,6 milioni di italiani tra i 6 e i 44 anni e di questi 2 milioni figurano nella fascia di età tra i 6 e i 24 anni.
La cronicità diventa invece un “affare” della Terza Età soprattutto nei casi di patologie croniche gravi o nella multi cronicità dove oltre il 60% delle persone colpite ha più di 65 anni.

Una fotografia che impone un nuovo approccio assistenziale basato sulla necessità di garantire terapie e assistenza personalizzati e per un periodo molto lungo per milioni di cittadini. La Prima Conferenza nazionale sull’accesso alle cure nelle malattie croniche nasce proprio con l’obiettivo di fare il punto sulla realtà italiana per individuare pregi e debolezze del sistema, al fine di promuovere eventuali riforme nel segno di una medicina più orientata alla cronicità e con l’obiettivo di creare quelle sinergie indispensabili tra i diversi livelli assistenziali oggi esistenti e spesso frammentati (Asl, Comuni, Volontariato, ecc).
“Infatti, nonostante si parli continuamente delle criticità affrontate dai malati nel loro percorso di accesso alle cure, tranne che per sporadici interventi, questo tema continua a non ricevere il giusto rilievo e risposte concrete”, ha osservato Rosaria Iardino, presidente di Nps-Network Persone Sieroposive. “Eppure – ha continuato - il contesto socio-sanitario nel quale viviamo reclama risposte immediate. Sono sotto gli occhi di tutti le evidenti differenze di opportunità che contraddistinguono il nostro Paese: i cittadini godono degli stessi diritti sulla carta (a partire da quella Costituzionale), ma nei fatti vengono mal assistiti in molte aree, specialmente al Sud. Non si può più negare che abbiamo 21 sanità diverse. E le differenze di opportunità si acuiranno ancora di più con l’entrata a regime del federalismo fiscale. Lo possiamo toccare con mano già da ora: in Lombardia le cure odontoiatriche gratuite sono interdette ai pazienti extra regione, chi vuole usufruirne se le deve pagare di tasca propria. E questo è solo un piccolo ma significativo esempio”.
 
Più critico il fronte dell’accesso ai farmaci innovativi: “Il nodo del recepimento immediato del prontuario farmaceutico da parte delle Regioni non è stato ancora sciolto”, spiega Iardino. “Una volta ammesso al commercio dall’Aifa o dall’Ema, il farmaco dovrebbe infatti essere disponibile ovunque. Invece, in molte Regioni la sua disponibilità è legata alla valutazione di commissioni. Alcune di queste sono di carattere regionale, altre, addirittura sono provinciali o, ancora istituite presso singole Asl. Soprattutto le commissioni locali applicano spesso un veto all’introduzione dei nuovi farmaci sulla base di considerazioni che si limitano alla sola valutazione del costo del medicinale e quindi all’impatto immediato che questo può avere sul bilancio sanitario regionale”. Il risultato? Non tutte le Regioni garantiscono ai cittadini un accesso tempestivo ai farmaci innovativi.
Difficoltà si registrano anche sul fronte dell’accesso a una diagnosi tempestiva per mancanza di strumentazione.
“E questi – ha evidenziato Iardino - sono “mali comuni” che toccano non solo le persone colpite da Hiv, ma anche tanti, tantissimi pazienti con patologie croniche, penso ai malati di cancro, di epatite C, di artrite reumatoide. Per questo è importante ascoltare tutte le Associazioni: se stiamo insieme la voce è più forte”.
 
Cosa chiedono, dunque, le associazioni? “Vogliamo chiarezza da parte dei politici. Vogliamo sapere se c’è un unico Servizio sanitario nazionale o se invece ce ne sono 21. Così come riteniamo – ha concluso Iardino - che le Associazioni dovrebbero essere ascoltate nella fase di stesura dei Piani sanitari regionali, perché quando si parla di politica sanitaria ed economica si parla anche di noi”.
 

21 settembre 2010
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