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Malattie respirazione. Dal ministero un manuale sul ruolo del medico di famiglia

Un ruolo che deve essere potenziato e sviluppato perché, ricorda il documento, “un’adeguata assistenza sul territorio può ridurre i ricoveri ospedalieri e incidere in modo decisivo sulla storia naturale delle malattie”. Ma servono “adeguati investimenti e trasferimenti di risorse”.

29 GEN - “L’unica via oggi praticabile per far fronte all’impatto sociale delle principali patologie consiste in un miglior utilizzo dei principi e dei metodi di approccio tipici della ‘primary care’”. Ne è convinta l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ma anche il ministero della Salute, che proprio con questa frase apre il volume La formazione nell’ambito delle malattie respiratorie: il punto di vista del Medico di Medicina Generale, elaborato dalla Gard Italia (l’alleanza promossa presso il ministero della Salute per discutere e promuovere iniziative relative alla salute respiratoria) con l’obiettivo di dare, tra l’altro, una prima strutturazione al tema della diagnosi precoce nell’ambito delle patologie respiratorie.

La prefazione del documento è affidata a Germano Bettoncelli, della Società Italiana di Medicina Generale (Simg), secondo il quale l'area delle cure primarie riveste particolare importanza per le patologie fumo-correlare e in generale per le malattie respiratorie croniche, “poiché la maggior parte delle consultazioni per questi problemi avviene nell’ambito della medicina generale”.


Un potenziamento dell'assistenza per queste patologie non può solo migliorare la salute e l'assistenza ai cittadini. Ma rappresentare anche una soluzione per il sistema perché, sottolinea Bettoncelli, “un’adeguata assistenza sul territorio al paziente con malattie respiratorie può ridurre i ricoveri ospedalieri e incidere in modo decisivo sulla storia naturale delle malattie; inoltre, quando il ricovero è necessario, un buon coordinamento tra medicina generale e specialistica ospedaliera contribuisce a ridurre sensibilmente i tempi di degenza”.

Protagonista principale di questa assistenza è il medico di medicina generale (Mmg), che “deve possedere una cultura e strumenti gestionali nuovi, che presuppongono adeguati investimenti e trasferimenti di risorse, da indirizzare specialmente all’area della prevenzione, dell’educazione e delle strategie di management. Il Mmg deve altresì avere mezzi cui attingere quali standard di cura, linee guida, sistemi di aggiornamento specifici per la sua area operativa, e di sistemi informativi efficaci, comprensivi di flussi di dati derivati da linee di ricerca applicate alla vita reale dei pazienti e a questa di nuovo riconducibili”. Informazioni che vogliono essere fornite anche attraverso il documento proposto dal ministero della Salute.
Per realizzare tutto ciò, secondo gli esperti della Gard, è però necessaria una riorganizzazione delle attività ambulatoriali che preveda “la presenza stabile nello studio del Mmg di personale infermieristico adeguatamente formato, anche per questi compiti e sul territorio la presenza d’infermieri di area pneumologica, fisioterapisti respiratori e tecnici di funzionalità respiratoria”.

“Tutto ciò – conclude Bettoncelli - non può essere disgiunto da un’attenta analisi dei carichi di lavoro richiesti per il raggiungimento di specifici obiettivi, e delle risorse cui attingere. Valga ad esempio tutto ciò che riguarda il ruolo delle recenti nuove forme associative della medicina generale, della telemedicina e dei nuovi software di supporto gestionale”. Insomma, come detto in precedenza, di “adeguati investimenti e trasferimenti di risorse”.

 

29 gennaio 2013
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