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Puglia. Scandalo sanità. Ex governatore Fitto condannato a 4 anni per corruzione

Secondo i giudici l’ex presidente ricevette nel 2005 una tangente da 500mila euro dall'imprenditore della sanità Giampaolo Angelucci, condannato anche lui a 3 anni e sei mesi. In cambio appalto alla Tosinvest da 198 milioni di euro per la gestione delle Rsa. Fitto: “Non ho preso nessuna tangente”. IL DISPOSITIVO.

13 FEB - La seconda sezione del Tribunale di Bar presieduta da Luigi Forleo, ha emesso stamani il dispositivo della sentenza di primo grado (le motivazioni perverranno in 90 giorni) con cui ha condannato a 4 anni di reclusione l'ex governatore pugliese Raffaele Fitto per i reati di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e abuso d'ufficio (La procura per lui aveva chiesto 6 anni e 6 mesi di reclusione). In totale i giudici hanno emesso 13 condanne tra cui figura anche l'imprenditore romano Giampaolo Angelucci (3 anni e 6 mesi per corruzione e illecito finanziamento). Oltre a condannare Fitto e Angelucci, i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Bari hanno condannato altri 11 dei 30 imputati. Le pene inflitte sono comprese tra un anno e quattro anni e sei mesi di reclusione. Tra gli altri sono stati condannati i fratelli e imprenditori salentini Piero e Dario Maniglia: rispettivamente a quattro anni e a quattro anni e sei mesi di reclusione, per i reati di associazione per delinquere e truffa.
 
Per i giudici l’ex governatore pugliese e candidato capolista alla Camera in Puglia nella fila del Pdl, nella campagna elettorale del 2005 ricevette una tangente da 500mila euro da Angelucci e in cambio fece assegnare alla Tosinvest l'appalto da 198 milioni di euro per la gestione delle Rsa.

Condonati però, a causa degli effetti dell’indulto, tre dei quattro anni di reclusione inflitti dal Tribunale di Bari all'ex ministro per presunti illeciti in appalti. Fitto è stato ritenuto responsabile anche di uno dei due episodi di abuso d'ufficio, quello relativo allo stanziamento dei fondi per gli oratori destinati inizialmente all'impiantistica sportiva. 
 
Fitto è stato invece assolto dal reato di peculato e da un'altra contestazione di abuso d'ufficio. Ma l’ex governatore è stato condannato anche all'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e ad un anno di inibizione a trattare con la pubblica amministrazione.
Disposte anche confische di beni: per le società di Angelucci per una valore di oltre 6,6 mln di euro, mentre per Fitto l'ammontare è di 500 mila euro. Sia per Fitto che per Angelucci deciso il risarcimento dei danni nei confronti della Regione Puglia, costituitasi in giudizio, ma da definire in altra sede.
 
Molte condanne per illeciti amministrativi hanno colpito anche le numerose società coinvolte, a partire da quelle facenti capo al gruppo Tosinvest come il Consorzio San Raffaele, la Fondazione San Raffaele ed altre con il pagamento di pene pecuniarie per centinaia di migliaia di euro. Condannate anche le società "La Fiorita" e la Cascina" e Duemila.
 
Durissima la reazione dell’ex governatore che come riporta RepubblicaBari.it ha dichiarato come “nella sentenza di condanna, leggo che io avrei preso una tangente. Una tangente del c..., io non ho preso nessuna tangente”. ha detto l'ex ministro ai giornalisti. "Non accetto - ha precisato - che venga indicata in questo modo, perché la gara in questione è regolare, perché la pubblica accusa ha archiviato i componenti della commissione di gara". "La gara -  ha spiegato - è stata fatta da un dirigente con una determina dirigenziale. L'ha fatta nominando i componenti della commissione e venendo assolto in via definitiva con sentenza passata in giudicato. Io sono stato imputato anche per il reato di falso collegato a questa corruzione, e sono stato assolto".
"Ora - ha aggiunto - a fronte di una gara regolare sono state assegnate undici Rsa al gruppo Angelucci, due delle quali sono state attivate con la forma del contratto dalla mia giunta, e nove attivate e inaugurate dalla giunta e dal presidente Vendola. In questa situazione vi è stato un finanziamento, non una tangente. Io non ho mai preso in euro. Io ho avuto come partito politico un contributo regolare, fatto con bonifico bancario".

Per Fitto, l'accusa prevede che "io sia scemo e ritengo questa sentenza un atto di accusa nei miei confronti che chiarisce che sono deficiente, perchè prendo la tangente con bonifico bancario alla 'Puglia prima di tutto' , e non in una bella busta o valigetta a me personalmente". "La prendo - ha continuato - per un importo pari allo 0,25% dell’appalto base di una gara regolare per avere un contributo che viene dichiarato pubblicamente con due dichiarazioni congiunte, della parte che lo eroga e della parte che lo riceve, iscritto nel bilancio della 'Puglia prima di tutto', inviato alla Camera dei deputati che lo approva, e certificato dalla Corte dei conti". "Questa - ha concluso Fitto - è la tangente di cui stiamo parlando. Io, a chiunque si permette di dire che ho preso una tangente, gli faccio un servizio così. Mi sono seccato di questa cosa". Poi una stoccata anche alla magistratura “È entrata a piedi uniti nella campagna elettorale. Non capisco la fretta di pronunciare la sentenza il 13 febbraio, guarda caso il giorno dell'arrivo di Berlusconi. Perché? La verità è che in Puglia il centro destra è in recupero e quindi c'è stata la necessità di accelerare". Si tratta di una sentenza etica e politica, accusa Fitto. "Perché chi ha indagato su di me è stato promosso e chi ha indagato su Vendola punito o trasferito? Faccio notare che i Pm che hanno indagato su di me uno è diventato procuratore capo di Brindisi, uno è finito al Csm, un altro addirittura assessore della giunta Vendola".

13 febbraio 2013
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