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Tagli alla sanità. Società scientifiche: “Qualità, efficacia e innovazione sono valori irrinunciabili"

Aiac, Anmco, Sici-Gise, Sicve e Sirm si appellano a Monti, Balduzzi, Tomassini, Palagiano e Palumbo contro i rischi derivanti dai tagli: rinuncia a elevati livelli di competenza nell’uso delle tecnologie; discrepanza tra restrizione economiche e necessità di garantire interventi “salva-vita” qualitativamente adeguati.

15 FEB - “Vogliamo mettere a disposizione il nostro know how perraggiungere sempre maggiori sinergie tra Istituzioni Pubbliche, altre Società Scientifiche, partner tecnologici, e partecipare al processo multidimensionale e multidisciplinare dell’ Health Technology Assessment, la cui importanza sarà sempre più rilevante in contesti come quello attuale nelle valutazione del processo decisionale sanitario”.

È quanto chiedono Luigi Padeletti dell’Aiac, (Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione), Francesco Bovenzi dell’Anmco (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), Alberto Cremonesi della Sici-Gise (Società Italiana di Cardiologia Invasiva ed Interventistica), Flavio Peinetti della Sicve (Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare) e Francesco Florio della Sezione di Radiologia Vascolare ed Interventistica della Sirm in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, al ministro della Salute Renato Balduzzi, al presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali Antonio Palagiano, al presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Giuseppe Palumbo e al presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato Antonio Tomassini per esprimere congiuntamente “una forte preoccupazione circa gli annunciati tagli riferiti al settore sanitario”.


“Se da una parte la revisione della spesa è del tutto auspicabile, è necessario ricordare al decisore pubblico come la sostenibilità e l’accesso del paziente ad interventi ‘salva-vita’ qualitativamente adeguati non possano essere assolutamente messi in discussione”, scrivono le 5 Società Scientifiche direttamente coinvolte nel settore cardiovascolare.

Ecco, nel dettaglio, i contenuti della lettera inviata dalle Società Scientifiche ai rappresentati istituzionali.

Le procedure endovascolari: un settore in continua evoluzione
Negli ultimi anni la diagnosi e la cura delle malattie cardiovascolari acquisite e congenite si è fortemente evoluta con uno sviluppo esponenziale delle procedure endovascolari.
Profondi sono i mutamenti che si sono verificati negli ultimi anni : le procedure mininvasive, endo ed extravascolari, sono oggi praticate con gran successo da sempre più numerosi cardiologi, radiologi interventisti e chirurghi vascolari, con enorme vantaggio e gradimento per i Pazienti.
L’applicazione delle tecniche percutanee alle cardiopatie strutturali e alla patologia vascolare periferica nella sua più estesa accezione ha rappresentato per l’intera comunità interventistica uno sforzo di proporzioni frequentemente sottostimate.
Gli esempi più eclatanti di questa rivoluzione epocale sono sotto gli occhi di tutti: nei nostri laboratori e nelle nostre sale operatorie, classiche o ibride, oggi si eseguono, accanto alle classiche angioplastiche coronariche, impianti percutanei di valvola aortica, riparazione trans catetere di valvola mitralica, stenting carotideo, riparazione di aneurismi, rivascolarizzazione nell’ischemia critica degli arti inferiori, impianto di defibrillatori e terapia delle aritmie complesse, trattamento di cardiopatie congenite, ecc.
Se a questo si aggiunge che la tipologia dei pazienti con patologia cardio-vascolare si è fatta sempre più complessa sotto il profilo clinico (invecchiamento della popolazione, coesistenza nello stesso paziente di patologie multi-distrettuali, ecc.), appare evidente come la capacità tecnica dell’operatore nel condurre un intervento sia requisito fondamentale, ma non unico, per il conseguimento del successo terapeutico.
Nel processo di diagnosi e cura, fattori come le caratteristiche strutturali ed organizzative dell’ospedale, l’uso di dispositivi impiantabili di qualità certificata e una corretta gestione dell’innovazione tecnologica giocano un ruolo non meno importante della competenza e formazione del personale medico e tecnico/infermieristico.

Medical devices ed interventista cardio-vascolare: un binomio inscindibile
Quanto chiarito in precedenza conferma l’importanza del rapporto tra la tecnologia applicata ed il risultato clinico ottenuto sul paziente.
Questo è argomento molto spesso poco affrontato, ma non per questo secondario. Le caratteristiche tecnologiche dei presidi, diagnostici o terapeutici, che il medico usa nel suo complesso percorso di diagnosi e cura hanno sempre un evidente impatto sia sull’accuratezza diagnostica che sull’efficacia dei nostri interventi.
La tecnologia è ormai l’interfaccia ineludibile che si frappone tra il medico e la patologia del paziente, e il risultato del nostro intervento è quindi conseguenza non solo delle nostre capacità professionali ma anche dell’uso corretto dell’elemento tecnologico.
Ne consegue che la razionale applicazione dei dispositivi forniti dall’innovazione tecnologica apporta a chi ne fruisce (il cittadino - utente), considerevoli benefici in termini di miglioramento di qualità della vita e riduzione della mortalità.
Questa è la situazione attuale delle nostre discipline, settori cruciali nei quali, da una parte le tecnologie applicate sono sempre più complesse e quindi costose, e dall’altra è profondamente avvertita l’esigenza di competenza e formazione professionale.
Le Società Scientifiche da noi rappresentate, perfettamente consapevoli dei problemi che investono in toto il nostro Paese e, in particolare, il settore della Sanità, pongono l’attenzione a due elementi critici:
- la necessità ineludibile di mantenere elevate livelli di competenza professionale in un campo ad alto impatto tecnologico;
- la discrepanza tra restrizione delle risorse economiche e necessità di fruire dell’innovazione tecnologica, nella pratica clinica giornaliera.
Il punto fondamentale è quindi creare un sistema in cui la sostenibilità delle nostre prestazioni deve essere il reale obiettivo condiviso sia dal medico che dalle istituzioni
pubbliche.

Le Società Scientifiche tra condotta etica e sostenibilità economica: la vera sfida del prossimo futuro
I grandi studi degli ultimi anni hanno dimostrato che, nel processo di diagnosi e cura, le caratteristiche strutturali ed organizzative delle reti territoriali, nonché l’uso di dispositivi impiantabili di qualità certificata, giocano un ruolo critico per l’efficacia del risultato ottenuto sul paziente.
E’ anche del tutto evidente che l’innovazione ha un alto impatto sulle risorse disponibili e la sfida oggi è sostenere, con le limitate risorse a disposizione del sistema sanitario attuale, l’evoluzione di terapie ad alto contenuto tecnologico.

Le Società Scientifiche direttamente coinvolte nel settore cardiovascolare (AIAC, ANMCO, SICI-GISE, SICVE, SIRM) esprimono congiuntamente una forte preoccupazione circa gli annunciati tagli riferiti al settore sanitario: se da una parte la revisione della spesa è del tutto auspicabile, è necessario ricordare al decisore pubblico come la sostenibilità e l’accesso del paziente ad interventi “salva-vita” qualitativamente adeguati non possano essere assolutamente messi in discussione.

Dobbiamo tutti noi prendere atto che le nostre scelte nel trattamento del paziente, per quanto integrate nel concetto della sostenibilità, non possono derogare dal comportamento etico e dal rispetto dei diritti costituzionali riguardanti la tutela della salute: scelte inopinate che mettano in discussione la qualità dei dispositivi impiantabili possono generare condizionamenti economici assolutamente inaccettabili.

L'articolo 32 della nostra Costituzione è chiaro: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" e una recente sentenza della Corte Di Cassazione (sez. VI Penale - sentenza 2 Marzo 2011, n. 8254) richiama tutti noi ai nostri indiscutibili doveri. In particolare: “….il medico, nell’esercitare la propria professione, deve avere come obiettivo fondamentale la cura dell’ammalato, utilizzando a tale fine, tutti gli strumenti e le attrezzature scientifiche e tecnologiche a sua disposizione”.

La sentenza prosegue poi affermando che “……Ciò posto, esclusa una loro funzione di garanzia per la salute del paziente, e, dovendosi escludere la possibilità, in considerazione della natura costituzionale del diritto alla salute, di anteporre alla tutela di tale diritto la logica economica, il medico in alcun modo è tenuto al rispetto di tali linee guida, quando le ritiene in contrasto con gli interessi del paziente”.

La Corte conclude: “…… La logica dell'assistenza, invero deve essere informata alla tutela della salute e la direttrice del medico non può che essere quella di rapportare le proprie decisioni solo alle condizioni del malato, del quale è, comunque, responsabile”.

Analizzando dunque attentamente le notizie riguardanti le misure previste dalla revisione di spesa e dalla legge di stabilità, sorgono spontanee precise domande che, attualmente, non trovano una risposta soddisfacente:
- per quale motivo i rappresentanti delle Società Scientifiche, cioè i veri esperti di settore, non sono presenti ai tavoli tecnici e tantomeno vengono integrati negli organi Istituzionali deputati a stabilire l’adeguatezza dei farmaci e dei dispositivi impiantabili?
- se è vero che la qualità certificata dei dispositivi impiantabili condiziona fortemente l’efficacia dei risultati clinici sul paziente, per quale motivo le caratteristiche tecniche
dei prodotti e le evidenze scientifiche derivanti dagli studi clinici non trovano una adeguata valorizzazione nel processo di revisione della spesa sanitaria?
- è eticamente corretto pensare che il paziente clinicamente complesso, per motivi di sostenibilità economica, si veda negato l’accesso a strategie terapeutiche che richiedano l’uso di innovazione tecnologica e/o di prodotti di qualità certificata?
- sotto il profilo della responsabilità professionale, è accettabile che lo specialista che effettua un intervento si veda costretto ad usare materiali che per caratteristiche tecnologiche o evidenza scientifica non corrispondano completamente alle specifiche esigenze del paziente?


Le Società Scientifiche scriventi auspicano di poter mettere a disposizione il loro know how al fine di raggiungere sempre maggiori sinergie tra Istituzioni Pubbliche, altre Società Scientifiche, partner tecnologici, per poter partecipare al processo multidimensionale e multidisciplinare dell’ Health Technology Assessment, la cui importanza sarà sempre più rilevante in contesti come quello attuale nelle valutazione del processo decisionale sanitario.

Riteniamo che, nel prossimo futuro, la vera “mission” delle Società Scientifiche debba essere proprio quella di contribuire alla raccolta di dati clinici affidabili e certificati che permettano, al Decisore Pubblico ed ai Partner Aziendali, di governare un sistema in cui la sostenibilità è l’elemento chiave per garantire cure adeguate con tecnologie di alta qualità.

Prof. Luigi Padeletti
AIAC (Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione)

Dr. Francesco Bovenzi
ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri)

Dr. Alberto Cremonesi
SICI – GISE (Società Italiana di Cardiologia Invasiva ed Interventistica)

Dr. Flavio Peinetti
SICVE (Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare)

Dr. Francesco Florio
Sezione di Radiologia Vascolare ed Interventistica della SIRM

 

15 febbraio 2013
© Riproduzione riservata


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