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Roma. Ordine dei medici incontra la Procura: “Categoria non è associazione per delinquere”

Incontro tra il presidente Roberto Lala e il procuratore aggiunto Leonardo Frisani. Al centro il caso dei 40 tra medici ed infermieri dell’ospedale Pertini denunciati dopo la morte di un paziente pochi mesi fa. Lala: “Abbiamo convenuto che non è giusto né opportuno dare della categoria medica un’immagine distorta”.

15 APR - Nuovo incontro tra Roberto Lala, presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri e Leonardo Frisani, procuratore aggiunto della Capitale: insieme hanno esaminato la vicenda che nei mesi scorsi ha visto oltre quaranta operatori dell’Ospedale Sandro Pertini, tra medici e infermieri, raggiunti da una raffica indiscriminata di avvisi di garanzia dopo il decesso di un paziente.
 
L’incontro, tenutosi in Procura nei giorni scorsi, ha fatto seguito all’impegno preso dal presidente dei camici bianchi romani durante l’assemblea convocata al Pertini all’indomani delle decine di avvisi di garanzia notificati al personale del nosocomio.
 
“Un impegno che avevo il dovere di mantenere”, ha sottolineato Lala. “Era necessario un confronto con la Procura di Roma su questa vicenda e sul numero abnorme di comunicazioni giudiziarie, nonché sui nomi di medici e di altro personale che la stampa ha subito diffuso. Ringrazio il dott. Frisani di averlo permesso e sono soddisfatto dell’esito che ha avuto“.
 

A termine dell’incontro, infatti, il PM ha confermato che la Procura di Roma valuterà con grande attenzione le segnalazioni del Presidente dell’Ordine circa le iscrizioni collettive nel registro degli indagati, così da tutelare, nel modo dovuto, la professionalità e l’onorabilità dei medici.
 
“Fermo restando che la Magistratura ha il dovere di accertare ogni eventuale responsabilità e che l’Ordine ha pieno interesse a collaborare a tali accertamenti – ha ricordato il presidente dei medici capitolini -  con il Procuratore aggiunto Frisani abbiamo chiarito e convenuto, in piena sintonia, che non è giusto né opportuno dare della categoria medica un’immagine distorta, simile a quella di un’associazione per delinquere. Altrimenti – ha evidenziato Lala - s’ingenera nell’opinione pubblica sfiducia in chi ha la missione di tutelare la salute proprio della collettività. Inoltre, si finisce per terrorizzare, o perlomeno demotivare, gli operatori delle strutture sanitarie, rischiando una paralisi delle stesse.”

15 aprile 2013
© Riproduzione riservata


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