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Sanità e welfare nella Conferenza delle donne del PD

di Annarita Frullini

Ho sentito molti degli argomenti affrontati vicini al pensiero espresso dalle donne medico e al loro chiedere di vivere pienamente la professione, senza penalizzazioni nella biologia o nel sociale. Dai lavori di questa conferenza potranno essere tratti utili spunti, nell’ipotesi di una Conferenza nazionale medici donna

16 LUG - La Conferenza delle Donne Democratiche s’incontra periodicamente dal febbraio 2011 perché la comune appartenenza al genere femminile è stata sentita come politicamente rilevante. Ho partecipato, perché invitata, all’appuntamento di questo organismo svoltosi a Roma il 13 luglio scorso, sotto il titolo “Donne che fanno la differenza”, con l’intento di cercare affinità nelle politiche di genere, pur nelle ovvie differenze fra un partito e la realtà medica femminile.
 
Le Democratiche, dopo l’aumento della presenza femminile, sia nelle elezioni parlamentari sia in quelle amministrative, hanno ripreso i temi di democrazia paritaria, lavoro, welfare, sviluppo del Paese e politiche di contrasto alla violenza.
Interessante e significativa la proposta di Rosaria Iardino, che ha lanciato l’idea di una conferenza su Sanità e Welfare: un incontro non solo declinato sul genere femminile, ma che, a partire dal linguaggio delle donne, coinvolga tutti perché sempre più persone, sempre più donne, stanno rinunciando a cure e prevenzione.
 
Condivisibile l’obiettivo, enunciato da Roberta Agostini Portavoce nazionale delle Democratiche, di rendere più aperta ed inclusiva la politica attraverso un ricambio delle classi dirigenti, dentro e fuori le istituzioni, ancora troppo spesso in mani esclusivamente maschili. L’elemento di rottura non è il fisiologico riequilibrio generazionale ma l’avere più donne nella scena pubblica: per questo le democratiche hanno investito su una richiesta di cambiamento e sul desiderio delle donne di mettersi in gioco.
 
Come dice  Nadia Urbinati, c’è interesse verso un “modo di pensare le relazioni con gli altri e con noi stesse", come riconoscimento del proprio valore attraverso il riconoscimento del valore degli altri.
In tutti i luoghi elettivi, anche nei consigli degli ordini e/o negli organigramma sindacali si sperimenta come la democrazia paritaria sia risorsa per il cambiamento, non solo riequilibrio della rappresentanza.
E come sia necessario esserci con una consapevolezza fondata sulla qualità della proposta, intrecciando presenza ed idee, etica e rigore dell'impegno,  scommettendo sulle donne che hanno il coraggio di mettersi in campo.
Condivisibile Roberta Agostini anche quando dice che il meccanismo di finanziamento dei partiti dovrà prevedere risorse per la formazione dei giovani e per sostenere l'attività politica delle donne.
Non poteva mancare un cenno all’essere dentro un movimento mondiale di donne che si batte per i diritti umani perché la condizione delle persone è collegata e siamo tutte donne globali. In chiusura un invito alla partecipazione: “Questo nostro Paese, ha bisogno di una rigenerazione di passioni, di un nuovo sentimento di comunità e di appartenenza. Per questo continueremo ad impegnarci con le nostre parole che sono state e saranno: democrazia paritaria, dignità, libertà, eguaglianza, differenza".
 
Le politiche finora adottate hanno prodotto meno lavoro, meno welfare, meno natalità e Guglielmo Epifani ha voluto riflettere sul rapporto fra la durezza di questa crisi e la condizione femminile, non solo per i dati materiali ma per la crisi culturale, che riduce gli spazi di libertà e rafforza i vincoli di impedimento. “La libertà e la sicurezza delle donne sono il metro della democrazia di un Paese - ha detto - e le donne, che non possono essere viste come un anello fragile e debole, sono parte della fragilità delle disuguaglianze. Vivono la non generalità dei diritti, a partire da quello della maternità. Non vi saranno più i contenuti delle donne ma un contributo dentro il senso di tutto il nostro agire”.
Altri interventi hanno espresso proposte concrete e possibili soluzioni.
 
La vice Presidente del Senato, Valeria Fedeli ha comunicato che il 23 luglio, sostenuto da donne e uomini di tutti i partiti, sarà presentato il disegno di legge di un Osservatorio di genere per monitorare, ex ante e ex post, l'attuazione di ogni politica.
La responsabile nella Segreteria Nazionale delle Politiche Sociali e Lavoro, Cecilia Carmassi, ha ricordato come anche nella disoccupazione giovanile vi siano specificità di genere. Il decreto sul lavoro non potrà essere neutro, come se uomini e donne di 25 anni fossero, nel chiedere lavoro, in condizioni di parità.
Occorre, senza continuare a puntare su aumenti di flessibilità lavorativa, aumentare quelle infrastrutture che consentono alle persone di lavorare. “Il primo lavoro nero, a tutti i livelli, è il lavoro non riconosciuto delle donne. - ha affermato - Dobbiamo pensare alla sostenibilità di una società che consideri il lavoro di cura come un lavoro vero, parte di un sistema di welfare capace di realizzare occupazione e sviluppo”.
 
Come non condividere? Ho sentito molti degli argomenti affrontati vicini al pensiero espresso dalle donne medico e al loro chiedere di vivere pienamente la professione, senza penalizzazioni nella biologia o nel sociale.
Dai lavori di questa conferenza potranno essere tratti utili spunti, nell’ipotesi di una Conferenza nazionale medici donna. Certo l’erba di questo donne, impegnate nella valorizzazione del genere, è e può sembrare intensamente verde.
 
Annarita Frullini
Medico psicoterapeuta, ginecologa, Formatrice per il ben-essere delle persone e delle organizzazioni, Professore a contratto "Università degli Studi "G. d’Annunzio", Chieti-Pescara. Coordinatrice Osservatorio Fnomceo sulla professione femminile

16 luglio 2013
© Riproduzione riservata

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