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Femminicidio. Plauso di Onda a decreto approvato in Senato

L'Osservatorio ha definito l'approvazione una "svolta", per contrastare un fenomeno che costituisce "una vera e propria malattia sociale, con conseguenze negative sulla salute della donna e il benessere dei figli e con forti ripercussioni sociali ed economiche".

14 OTT - Il Decreto contro il femminicidio, che ha avuto il via libera anche da parte del Senato, è Legge. La violenza contro le donne è un fenomeno sempre più esteso e di costante attualità: una donna su quattro è vittima di abusi fisici o sessuali anche durante la gravidanza: la violenza domestica, infatti, è la seconda causa di morte in questo particolare periodo della vita femminile.
Secondo i dati dell’Oms il 35% delle donne nel mondo è vittima di violenza fisica e/o sessuale, ma nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate.
L’approvazione anche in Senato del Decreto Legge contro la violenza femminile rappresenta una svolta, per contrastare un fenomeno che costituisce una vera e propria “malattia” sociale, con conseguenze negative sulla salute della donna e il benessere dei figli e con forti ripercussioni sociali ed economiche. Onda ha intrapreso un percorso al fianco delle Istituzioni. La Società Italiana di Psichiatria propone nei casi di femminicidio la restrizione della perizia psichiatrica solo in casi eccezionali e con chiari precedenti.

“L’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna plaude all’approvazione del Decreto”, ha dichiarato Francesca Merzagora, Presidente di Onda. “Una donna su 3 nel mondo è vittima di violenza fisica e/o sessuale da parte del partner o di sconosciuti e il 38% dei femminicidi avviene per mano del proprio compagno, ma il 24% delle vittime non parla con nessuno dell’accaduto. È fondamentale anche la formazione degli operatori: lo stanziamento di fondi ad hoc per la prevenzione e la formazione sono gli aspetti veramente importanti per un'azione concreta a favore delle donne”.


“Abbiamo realizzato - ha continuato Merzagora - una guida per operatori sanitari, ‘Donne e violenza domestica: diamo voce al silenzio’, già diffusa negli ospedali lombardi con i Bollini Rosa. 62 strutture italiane, appartenenti al network ‘Bollini rosa’, sono state premiate per i servizi dedicati alla violenza e hanno un Protocollo di Pronto Soccorso Violenza per la formazione degli operatori professionali. Ci sono ospedali che hanno strutturato servizi di assistenza sanitaria, psicologica e sociale come la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e il Centro Riferimento Regionale Violenza dell'Aou Careggi di Firenze. In altre realtà sono stati avviati progetti per creare una rete di supporto e assistenza attraverso l'integrazione ospedale-territorio, come in Puglia, Sicilia e Abruzzo. Le regioni con maggior copertura sono Lombardia e Piemonte, restano scoperte Molise e Basilicata. Crediamo che molto ci sia ancora da fare in termini di prevenzione e formazione, ma che l’approvazione di questo Decreto Legge possa rappresentare un buon punto di partenza per aiutare le donne vittime di violenza”.


“Nell’accogliere con soddisfazione l’approvazione del decreto contro il femminicidio, considerandolo un’opportunità in più per contrastare la violenza sulle donne - ha affermato Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria e Direttore del dipartimento di salute mentale dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano – crediamo anche che si possa compiere un passo ulteriore, strutturando in tempi rapidi veri e propri corsi di formazione per magistrati, di ogni ordine e grado, dai PM ai giudici, per far si che dettagli, sfumature, gesti, atti che possono sfuggire ad un occhio non esperto, possano invece essere correttamente interpretati e giudicati. Inoltre, è intenzione della Società Italiana di Psichiatria chiedere che l’uso della perizia psichiatrica sia un evento assolutamente eccezionale, per evitare di offrire opportunità di giustificazione verso atti che non hanno nulla di giustificabile ma sono esempi di prevaricazione, prepotenza e possessività”.

“È necessario – ha aggiunto Mencacci – aprire un dibattito su quanto la violenza, in ogni momento della vita di una donna, possa essere dannoso ed avere conseguenze gravissime sia sulla donna stessa, ma anche sui figli e sui familiari. Senza contare quei casi in cui sia in corso una gravidanza. Su questi temi la Società di Psichiatria collabora da tempo con tutte le Istituzioni. E per questo offre la propria disponibilità all’Associazione Nazionale Magistrati e al Ministero di Grazia e Giustizia, perché PM, giudici e periti, siano sempre più competenti nel riconoscimento di una vera condizione psicopatologica (rara) o di una violenza gratuita e prevaricatrice (frequente). Si tratta di far vedere, sentire, toccare con mano ciò che è già accaduto, valutare gli errori, le interpretazioni da parte di specialisti psichiatri esperti e formati”.


“La violenza è un problema che riguarda i Servizi Sanitari Nazionali, la parità dei sessi e i diritti umani”, ha affermato l’Onorevole Vanna Iori. “L'approvazione rapida e unanime, da parte del Parlamento, della Convenzione di Istanbul, è stato il primo atto della XVII legislatura e, al fine di renderla applicabile, è necessario un processo formativo degli operatori professionali, delle strutture sanitarie coinvolte, un processo politico delle Istituzioni che devono pianificare, organizzare e facilitare gli interventi di ciascun operatore. Secondo l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (Aogoi), per le donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni la violenza domestica è una delle principali cause di morte: inoltre, il 30% dei maltrattamenti ha inizio proprio in gravidanza, il 69% delle donne maltrattate prima della gravidanza continua a subire maltrattamenti e nel 13% dei casi si assiste a un intensificarsi e aggravarsi degli episodi fino all’uccisione della donna incinta. Se aumentano i rischi di aborto, parti pretermine, infezioni genito-urinarie, traumatismi, tentativi di suicidio, anche i nascituri soffrono gravi conseguenze, riscontrabili dalla fase fetale all’età adulta. La mozione sulla violenza in gravidanza, di cui sono stata la prima firmataria, approvata alla Camera all'unanimità impegna il Ministro della Salute ad adottare le Linee guida indicate dall’Oms, affinché il Servizio sanitario nazionale possa offrire una migliore assistenza alle vittime di violenza durante questo particolare periodo della vita di una donna. In base alle raccomandazioni dell’Oms- ha concluso Iori - si auspica che il Ssn attui le seguenti pratiche indispensabili: la formazione obbligatoria del personale sanitario nell’aiutare le vittime di abusi, nel riconoscere le donne che sono a rischio e nel fornire interventi adeguati; sviluppare strategie di prevenzione e cura verso le gravide che subiscono violenza; identificazione delle vittime nella fase prenatale, perinatale e postnatale; cure cliniche; interventi negli ambulatori di ginecologia; corsi preparto; visite ginecologiche (40 giorni); percorsi ad hoc nei consultori e associazioni femminili”. 

14 ottobre 2013
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