Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Venerdì 19 AGOSTO 2022
Cronache
segui quotidianosanita.it

Psoriasi. Il 58% dei pazienti si vergogna della malattia e il 43% soffre di depressione


Sono inoltre troppe le disomogeneità regionali nell’accesso alle cure: solo il 32% dei pazienti si rivolge subito al centro di riferimento regionale. Questi i risultati dell’indagine dell’Associazione per la difesa degli psoriasici. Serve più attenzione delle Istituzioni alla  malattia dal forte impatto emotivo

24 OTT - A sottovalutarla per primo è lo stesso malato (46%), che inizialmente cerca di curarsi da solo (25%) anche perché non sa a chi rivolgersi (oltre il 20%).  A seguire la sottovaluta il medico di famiglia, che pur diagnosticandola correttamente (nel 48% dei casi, il 20% sbaglia) non invia il paziente a un centro di riferimento (solo il 15% lo fa), ma si limita a prescrivere una visita da un dermatologo (16%), allungando tempi e costi, per il paziente e per il Sistema sanitario. Presa coscienza del problema, comunque solo il 32% dei pazienti si rivolge subito al centro di riferimento regionale. Infine la sottovalutano le Istituzioni, nazionali e regionali, e quindi la società. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Almeno di coloro che devono vivere la quotidianità della psoriasi: non solo un aumento dei costi di gestione della malattia (per il 50% dei malati), ma soprattutto un peggioramento della qualità di vita (66%), ansia e depressione (43%), vergogna (58%), disturbi del sonno (20%), limitazioni nelle attività all’aria aperta (30%), come il nuoto in piscina o una banale attività in palestra, e soprattutto conseguenze nella attività lavorativa (27%), dove il 40% dei pazienti perde un mese ogni anno. Tutte condizioni che possono anche causare disturbi mentali di rilievo.
 
A scattare la fotografia della psoriasi è la prima indagine sul percorso assistenziale svolta dall’Associazione per la difesa degli psoriasici su oltre 1500 pazienti e presentata oggi a Roma.
 
Uno studio che indica come sia difficile il percorso di accettazione della patologia. I più recenti studi internazionali hanno, infatti, attestato che in più del 60% dei malati gravi, con una prevalenza di donne, la psoriasi è causa di ansia e stati depressivi anche importanti, tanto da manifestare nel 10% dei casi idee suicide. Al momento in Italia non risultano casi di suicidio, certo è che siamo di fronte a situazioni pericolose causate dalla discriminazione e dalla stigmatizzazione sociale cui i malati sono sottoposti, come accade per coloro che la pelle l’hanno solo di un colore diverso.
 
 
“Abbattere il muro della discriminazione e della stigmatizzazione sociale a cui si è sottoposti a causa della malattia – dichiara Mara Maccarone, Presidente dell’Associazione per la Difesa degli Psoriasici (A.D.I. PSO.) – è proprio il principale obiettivo della nostra Associazione. Occorre portare a conoscenza di tutti che la psoriasi può essere adeguatamente curata e controllata attraverso interventi terapeutici personalizzati, presso i Centri Specialistici presenti in diverse Regioni del territorio, in grado di migliorarne o arrestarne il decorso. Oggi esistono cure efficaci che aiutano a tenere sotto controllo la malattia. Purtroppo il problema, che non è stato ancora risolto, è la disomogeneizzazione da parte delle Regioni nel far curare i loro cittadini affetti da questa patologia così importante e di forte impatto sociale. Ci sono inoltre novità che stanno emergendo nel campo delle genetica che cercano di fare luce sui fattori che determinano la malattia”.
 
“Nell’approccio e trattamento della psoriasi – conferma Sergio Chimenti, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’ – non può essere sottovalutato l’importante impatto psicologico correlato alla difficoltà di accettazione della malattia e al significativo peggioramento della qualità della vita. Al fine di controllare meglio la possibile evoluzione della malattia verso un disagio psico-emotivo, alla prima comparsa di macchie cutanee più o meno estese, localizzate principalmente sulle ginocchia, sui gomiti e sull’osso sacro (ma non sono escluse anche altre aree del copro quali il cuoio capelluto, le unghie e la lingua), occorre rivolgersi tempestivamente ad uno specialista. Oggi infatti le cure esistono e sono molte: da quelle standard, a base di ciclosporina e metotrexate, a quelle, qualora vi fossero controindicazioni o refrattarietà a questi a questi due farmaci, di ultima generazione rappresentate dai farmaci biologici. Agire tempestivamente sulla malattia, significa limitare anche l’insorgenza di importanti complicazioni”. 
 
“La psoriasi, infatti – aggiunge Roberto Perricone, Direttore della UOC Reumatologia UOC Allergologia ed Immunologia Clinica del Policlinico Tor Vergata di Roma – può avere anche un risvolto grave e invalidante, rappresentato dall’evoluzione verso l’artrite psoriasica che se non viene adeguatamente riconosciuta, diagnosticata e trattata alla comparsa di dolori o limitazioni articolari anche sfumati, può portare a una importante riduzione dell’autonomia della persona fino all’incapacità di svolgere le normali attività quotidiane, di occuparsi della cura della propria persona o di perseguire gli impegni professionali. L’approccio all’artrite psoriasica deve essere sinergico e tempestivo con la mutua collaborazione fra il dermatologo e il reumatologo tanto più fondamentale poiché non esistono elementi predittivi, quali analisi specifiche o biomarcatori, che possano fare ipotizzare ad una evoluzione della psoriasi verso una condizione più seria”.
 
Molto, nella gestione della malattia, dipende anche dai comportamenti personali e dallo stile di vita condotto. “Non fumare ed avere un regime alimentare corretto – spiega Mauro Picardo, responsabile della  Fisiopatologia Cutanea dell’Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS di Roma – consente una migliore gestione della malattia. Diversi studi, anche italiani, hanno infatti dimostrato che un regime dietetico che riduca gli alimenti ricchi di grassi saturi (burro, latticini, formaggi e insaccati), la carne rossa per il contenuto di Omega 6 e aumenti la quantità di pesce (gli Omega 3 svolgono una azione antinfiammatoria) e mantenga o incrementi l’apporto di frutta e verdura, a favore del miglioramento dell’aspetto metabolico può contribuire, indipendentemente dal tipo di terapia assunta, a prevenire l’insorgenza delle recidive o a ridurne l’incidenza e a migliorare la risposta al trattamento”.

24 ottobre 2013
© Riproduzione riservata

Altri articoli in Cronache

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Giacomo Peroni, 400
00131 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Presidente
Ernesto Rodriquez

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Pubblicità
Tel. (+39) 06.89.27.28.41
commerciale@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy