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Stamina. A Brescia i medici dicono stop alle infusioni. Movimento vite sospese: “E' un crimine contro malati gravi” 

I medici degli Spedali Civili di Brescia hanno deciso di sospendere le infusioni Stamina ai pazienti in cura, in attesa di un sì alla sperimentazione del nuovo comitato scientifico ministeriale. Le associazioni dei pazienti non ci stanno, parlano di genocidio e minacciano azioni legali in sede civile e penale.

28 GEN - A Brescia è tutto fermo. Nonostante le ultime infusioni ancora da fare i medici che lavorano negli Spedali Civili hanno deciso di sospendere la somministrazione del metodo di Vannoni e Andolina per evitare problemi e discussioni. Il commissario straordinario dell’azienda ospedaliera, Ezio Belleri, ha deciso che ogni medico sarà libero di agire secondo coscienza. E così i medici hanno deciso di fermarsi “Ne va della nostra dignità” hanno detto.
 
Sono in nove i camici bianchi appartenenti al gruppo Internal Audit Stamina che stanno praticando l’obiezione di coscienza e che non faranno altre infusioni se non prima verrà chiarito l’aspetto legale.
Insomma per andare avanti occorrerebbe il sì alla sperimentazione del nuovo comitato scientifico ministeriale (su cui ma manca ancora il decreto del Ministero).
 
Di questa fase di stallo si sentono naturalmente vittime i pazienti e le famiglie dei pazienti, in particolar modo dei più piccoli. Che hanno cominciato ad attaccare, lamentando “una campagna di diffamazione e fango che ha visto la partecipazione unanime di quasi tutta la stampa e della Tv italiane”.

“E così alla fine ci sono riusciti” denuncia un comunicato del Movimento Vite Sospese “La campagna di fango in atto ormai da mesi ha portato ai risultati sperati dai detrattori della Stamina: i medici dell'ospedale di Brescia hanno deciso di rifiutarsi di somministrare le cure compassionevoli ai pazienti in cura con la terapia Stamina”. 

 
“A nulla sono valsi gli appelli dei genitori dei bambini – lamenta il Movimento –. A nulla gli appelli e i picchetti dei disabili. Con una campagna di diffamazione e fango che ha visto la partecipazione unanime di quasi tutta la stampa e della Tv italiane si è raggiunto il più infame dei risultati: la condanna a morte dei malati”.

 
L’Associazione dice che però non starà a guardare e “I responsabili di questo genocidio dovranno risponderne, prima che davanti alle loro coscienze, in sede civile e penale.
E i presupposti ci sono. Le famiglie dei pazienti in cura a Brescia e di chi è in lista d'attesa si stanno già muovendo in questa direzione, per impedire che, con scuse pretestuose, si sopprimano cure compassionevoli previste dalle leggi italiane”.


 
Ai medici che si rifiutano di continuare le infusioni Stamina ai pazienti già in cura, e a quelli in lista d'attesa “ricordiamo che tutte le persone coinvolte in questa vicenda hanno ottenuto provvedimenti giurisdizionali che impongono all’Azienda Sanitaria l’esecuzione dei trattamenti.

Che la legge Turco-Fazio del 2006 sulle cure compassionevoli è ancora in vigore, e non si può far finta che non sia così.
 Che c'è una legge, la n. 53 del 2013, che ha esplicitamente previsto (all’art. 2 comma 2) che le strutture pubbliche in cui sono stati comunque avviati, anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, trattamenti su singoli pazienti con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, anche se preparati presso laboratori non conformi ai principi delle norme europee di buona fabbricazione dei medicinali e in difformità delle disposizioni del decreto del Ministro della Salute 5 dicembre 2006, possono completare i trattamenti medesimi sotto la responsabilità del medico prescrittore, nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili”.
 
“Ai medici di Brescia – conclude il comunicato  – che hanno annunciato con una lettera al loro direttore generale di non voler somministrare più la cura, ricordiamo che così facendo mettono in serio rischio la prosecuzione dei trattamenti già avviati e la loro modalità di esecuzione secondo il protocollo Stamina. 
Così facendo ledono il diritto alla vita, alla salute e alle cure di tutti i pazienti sottoposti al trattamento, oltre a sottrarsi all’adempimento degli ordini emessi dalle Autorità Giudiziarie, con tutte le conseguenze, anche penali, che questo potrebbe comportare nel caso di aggravamenti o morte dei loro pazienti”.

28 gennaio 2014
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