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Dieci anni di legge 40. Le questioni ancora aperte di una legge che ormai fa buchi da tutte le parti

Doveva mettere fine al cosiddetto “Far West procreativo” e invece ha generato il “turismo riproduttivo”. È stata sottoposta a 28 sentenze tra Corte Costituzionale, Tar e tribunali ordinari che l’hanno modificata nel profondo togliendo buona parte dei divieti. Una storia lunga 10 anni e che non è ancora finita perché ad aprile la Suprema Corte dovrà decidere sul divieto di fecondazione eterologa.

25 FEB - A dieci anni dalla sua approvazione la legge 40 è ancora al centro del dibattito se non politico almeno giurisprudenziale. È infatti attesa per l’8 aprile l’udienza davanti alla Corte Costituzionale che dovrà decidere sul divieto di fecondazione eterologa, sul divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e la donazione degli embrioni da parte di una coppia e infine sul divieto di revoca del consenso alla procedura di procreazione assistita se non prima della fecondazione dell’ovulo.
Si tratta in sostanza degli ultimi divieti che questa legge conserva ancora. Dopodiché non ci sarà piu nulla, o quasi, rispetto al suo impianto originario. La necessità di rivedere l'impianto di questa legge sembrerebbe ovvia ma al momento, queta la sensazone di molti osservatori, è da escludere che questo Parlamento, sia per la sua particolare composizione che per la sua agenda di priorità, riesca a metterci mano.
 
Nonostante ciò, è proprio questo l’appello che viene dal mondo della medicina della riproduzione, ovvero quel mondo che ha vissuto sulla propria pelle le incoerenze e i divieti che la legge 40 ha introdotto. In particolare la Sifes, Società italiana di Fertilità e Sterilità e medicina della riproduzione, ribadisce con forza l’esigenza di “un nuovo impianto normativo modellato sulla realtà italiana”. A dirlo è Andrea Borini, presidente della Sifes, nel corso di un convegno organizzato dalla stessa società durante il quale si sono ripercorsi questi dieci anni di legge 40.

 
“Vinta la battaglia contro gli incoerenti divieti creati dalla legge 40 – ha affermato Borini – è necessario agire per trovare una soluzione concreta ed efficace ai problemi che ci sono e a quelli che si presenteranno: lavorare ad una nuova legge che sia modellata sulla realtà italiana. La Sifes è disponibile a contribuire quale interlocutore scientifico di riferimento nella Pma per raggiungere l’obiettivo di una nuova normativa condivisa e al passo con i tempi. È questo il messaggio del manifesto Sifes”.
 
Si potrebbero dunque aprire nuove prospettive e più ampi margini d’azione in materia di fecondazione assistita, ora che dieci anni e 28 sentenze dopo la legge 40 è praticamente smantellata con divieti cancellati e obblighi caduti.
Ma la storia non è finita infatti la Corte Costituzionale l’8 aprile si pronuncerà su uno degli ultimi capisaldi, la fecondazione eterologa, revoca del consenso e utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica. Su quest’ultimo tema anche la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo si esprimerà a breve. I giudici di Strasburgo hanno infatti, fissato per il 18 giugno l’udienza pubblica per il ricorso presentato da  una donna che ha perso il compagno e che chiede di donare alla ricerca i propri embrioni crioconservati da oltre 10 anni.
 
Secondo gli ultimissimi dati del Registro Nazionale della Pma, nel periodo 2005 – 2012 sono stati 655.075 i cicli di trattamento iniziati su 493.086 coppie trattate, 105.003 gravidanze ottenute e 79.028 bambini nati vivi, circa il 2% dei nati complessivamente in Italia.
 
Passando dai 636 cicli offerti per milioni di abitanti nel 2005 agli oltre 1.000 cicli del 2011, l’Italia si attesta sulla media degli altri Paesi europei, con 11.933 bambini nati nel 2011 da tutte le tecniche di Pma, ovvero di I, II e III livello. I bambini nati dalle sole tecniche di II e III livello (Fivet, Gift, Icsi) sono stati 9.658, di cui 8.734 nati da tecniche a fresco, 666 da trattamenti con scongelamento di embrioni e 258 da cicli con scongelamento di ovociti.
 
In tema di crioconservazione ovocitaria, l’Italia è il paese che vanta l’eccellenza: dal 2005 al 2011 sono stati 1.670 i figli avuti grazie a tecniche di scongelamento ovocitario, numero che sale a 1.945 con gli ultimi dati forniti dal Registro Pma, che riporta altri 250 nati nel 2012. Prima dell’istituzione del Registro, i dati raccolti dall’Iss nel 2003/2004 riportavano appena 25 nati.
 
Dunque una nuova legge è necessaria ma secondo il ginecologo Antonio Palagiano, in base alla sua esperienza di parlamentare, è stato deputato Idv e componente della Commissione Affari Sociali fino alla scorsa legislatura “Il fatto che questo Parlamento lo faccia mi sembra una visione quantomeno ottimistica”. Dopo questa notazione politica Palagiano è intervenuto per parlare degli embrioni abbandonati “uno dei nodi irrisolti della legge 40”. Problema questo “di non poco conto, se si pensa che erano circa 10 mila nel 2006, e che le coppie che ricorrono alla Pma aumentano in modo esponenziale”. Nel 201 infatti il numero è salito a 56mila.
 
Le possibili soluzioni suggerite da Palagiano “possono essere donati ad altre coppie con problemi di sterilità, come avviene in Francia, o essere utilizzati per la ricerca medica con l’obiettivo di trovare soluzioni per malattie che ancora oggi non possono essere curate, come avviene in altri Paesi”.
 
“In dieci anni i governi che si sono susseguiti hanno preferito non porre all' ordine del giorno la riforma della legge 40. – è il giudizio critico diFilomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, a margine del convegno Sifes – Appartiene ad uno Stato di diritto e non etico l'emanazione di buone leggi per l' affermazione dei diritti di tutti i cittadini e la legge 40, ancora difesa dal Governo, contraddistingue il modo di legiferare di uno Stato purtroppo etico”.
 
Gallo ha ricordato come “nella scorsa legislatura sono state depositate proposte dai parlamentari radicali per la modifica della legge 40. La proposta elaborata dunque anche dall'Associazione Luca  Coscioni con giuristi, esperti, per la riforma della legge 40 sia presto  in entrambi i rami del Parlamento e  divenga legge per la salute di tante persone che desiderano solo avere un bambino”.
 
Ma è possibile che questa legge sia tutta da buttare? O c’è qualcosa che può essere salvato dell’impianto originario? A prendere le parti della legge Assuntina Morresi, membro del Comitato nazionale per la Bioetica, professore associato di Chimica fisica dell’Università di Perugia. Secondo la bioeticista infatti è positivo il fatto che l’impianto normativo ha tentato di “tenere in considerazione i diritti di tutti i soggetti coinvolti”.  

25 febbraio 2014
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