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Utero in affitto. È caos, tra tribunali che condannano e altri che assolvono

La legge 40 vieta la maternità surrogata se commercializzata. Eppure il tribunale di Milano assolve una coppia dall’accusa di aver alterato lo stato civile di un neonato mediante false attestazioni. Bambino nato con la pratica dell’utero in affitto. Il tribunale di Brescia ha invece condannato per la stessa accusa, alterazione di stato civile, un’altra coppia. 

26 FEB - Martedì il tribunale di Milano ha assolto una coppia milanese dall’accusa di aver alterato lo stato civile di un neonato con false attestazioni: avevano dichiarato loro figlio un bambino che in realtà era frutto di una maternità surrogata ed era stato partorito a Kiev da una giovane ucraina. L’accusa era scattata dopo la segnalazione dell'ambasciata italiana a Kiev.
 
A giugno 2013 altro caso, altra assoluzione per una coppia di triestini tornati in Italia dall'Ucraina con 2 gemelli. Anche in quel caso il tribunale friulano ha concluso che non c'è stato falso.
Non tutte le coppie però vengono assolte. Ad esempio una coppia di Iseo (Brescia) è stata condannata a cinque anni e un mese per la stessa accusa.
 
Filomena Gallo avvocato e segretario dell’Associazione Luca Coscioni spiega come funziona le legislazione. “In Europa, esistono legislazioni che permettono la pratica dell'utero surrogato regolato per legge e disciplinato in maniera del tutto legale. In Italia la legge 40 del 2004 prevede che i figli nati da tecniche vietate nel nostro Stato siano considerati figli legittimi della coppia e non è possibile effettuare il divieto di paternità”.

 
“I giudici di Milano – aggiunge Gallo – hanno evidenziato un problema legato alla trascrizione di un atto in Italia legalmente rilasciato in un altro Paese e hanno evidenziato cosa devono subire le coppie italiane nel momento in cui esercitano i lori diritti in materia procreativa.
Ricordo a tutti coloro che difendono la legge 40, che l'utero surrogato in Italia è vietato, in base alla legge 40, solo se commercializzato e che nel 2000 il Tribunale di Roma ha autorizzato questa pratica se applicata su base solidale senza commercializzazione del corpo o di parti di esso nel pieno rispetto delle norme in vigore nel nostro Paese e delle norme comunitarie”.
 
Di parere totalmente opposto Eugenia Roccella, deputata del Nuovo Centrodestra "La recente sentenza del tribunale di Milano in cui si riconosce come madre una donna che ha commissionato in Ucraina una gravidanza a pagamento - il cosiddetto utero in affitto - e non quella che ha partorito il bambino, conferma la tendenza internazionale a legittimare questa pratica per via giurisprudenziale, anche in Italia”. Per la deputata del Nuovo Centrodestra, “tutelare i bambini nati da gravidanze conto terzi è doveroso, ma al tempo stesso queste tutele non possono diventare una legittimazione dell'utero in affitto, una pratica di sfruttamento delle donne più povere, giovani e fragili, utilizzate come "contenitori a pagamento”.
 
Secondo Roccella “la gravidanza conto terzi dovrebbe essere sanzionata a livello internazionale e nazionale, proprio per tutelare i diritti dei più indifesi - i bambini e le gestanti a pagamento - e colpire invece chi di tutto questo sta facendo il più cinico dei commerci”.

26 febbraio 2014
© Riproduzione riservata


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