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Convegno Cei. Emergenza Psichiatrica. "I manicomi si sono spostati nelle famiglie"

Questa la denuncia sollevata nel corso del convegno tenutosi a Roma lo scorso 27 settembre su iniziativa dell’Ufficio per la pastorale della salute. Ancora oggi persiste lo stigma verso il malato psichico e la sua stessa famiglia, un processo cui rischia di partecipare anche la comunità ecclesiale. L'assistenza domiciliare e il coinvolgimento delle famiglie non investono ancora il mondo della salute psichica.

29 SET - "Quando, nel 1992, si avviò l’applicazione della Legge 180 un genitore disse: 'Ora il manicomio è nelle famiglie dei malati'. Quella frase mantiene tutta la sua attualità". Fra Marco Fabello ha sollevato così il velo sui problemi che attraversano le famiglie dei malati psichici, al convegno nazionale che si è tenuto il 27 settembre, a Roma, su iniziativa dell’Ufficio per la pastorale della salute della Cei, sul tema “La salute mentale: un'emergenza!”. In oltre vent’anni, ha detto, "non abbiamo ancora risposto in modo sufficiente al bisogno delle famiglie che nel frattempo sono invecchiate, si sono divise, in molti casi sono sparite lasciando i malati a loro stessi".

Richiamando il ruolo dell’ambiente emotivo famigliare nella terapia, il direttore generale dell’Istituto San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli di Brescia, l’unico Irccs in questo campo, ha riferito che "ancora oggi lo stigma verso il malato psichico è molto presente e di conseguenza lo è anche nei confronti della sua famiglia che gradualmente viene a trovarsi in un mondo desertificato nei rapporti sociali, amicali e anche parentali. La famiglia rimane col suo malato, figlio, marito, moglie, sempre più chiusa in se stessa maturando di conseguenze ulteriori forme di debolezza se non di depressione che non raramente porta all’autodistruzione e al suicidio. Del resto non è un mistero per nessuno che ancora oggi, come prima della riforma Basaglia, la società tenda ad isolare il diverso". Nessuno può chiamarsi fuori dalla necessaria maturazione delle coscienze ha spiegato, affermando che "anche la comunità ecclesiale rischia di partecipare più o meno consciamente a questo processo di emarginazione dei più derelitti, dei più poveri o dei più indifesi. Non dimentichiamo mai che sono le stesse persone che in Galilea portavano da Gesù perché fossero guarite e noi rischiamo di allontanarle da Gesù il quale ci ha detto: 'i poveri li avrete sempre con voi'".


Con grande ritardo - si è infine sottolineato nel corso del convegno - i governi europei si stanno rendendo conto che i sistemi sanitari non possono prescindere dal coinvolgimento delle famiglie nell’assistenza e il recente vertice dei ministri della salute a Milano ha deciso di promuovere l’assistenza domiciliare. Tuttavia quest’attenzione non investe ancora il mondo della salute psichica, per quanto già nel 1990 una Nota preparata congiuntamente dalla Consulta Nazionale per la Pastorale della Sanità e della Consulta Ecclesiale delle Opere caritative e Assistenziali spronasse a "promuovere la solidarietà tra le famiglie stesse", a "sollecitare gli enti pubblici" e a "organizzare i servizi sul territorio che siano anche di supporto alle famiglie". 

29 settembre 2014
© Riproduzione riservata


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