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Health technology assessment. Il convegno in Regione Lazio: l'Italia è ancora in ritardo

Nel corso dei lavori, promossi dal Laboratorio Hta della Sifo, è emerso un aspetto essenziale: oggetto della valutazione Hta deve essere l’intero processo assistenziale del paziente e non solo la nuova tecnologia esaminata, ciò perché dalla nuova tecnologia frequentemente discendono risparmi nella gestione dei malati anche dopo il suo utilizzo.

02 OTT - Operare affinché con il contributo delle istituzioni crescano le attività di Health technology assessment (Hta) attraverso l’uso oculato della quota di risorse destinate all’innovazione e investendo nelle tecnologie che realmente funzionano. Analizzare l’intero processo assistenziale del paziente per valutazioni delle tecnologie e di terapie innovative e sostenibili per il sistema.

Sono questi in sintesi i forti messaggi espressi in occasione del convegno “Hta: principi, logiche operative ed esperienze” che si è svolto nei giorni scorsi a Roma nella Sala Tirreno presso la sede della Regione Lazio promosso dal Laboratorio Hta della Sifo (Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle azienda ospedaliere) in collaborazione con Altems (Alta Scuola di Economia e Management Sanitario) dell’Università Cattolica e con Cerismas (Centro di Ricerche e Studi in Management Sanitario). Una iniziativa rivolta a farmacisti ospedalieri e medici per illustrare l’utilizzo dell’Health Technology Assessment (Hta) sia da un punto di vista teorico sia attraverso la presentazioni di due casi pratici relativi all’utilizzo di farmaci per la cura dell’occlusione della vena retinica (Rvo) e per la cura dell’incontinenza urinaria.


“Il sistema deve razionalizzare le risorse disponibili conservando una quota di investimento per l’innovazione”, ha affermato in apertura dei lavori il Consigliere Regionale Teresa Petrangolini. “Nell’attuale contesto dove non sono disponibili risorse addizionali – ha proseguito - questo vuol dire identificare le priorità di investimento, eliminando le tecnologie non più efficaci per investire in quelle che invece realmente funzionano”. Da qui l’impegno anche delle istituzioni che governano il sistema della Regione Lazio a far si che crescano e si sviluppino in una maniera formalizzata e organica, oltre che funzionale, le attività di Hta.

Marco Marchetti, responsabile dell’Unità di Valutazione delle Tecnologie e Ingegneria Clinica del Policlinico Gemelli di Roma, ha presentato il funzionamento dei processi di Hta e ha brevemente illustrato a che punto è l’Italia nell’impiego di tale approccio. Sono stati presentati alcuni dati emersi da una Survey del 2012 condotta dal Cerismas dell’Università Cattolica con il supporto della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica da cui emerge che in Italia molte strutture sanitarie affermano di effettuare valutazioni Hta, ma che “in realtà solo poche di queste adottano una metodologia completa e adeguata a questo approccio”.

Marco Oradei economista sanitario del Policlinico Gemelli, Mauro Cervigni, docente di uroginecologia presso l’Università Cattolica, ed Enrico Finazzi Agrò, docente di urologia presso l’Università di Tor Vergata hanno illustrato due casi pratici, mostrando come applicare i metodi dell’Hta su altrettante specifiche tecnologie. I casi prescelti risultano di particolare attualità in quanto per entrambi gli esempi l’Hta aiuta a mettere in luce che l’evidenza scientifica consente di definire percorsi assistenziali che garantiscono il miglior risultato possibile in termini di salute, utilizzando al meglio le risorse disponibili. Infatti tra i diversi farmaci utilizzati per la cura dell’occlusione della vena retinica (RVO) il Desametasone, pur garantendo un profilo di efficacia e sicurezza comparabile con quello del farmaco alternativo (Ranibizumab), necessita di un trattamento fino a circa sei mesi rispetto a trattamenti mensili, consentendo quindi un risparmio notevole di risorse e una maggiore accettabilità per i pazienti.

Nel secondo case study, relativo alla gestione dell’incontinenza urinaria, è emerso che in caso di fallimento delle terapie farmacologiche di prima linea esiste la possibilità di trattare efficacemente i pazienti con iniezioni di OnabotulinumtoxinA, trattamento relativamente poco invasivo rispetto ad alternative quali l’impianto di neuromodulatore o la stimolazione sacrale. Il costo della terapia risulta inoltre inferiore al costo del trattamento dei sintomi della malattia con ausili (pannoloni), risparmiando anche sui costi di smaltimento di tali ausili. In entrambi i casi quindi la valutazione porta all’identificazione di risparmi di Sistema solo se si prende in esame l’intero percorso assistenziale offerto al paziente.

Nella seconda parte della giornata gli elementi già emersi sono stati discussi in un ampio dibattito organizzato in forma di talk show, in cui erano rappresentati i diversi stakeholder coinvolti nei processi decisionali: medici (Aldo Caporossi direttore della U.O.C. di Oculistica dell’Università Cattolica, Antonio Carbone, responsabile della U.O.C Urologia presso l’Ospedale S. Maria Goretti di Latina, Andrea Tubaro responsabile della U.O.C di Urologia presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, Università Sapienza di Roma) e farmacisti (Laura Fabrizio direttore della Farmacia Ospedaliera del Policlinico Gemelli e presidente SIFO) che propongono le innovazioni, gli esperti di Hta (Marco Marchetti) che raccolgono le evidenze scientifiche, e i responsabili delle politiche regionali (Lorella Lombardozzi, responsabile dell’area Politica del Farmaco presso la Regione Lazio e Gianni Vicario, responsabile della Programmazione dei Servizi Territoriali) che decidono l’inserimento delle innovazioni nella pratica clinica e determinano i meccanismi di rimborso. Il giornalista Gianluca Semprini ha moderato il talk show sollecitando i presenti a chiarire cosa essi si attendono dall’Hta e quale contributo sono in grado di dare ad una sua più ampia utilizzazione nei processi decisionali.

Tutti i presenti hanno condiviso l’idea che oggetto della valutazione Hta deve essere l’intero processo assistenziale del paziente e non solo la nuova tecnologia esaminata, ciò perché dalla nuova tecnologia frequentemente discendono risparmi nella gestione dei malati anche dopo il suo utilizzo, come nei due case studies approfonditi. Un altro tema approfondito è stato quello dell’opportunità di permettere sistemi di copayment con cui il cittadino possa usufruire di servizi extra Lea senza essere costretto a pagare l’intera somma relativa ai servizi innovativi erogati, ma solo la parte relativa ad attività interamente extra Lea. A questo proposito si è discusso il caso delle lenti multifocali (non comprese nei Lea) a completamento di interventi di cataratta (compresi nei Lea). In questo settore le Regioni stanno adottando comportamenti diversi: la Regione Toscana, per esempio, è stata finora l’unica Regione a fissare tariffe di copayment per queste prestazioni.
 

02 ottobre 2014
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