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L'universo olistico dell'uomo: verso un nuovo concetto di salute

Il concetto olistico relativo al tema e all'ambito di salute, scisso dal concetto politico-economico di sanità, produrrà un approccio non dispersivo e settoriale che si potrà tradurre, così, in un risparmio sia di tipo economico che di risorse professionali.

03 OTT - L'olismo (dal greco olos, cioè "la totalità") si può considerare una posizione teorico-metodologica basata sull'idea che le proprietà di un sistema (di un qualsiasi sistema) non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista olistico, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un esempio tipico, ma se ne potrebbero fare altri, di una classica struttura olistica è l'organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un'unità-totalità non esprimibile con l'insieme delle parti che lo costituiscono.

Anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. Di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria come l'aeroplano, ad esempio, è difficile dire che funzioni come "somma dei suoi componenti". Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un "oggetto che vola".

L'olismo, esprimibile anche come non-riduzionismo, è a volte descritto come l'opposto del riduzionismo, nonostante i sostenitori del riduzionismo scientifico affermino che sia più giusto considerarlo l'opposto del riduzionismo sfrenato. Può anche essere considerato opposto all'atomismo, per quanto l'uno non escluda affatto l'altro. Prendendo ad esempio il concetto sopra espresso dell’individuo , in questo caso dell’individuo umano nella sua totalità, il concetto olistico comprende la sua espressione biologica, fisiologica, neurologica ecc.

Ma l’approccio olistico supera queste dimensioni e queste realtà, andando oltre la visione macchinina relativa alla visione newtoniana della medicina che vedeva ( e per certi versi ancora identifica) l’uomo come una macchina, seppur molto complessa, ma pur sempre “macchina biologica”.
La visione scientifica di carattere olistico prende l’avvio dalla soglia ultima di quella che è la realtà neurologica, prendendo come riferimento i principi della elettrotecnica di Maxwell che identifica la energia elettrica che si muove all’interno di un conduttore come “Energia” la quale produce tutta una serie di altri fenomeni. Similmente il Sistema Nervoso Centrale (SNC) sviluppa nel suo insieme energia bioelettrica che obbedisce alle stesse leggi della fisica, la stessa cosa si potrebbe dire della struttura e delle funzioni di una nostra cellula che, tra l’altro, si comporta come un condensatore, come un accumulatore elettrico, avendo un differenziale di potenziale tra il suo interno ed il suo esterno pari a circa 0,7/0,9 mv.

Il concetto di energia scaturiti da questi semplici esempi di carattere puramente fisiologico ci pone immediatamente di fronte al dilemma : l’energia bioelettrica, quindi di origine atomica e sub atomica prodotta dalle nostre cellule che compongono il nostro corpo, che fine ha? Secondo le leggi della fisica e della fisica quantistica essa si espanderebbe senza soluzione di continuità e di spazialità dal moneto in cui si genera . Quindi, in quanto entità materiali, intorno al nostro spazio fenomenico noi abbiamo un “alone” di energia prodotta sia da noi che dall’ambiente circostante a noi anche esterno al nostro campo fenomenico.

Va da se che l’energia è parte di noi, in quanto da noi prodotta, ma non solo, essa è la parte principale di noi, del nostro “Se” fisico in quanto è l’energia che si condensa in materia come afferma la fisica. Il concetto di base è, quindi, quello di affrontare la conoscenza del soggetto umano in modo olistico prendendo a principio la sua entità matrice: l’energia. Questa realtà non apparteneva alla medicina come scienza al suo sorgere, nel senso newtoniana di epoca tardo-rinascimentale e seguentemente positivista ma, l’avanzare della conoscenza e delle tecnologie, hanno fatto sorgere orizzonti nuovi che hanno permesso ad universi di conoscenza nuovi, come la fisica quantistica e l’epigenetica, di spingere lo sguardo molto al di la delle realtà unicamente materiche di cui si occupava la scienza medica sino a pochi decenni or sono …

Paradossalmente è stato proprio a causa del progresso tecnologico con lo sviluppo delle macchine da calcolo, partito verso la fine degli anni 40, a produrre i super computer che hanno dato la possibilità di avanzare nella dimensione “immateriale” rendendo possibile la definizione della matematica frattale e dando la possibilità a geni come Nasch di ipotizzare il principio delle “dinamiche dominanti” che ha prodotto, poi, l’allargamento della visione umana a quella energetica.

La visione, quindi, olistica dell’uomo abbraccia trasversalmente diversi scibili ed è nel compendio di questi che si può trovare la comprensione della sua evoluzione fisiologica e delle sue alterazioni patologiche. Si tratta solo di definire il concetto stesso di “comprensione olistica” in un modo nuovo nel quale la coniugazione sinergica dei saperi non abbia delle aree di sovrapposizione culturale ma solo un continuum di conoscenza. Senza la separazione concettuale di pensiero “razionale” ed “irrazionale” ma unicamente di pensiero. Conoscitivo “armonico”. E sarà sicuramente in questo modo che le conoscenze definite umanistiche e quelle definite scientifiche per secoli separate e, spesso opposte, si incontreranno in modo definitivo. .
In una siffatta visione “non si butta via niente”, come afferma L. Benvenuti nel suo libro “malattie mediali” e la conoscenza pura produrrà evoluzione e reale arricchimento, non solo cognitivo ma anche semplicemente economico.

Il concetto stesso relativo al tema e all'ambito di "salute", scisso dal concetto politico-economico di sanità, produrrà un approccio non dispersivo e settoriale che si potrà tradurre, così, in un risparmio sia di tipo economico che di risorse professionali. L'utilizzo che sarebbe dovuto avvenire con l'avvento della medicina cosiddetta "alternativa", dispersa, poi, successivamente il suo insorgere, prevedeva proprio questo: l'agire in modo mirato e specifico una volta che la conoscenza dell’universo uomo fosse finalmente vista come complessiva e non artificiosamente settoriale.

La visione olistica, che non prevede esclusione della scienza medica ufficiale, cesserebbe così, e per sempre, di essere meramente metafisica ma entrerebbe direttamente nella viscere della scienza e del pensiero scientifico puro, inserita in un processo integrante e non disgregante , diventando la nuova e affascinante frontiera verso la quale potersi dirigersi, consapevoli ed informati, per una nuova salute e un futuro migliore della nostra società.
 
Antonella Gramigna (esperta in orientamento e promozione della salute)
 

03 ottobre 2014
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