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Donazioni sangue. Saturni (Avis): “Tra proroghe e abusi il sistema rischia”

Non fa bene al sistema trasfusionale italiano la proroga al 30 giugno della messa a norma delle strutture trasfusionali. Ma anche chi si serve della donazione di sangue solo per giustificare l’assenza da lavoro crea danni. Per il presidente dell’Avis “la donazione è un gesto di generosità gratuita che mal si concilia con assenze strategiche”

07 GEN - Garantire una terapia trasfusionale sicura e di qualità, e assicurare che la donazione del sangue rimanga sempre un gesto gratuito e volontario, sempre responsabile e consapevole.
Sono queste le due grandi sfide dell’Avis nazionale per il 2015. Sfide rese ancora più necessarie dalla deroga contenuta nel cosiddetto decreto “mille proroghe” che ha spostato di sei mesi il termine ultimo per mettersi a norma sull’accreditamento delle strutture trasfusionali, ma anche dal recente caso romano di assenteismo dal lavoro dei vigili urbani giustificato da molti con la donazione di sangue.
 
 “In questi ultimi giorni sono balzate agli onori della cronaca alcune vicende che riguardano la donazione di sangue – ha spiegato Vincenzo Saturni, Presidente Avis Nazionale – la prima, datata fine 2014, riguarda la deroga contenuta nel cosiddetto decreto “mille proroghe” che di fatto sposta di sei mesi il termine ultimo per mettersi a norma sull’accreditamento delle strutture trasfusionali. Le associazioni ne sono venute a conoscenza solo a cose fatte, e questo ha creato non poche perplessità e disappunto. Sicuramente ci saranno state delle ragioni per la deroga, alcune comprensibili, altre meno, comunque non condivise con noi. Moltissime sedi Avis si sono impegnate duramente per essere in regola in tempi che dovevano essere certi e che in realtà non lo sono stati, con notevoli sforzi sia dal punto di vista umano sia economico, adoperandosi sino all’ultimo minuto utile per perseguire l’obiettivo prefissato e da tutti condiviso. Ci auguriamo – ha aggiunto – che questi sei mesi in più servano davvero a sistemare poche minuzie, ma riteniamo indispensabile che il termine del 30 giugno sia davvero non più derogabile. Ne va della serietà di tutto il sistema trasfusionale italiano, di cui le associazioni di volontariato sono un importantissimo attore. E ne va dell’impegno quotidiano dei nostri volontari e dei nostri donatori, un impegno solidale ed etico al servizio dei malati cui dobbiamo garantire una terapia trasfusionale sicura e di qualità.

 
 
Assenteismo da lavoro e donazioni di sangue. L’Avis esprime la sua preoccupazione anche in merito alla recente vicenda sull’assenza dal lavoro per malattia, la notte di capodanno, di circa il 75% dei Vigili Urbani romani e dalla quale risulterebbe che alcuni operatori pubblici si siano assentati adducendo tra le altre giustificazioni anche la donazione di sangue.
 
“La donazione è un gesto gratuito e volontario – ricorda il presidente dell’Avis – che deve essere sempre responsabile e consapevole. Un tale piccolo grande gesto di generosità gratuita mal si concilia con assenze strategiche. È pur vero che l’astensione dal lavoro è consentita, ed è una conquista che è stata ottenuta con molti sacrifici, ma deve valere sempre il rispetto di un principio etico fondamentale, quello di non nuocere agli altri. Questo principio, che vale per ogni cittadino, ancor di più deve valere per chi si adopera per la pubblica utilità. Ci auguriamo – ha concluso – che il 2015 sia un anno in cui le sfide siano portate avanti con responsabilità e maggiore impegno, perché ce lo chiedono i malati bisognosi di sangue e farmaci plasmaderivati. Davanti a queste sfide l’Avis non si tirerà indietro, come ha sempre fatto nei suoi quasi 90 anni di storia”.

07 gennaio 2015
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