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Sclerosi multipla: si riapre il dibattito sul metodo Zamboni


Dopo le dichiarazioni di Nicoletta Mantovani su un settimanale che definivano “pericoloso e forse anche irresponsabile” l’atteggiamento prudente dell’Aism e della Sin, l’associazione più rappresentativa dei malati di sclerosi risponde: “Abbiamo sostenuto con due milioni la ricerca sull’ipotesi Zamboni e siamo disposti a collaborare con lo studio che verificherà l’efficacia dell’intervento”. Nel frattempo, i malati non si affidino a cliniche private.

09 FEB - “Non vogliamo essere abbandonati in un percorso dissociativo, ma essere presi in carico dal Servizio sanitario nazionale. Si è già perso troppo tempo. In più il reiterato appello dell’Aism (l’Associazione italiana sclerosi multipla) e della Sin (Società italiana di neurologia) perché i malati non si sottopongano al trattamento delle Ccsvi per almeno cinque o dieci anni credo sia pericoloso e forse anche irresponsabile”.
La Ccsvi è l’insufficienza venosa cerebrovascolare, l’anomalia che secondo il chirurgo vascolare Paolo Zamboni sarebbe in qualche modo coinvolta nella sintomatologia della sclerosi multipla.
Le parole sono quelle di Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti e malata di sclerosi multipla, in un’intervista rilasciata al settimanale Gente nei giorni scorsi. La Mantovani è da tempo convinta sostenitrice del metodo Zamboni al punto da esserne diventata testimonial.
Le sue dichiarazioni, tuttavia, non sono piaciute all’Aism che a stretto giro di posta ha sottolineato in una nota che “nel rispetto e nella tutela delle persone con sclerosi multipla [l’associazione] ha prestato e presta la massima attenzione all’ipotesi del Prof Zamboni”. Non solo, ha aggiunto, “l'Aism è la realtà che seriamente più di tutti sta portando avanti la ricerca in questo campo al fine di dare risposte certe e concrete alle persone con sclerosi multipla.”
È l’Associazione insieme alla sua Fondazione che infatti si è fatta carico di uno studio epidemiologico multicentrico sulla correlazione tra insufficienza venosa cerebrovascolare e sclerosi multipla. Inoltre, si legge nella nota, “l’Aism ha  dato la disponibilità a sostenere anche il progetto di ricerca promosso dalla Regione Emilia Romagna che va a verificare l’efficacia dell’intervento di angioplastica nelle persone con sclerosi mutlipla. Aism è in attesa di ricevere il protocollo definitivo per procedere alla valutazione  e seguire un iter accelerato per il finanziamento”.
A oggi l’associazione dichiara di aver investito già due milioni di euro nella ricerca sulla Ccsvi.
In attesa dei risultati di questi studi, “l’Associazione raccomanda alle persone con sclerosi multipla di non sottoporsi all’operazione se non all’interno di studi clinici controllati e di non affidarsi a cliniche private. Qualora una persona con sclerosi multipla decida comunque di praticare l’intervento in assenza di evidenze scientifiche, Aism raccomanda di esigere dal medico un’informazione corretta sui rischi legati all’operazione”, proseguo.
Dall’Aism, infine, una frecciatina ai sostenitori del metodo Zamboni: “qualunque posizione tesa a “orientare” le persone in un senso o nell’altro, in quanto al momento non suffragata da evidenze scientifiche, risulta poco corretta e poco rispettosa delle persone con sclerosi multipla, alimentando speranze che, allo stato attuale delle conoscenze, nessuno può sostenere”. 

09 febbraio 2011
© Riproduzione riservata

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