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Calabresi esordisce alla direzione di Repubblica e per spiegare come sarà il “suo” giornale parla di buona e cattiva sanità

“Possiamo davvero pensare che basti svelare ciò che è sbagliato perché la nostra società diventi migliore?”, si chiede nel suo primo editoriale. E per rispondere spiega come cambierebbe la percezione del lettore se, invece di parlare solo di cattiva sanità, si parlasse anche di quella che funziona

16 GEN - Mario Calabresi è il nuovo direttore di Repubblica. Prende il posto di Ezio Mauro che l’ha diretta negli ultimi vent’anni, dopo il ventennio precedente di direzione di Eugenio Scalfari, fondatore del giornale che proprio in questi giorni festeggia i suoi 40 anni in edicola.
 
Ne parliamo, non tanto per rivolgere i nostri migliori auguri a Calabresi, quanto per rilevare con piacere che nel suo primo editoriale pubblicato questa mattina, l’ormai ex direttore de La Stampa ha scelto un aneddoto legato alla sanità per spiegare ai suoi nuovi lettori quale sarà la sua filosofia nella direzione della testata.
 
Possiamo davvero pensare che basti svelare ciò che è sbagliato perché la nostra società diventi migliore? O forse possiamo sperare nel cambiamento se accanto alla denuncia proviamo a spiegare anche come si potrebbe fare diversamente?”, si chiede Calabresi che, per rispondersi, cita quanto scritto sul New York Times da David Bornstein: “Immaginate di leggere un'inchiesta su una serie di ospedali che hanno il record di parti cesarei, dove si evidenzia come ciò accada per motivi che nulla hanno a che vedere con la salute di mamma e bambino ma siano determinati dai rimborsi sanitari, dalla programmazione dei turni dei medici o dal fatto che preferiscono non lavorare il fine settimana. Alla fine dell'articolo avrete l'amaro in bocca e avrete aggiunto un tassello a quel senso di frustrazione che da anni cresce in voi. Immaginate invece che accanto a questo pezzo ce ne sia un altro che racconta anche gli ospedali che hanno il record di parti naturali, spiegando che un altro mondo è possibile. Non solo la vostra reazione sarà diversa ma avremo anche tolto un alibi a chi dice che non si può fare diversamente”.

 
Vi prometto che ci proveremo”, è l’impegno di Calabresi con i suoi lettori di Repubblica. Un impegno che non può che far piacere a chi, come noi, prova a raccontare ogni giorno anche quella sanità che funziona e che, non ci stancheremo mai di dirlo, è di gran lunga la parte maggioritaria del nostro Ssn.
 
Cesare Fassari

16 gennaio 2016
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