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Sigarette elettroniche alla marijuana. L’Aifa lancia l’allarme

Nei giorni scorsi a Torino le forze dell’ordine e la Procura dei Minori hanno identificato una rete di spaccio di sigarette elettroniche all'hashish o alla marijuana, costruite smontando vaporizzatori portatili. Un caso di cronaca che riporta d’attualità il tema del monitoraggio di questi nuovi prodotti, dei loro effetti sulla salute e dei loro potenziali usi illeciti e sui quali Aifa invita ad alzare la guardia.

07 MAR - La dipendenza da sostanze d’abuso, specie tra giovani e giovanissimi, si evolve con una rapidità che supera di gran lunga la capacità del cervello umano di adattarsi a nuove sostanze di sintesi e di abuso e la nostra velocità di comprensione e gestione clinica, sociale ed economica degli effetti dirompenti che droghe di ogni genere, chimicamente manipolate, producono sui meccanismi cerebrali.
Il fenomeno ha ormai raggiunto una portata globale e rappresenta già, come accade negli Stati Uniti, una vera e propria emergenza sanitaria che si aggiunge ai decessi per overdose da farmaci, guidati largamente dall’abuso di oppiodi da prescrizione e di droghe illecite come l’eroina e il fentanil prodotto illegalmente, oggi causa principale di morte accidentale negli USA precedendo persino gli incidenti stradali.
 
L’auto-sperimentazione di sostanze d’abuso di origine naturale, trasformate in laboratorio, o di nuove sostanze sintetiche con contenuto di prodotti psicoattivi quantitativamente e qualitativamente modificati è una tendenza sempre più diffusa tra i consumatori tra cui i più giovani sono spesso l’avanguardia maggiormente esposta ed in pericolo.

 
Nei giorni scorsi a Torino le forze dell’ordine e la Procura dei Minori hanno identificato una rete di spaccio di sigarette elettroniche all'hashish o alla marijuana, costruite smontando vaporizzatori portatili. Un caso di cronaca che riporta d’attualità il tema del monitoraggio di questi nuovi prodotti, dei loro effetti sulla salute e dei loro potenziali usi illeciti.
La necessità è la madre dell’invenzione e per questo lo “sballo 2.0”, come è stato definito, ha trovato un terreno di coltura ideale nella comunità dei giovani “svapatori”. La diffusione delle sigarette elettroniche ha reso, infatti, disponibile su larga scala una tecnologia, quella dei vaporizzatori, di apparente facile manomissione per un utilizzo diverso da quello per cui sono stati concepiti. Sulla loro sicurezza sussistono alcuni dubbi che prescindono dalla presenza di nicotina o di materie prime farmacologicamente attive, per via dei possibili prodotti formati nella combustione delle sostanze utilizzate, della qualità dei componenti e dei liquidi inalati, dell’effetto di induzione di comportamenti a rischio dovuti alla convinzione non scientificamente provata che si tratti di prodotti innocui.
 
Alcuni procedimenti penali avviati a seguito di sequestri effettuati dai Carabinieri del NAShanno evidenziato ad esempio una difformità tra quanto indicato in etichetta dai produttori e quanto verificato dalle analisi, che hanno accertato la presenza di glicerina e ftalati, sostanze create dalla combustione e, potenzialmente pericolose per la salute.
La carenza di studi approfonditi e di conoscenze scientifiche è alla base degli interventi normativi ispirati alla prudenza e alla necessaria vigilanza adottati dal nostro Ministero della Salute, tra cui il divieto di vendita ai minori di 18 anni delle e-cigarettes contenenti nicotina e, su indicazione del Consiglio Superiore di Sanità, l’istituzione di un Tavolo Tecnico di cui fanno parte anche AIFA e ISS per raccogliere le informazioni disponibili e avviare i necessari monitoraggi e studi.
 
La nuova moda del fumo elettronico di sostanze d’abusoapre un fronte del tutto inesplorato per la medicina e impone alle autorità sanitarie di alzare ulteriormente la guardia rispetto a fenomeni incontrollati e ad alto rischio per la salute, che rischiano di aggravare ulteriormente il problema dell’abuso e della dipendenza da sostanze con i suoi effetti a livello clinico. 
Sulla regolamentazione delle sigarette elettroniche nell’Unione Europea il confronto è stato molto acceso e anche in Italia le istituzioni hanno condotto una disamina approfondita delle criticità associate a questi dispositivi che si sono diffusi con velocità impressionante tra i tabagisti.
 
In particolare la posizione dell’AIFA è stata da subito molto chiara. Secondo l’interpretazione dell’Agenzia tutto ciò che contiene materie prime farmacologicamente attive deve essere considerato “farmaco” e quindi sottoposto alla normativa sui prodotti medicinali.
La familiarità e l’ubiquità della nicotina ha fatto “dimenticare” che si tratta di una sostanza causa di un'elevata dipendenza, cioè di uno stato patologico, non collegato al fumo. Le sigarette elettroniche non espongono solo i giovani alla dipendenza da nicotina, ma anche gli adulti non fumatori, a causa dell'emissione di sostanze dannose. Inoltre, le sigarette elettroniche contenenti nicotina aumentano la possibilità, per chi è riuscito a smettere, di riprendere a fumare e il loro utilizzo può essere il viatico verso il fumo.
 
Oggi scopriamo che a questi rischi, si sommano quelli derivanti dalle potenzialità di inserimento di sostanze, naturali o sintetiche, nella “piattaforma tecnologica” delle e-cigche, attraverso l’inalazione, permettono di convogliarle direttamente ai circa 700 milioni di alveoli polmonari la cui superfice totale di assorbimento, lo ricordiamo, è pari a 70 metri quadrati.
Oltretutto la composizione e la percentuale della cannabis di sintesi disponibile è drammaticamente cambiata negli ultimi anni. Lo sviluppo di informazioni scientifiche circa il suo impatto sulla salute è di importanza fondamentale, soprattutto perché i dati pubblicati sono contrastanti e non conclusivi. È evidente che ancora più complesso è il sottobosco di altri prodotti di sintesi chimica, realizzati e distribuiti illegalmente, che finiscono poi per diffondersi tra i giovani non solo in contesti ludico-ricreativi autogestiti ma persino in quegli ambienti sociali che dovrebbero garantirne la massima tutela, come appunto le scuole.
 
Per capire quali siano i rischi in termini di salute pubblica basterebbe prestare attenzione a quanto sta accadendo, ad esempio, oltreoceanodove i Centers for Disease Control and Prevention riportano un vertiginoso aumento delle telefonate ai centri antiveleno relative alle conseguenze del consumo di cannabinoidi sintetici.
I cannabinoidi sintetici includono singole sostanze chimiche psicoattive e le loro miscele che, spruzzate su materiale vegetale, vengono spesso fumate o ingerite per ottenere uno “sballo” ancora più duraturo e diverso dal solito. Gli effetti avversi sulla salute più comunemente riportati sono agitazione, tachicardia, sonnolenza o letargia, vomito e confusione. Come se non bastasse il vero nemico in agguato potrebbe essere la “depressione chimica” che segue all’esposizione e all’abuso di questi nuovi psicostimolanti somministrati anche tramite questi nuovi “dispositivi” di vaporizzazione.
 
Fonte: Aifa

07 marzo 2016
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