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Menopausa. Dopo i 50 anni si ingrassa di 1 Kg ogni anno


Sovrappeso e ipertensione sono i due maggiori nemici del cuore femminile. Ma non è necessario rassegnarsi agli effetti indesiderati conseguenti a questa tappa biologica, con le terapie ormonali mirate il girovita cala in media di 3 cm e si riducono i rischi cardiovascolari. A dirlo sono stati gli esperti riuniti a Roma per il 13° Congresso mondiale sulla menopausa.

09 GIU - Le avvenenti forme "a pera" si trasformano nelle meno sexy sembianze "a mela" e, dopo i 50 anni, si ingrassa in media di 1 kg all'anno. Sale anche la pressione che tende a superare i valori soglia (< 130 mmHg). Sono le conseguenze della menopausa. Per combattere i più pericolosi nemici del cuore la terapia ormonale sostitutiva è un valido alleato. A dirlo sono stati gli esperti intervenuti questa mattina a Roma al 13° Congresso mondiale sulla menopausa.
"L'elemento essenziale è il progestinico: il drospirenone, che riduce o addirittura annulla i possibili effetti sulla ritenzione idrica ed è particolarmente efficace nel controllo del rischio cardiovascolare. Abbassa la pressione arteriosa e può ridurre fino a 3 cm la circonferenza addominale", ha spiegato Marco Gambacciani, dell'Azienda Ospedaliera universitaria pisana.
In particolare, sono stati presentati dei dati dello studio EURAS-HRT a sancire definitivamente la sicurezza delle terapie ormonali sostitutive a basso dosaggio. "Si tratta di una vasta ricerca internazionale, iniziata nel 2002, che ha coinvolto oltre 30.000 pazienti per un totale di 100.000 anni/donna – ha spiegato Andrea Genazzani, presidente del 13° Congresso mondiale sulla menopausa -. Fra tutte le terapie ormonali prese in esame colpisce l'efficacia del  drospirenone che non aumenta la patologia venosa (tromboembolismo), mentre ha decisamente diminuito quella arteriosa (stroke e infarti del miocardio) con un calo nell'ordine del 40%.”


In molte nazioni, anche emergenti, le donne trascorrono 30 anni e più in menopausa. Bisogna quindi muoversi in un'ottica di medicina preventiva, agendo in primo luogo sui comportamenti alimentari, l'attività fisica e la prevenzione del fumo, per evitare la disabilità ed assicurare il più lungo periodo possibile di autonomia e buona qualità di vita.
In Italia vi è uno scarsissimo utilizzo delle terapie ormonali (meno del 5%) ed una ancora più limitata conoscenza. Le preoccupazioni sono prevalentemente legate al rischio oncologico, soprattutto di tumore al seno. "Le nostre pazienti ci chiedono di capire se e di quanto aumentino le probabilità di ammalarsi - ha detto Nicoletta Biglia, professore associato di Ginecologia dell'Università di Torino -. Come rassicurarle? I dati di un'indagine da me coordinata indicano che il 37% di un campione rappresentativo composto da 1.000 donne medico o mogli di medico del nostro Paese utilizzava o aveva utilizzato la terapia ormonale sostitutiva, 7 volte in più rispetto alla popolazione generale. Mi sembra un'ottima risposta".
 
 Il Congresso Mondiale di Roma vuole rappresentare un “rinascimento” anche per la stessa figura del ginecologo, che si riappropria con forza della prevenzione. "Da quella cardiovascolare, a quella oncologica a quella dell'osteoporosi, noi siamo i medici della donna a 360° e dobbiamo vigilare in particolare in una fase così delicata come la fine dell'età fertile – ha concluso Genazzani -. Ci auguriamo quindi di poter rilanciare con forza una nuova cultura della menopausa, a partire dal superamento dei luoghi comuni e dei timori che frenano le donne nell'utilizzo di terapie che potrebbero invece garantire loro una migliore qualità di vita ed un invecchiamento più sano e soddisfacente, anche sotto il profilo relazionale e sessuale".
 
G.R.

09 giugno 2011
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