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Lasciato morire di cancro in Pronto soccorso. Canzanella (Favo Campania): “Servono servizi, ma anche informare i pazienti”


Il segretario della Federazione nazionale associazioni volontariato in Oncologia e direttore dell’Osservatorio regionale Cure palliative e Medicina del dolore in Campania interviene sul caso dell'uomo deceduto in un ospedale romano. E chiede "reti oncologiche, assistenza domiciliare hospice e cure palliative in rete per non morire soli”.

06 OTT - “La morte di malati oncologici nella corsia di un pronto soccorso avviene tutti i giorni senza che nessuno aiuti a comprendere o che dice quello che bisogna fare. Basta poco per informare i pazienti e le famiglie che nel sistema sanitario nazionale dal 2000 esistono gli Hospice per garantire, con la terapia del dolore, una dignità di fine vita, così come previsto dalla Legge n. 38 del 2010”. Così il segretario della Federazione associazioni volontariato in Oncologia nonché direttore dell’Osservatorio regionale Cure palliative e Medicina del dolore in Campania Sergio Canzanella intervenendo sul caso del padre del giornalista ricoverato in un pronto soccorso di un ospedale romano, morto nell’incuria assistenziale.  

Canzanella sottolinea le criticità, luci e ombre della situazione su questo fronte in Campania. E parla in particolare di “Mentalità discriminante” nei confronti dei malati terminali oncologici, dell’approccio al dolore in ospedale di stampo “burocratico”, di scarso coinvolgimento dei Mmg nella presa in carico del paziente oncologico terminale e della scarsa conoscenza dell’Hospice nel territorio. E ancora scarsa formazione, informazione e comunicazione.


“I malati oncologici – aggiunge Canzanella - sono soggetti ad un’alternanza di condizioni di salute tra fasi di benessere e ricadute, il che compromette la loro capacità di svolgere una vita normale, la comunicazione medico-paziente spesso risulta insoddisfacente e priva di calore, il conflitto di interessi tra il diritto del malato alla cura e l’obbligo del medico ad operare nell’ambito delle risorse disponibili, solleva un problema etico che richiede soluzioni che vanno discusse in ambito specialistico ed istituzionale. I malati oncologici considerano l’informazione la prima e più importante medicina. Chiedono ai medici di essere messi al corrente sulle caratteristiche del loro tumore e vogliono essere coinvolti nelle decisioni terapeutiche. I diritti dei malati oncologici non si esauriscono col diritto alla cura. Il malato oncologico, che guarisca dal cancro o che ne sopravviva e ci conviva, non può essere lasciato a margine della società. Il che vuol dire: se è adulto e attivo non può essere espulso dal proprio lavoro. Genitori, figli, fratelli, sorelle, parenti, mogli e mariti o compagni di vita del malato di cancro vivono e soffrono la malattia indirettamente ma comunque in maniera profonda”.

I costi dei ricoveri inappropriati
Il ricovero in Hospice - ricorda ancora Cananella  “riduce i ricoveri inappropriati al pronto soccorso dei malati oncologici terminali (Indice di Karnosky da 50 a 10 ultimi 6/3 mesi di vita) utilizzando la rete integrata Hospice - domicilio. Giova ricordare che un ricovero presso gli ospedali varia dagli 800 (medicina) ai 2.000 € (rianimazione) al giorno con costi che oscillano dai 100 (domiciliare) ai 250/385 € (Hospice).

La formazione
Intanto sabato 8 ottobre - conclude Canzanella - si celebra la Giornata mondiale sugli Hospice e sulle Cure palliative. Il  tema di quest'anno è “vivere e morire nel dolore” non deve accadere”. Cruciale la formazione che riveste un ruolo importante per il personale sanitario che opera in Hospice ed al domicilio.

Su questo fronte in Campania a novembre e dicembre si svolgerà ad Eboli (in provincia di Salerno) il Corso Ecm a carattere Interregionale (Lazio-Abruzzo-Campania-Puglia-Basilicata-Calabria-Sicilia) “accanto al malato ed alla sua famiglia” ed il 1° Corso Ecm sul management in cure palliative e medicina del dolore nelle province di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno.

Sviluppare un approccio a 360˚ nell’assistenza al malato, analizzare lo stato dell’arte tra consensi ed ostacoli nella pratica clinica, capire quali sono le strade da percorrere per garantire la migliore qualità di vita possibile al paziente ed alla sua famiglia, riflettere sull’accesso alle Cure Palliative e Medicina del Dolore sui percorsi appropriati di assistenza personalizzata, valutare le procedure ed i trattamenti più appropriati contro il dolore, definire le linee guida e gli strumenti di valutazione della QdV, proporre un’analisi di sostenibilità in termini di appropriatezza, efficienza, uso delle risorse ed erogazione dei finanziamenti, offrire spunti operativi ed economico-gestionali per lo sviluppo di una vera e propria rete territoriale di cure palliative e medicina del dolore integrata ed efficiente, Individuare e condividere parametri quali-quantitativi per la gestione delle cure palliative e della terapia del dolore, dare risposte a timori e pregiudizi diffusi dal punto di vista giuridico ed etico sono gli obiettivi dei corsi.

Tumori in Campania: idati
In Regione Campania, l’incidenza dei tumori è di 735 casi per 100mila abitanti/anno (415 maschi/320 femmine) e il tasso standardizzato di mortalità per tumore è pari a 368 per 100mila abitanti/anno; ne deriva che ogni anno il numero dei malati terminali dovrebbe essere di circa 19.427, dal momento che il 90% dei malati deceduti per tumore 21.311 attraversano una fase terminale di malattia caratterizzata da un andamento progressivo irreversibile. Ad essi vanno aggiunti coloro che, pur affetti da patologia neoplastica non sono ancora in fase d’inguaribilità, e quelli affetti da forme inguaribili di patologie non oncologiche, come quelle neurologiche, polmonari, infettive e metaboliche. Terribile anche la situazione per le famiglie con bambini colpiti da malattie inguaribili. La prevalenza di bambini con patologie oncologiche in Regione Campania è compresa tra 160 e 180 nuovi casi/anno e che la sopravvivenza/guarigione media è pari al 50%, il fabbisogno di assistenza è stimabile in 70 bambini/anno. Dati analizzati nel corso del congresso «Cure Palliative, mai più ultimi» che si è svolto il 30 giugno scorso a Napoli.

"Nella nostra regione – denunciò Canazanella in quell’occasione – le strutture sono insufficienti, così molto spesso i pazienti  finiscono ricoverati nelle rianimazioni, nelle medicine ed in altri reparti che sarebbero deputati ad altri tipi di cure”. In Campania sono attivi solo 9 hospice per malati che necessitano di cure palliative rispetto alla Lombardia che ne ha 72”.

Sanatoria per gli specialisti; domande entro il 6 dicembre
Da allora, anche grazie all’opera di sensibilizzazione dell’Osservatorio qulcosa si è mosso: con decreto del Commissario ad acta n. 57 del 29 giugno 2016 pubblicato sul Burc n. 48 del 18 luglio 2016, la Regione Campania ha previsto che, per ottenere la certificazione, il medico privo di specializzazione e delle specializzazioni richieste in medicina del dolore debba avere svolto, alla data di entrata in vigore della Legge Finanziaria n. 147/2013, almeno tre anni di attività - anche non continuativi - nelle strutture pubbliche, nelle onlus o private accreditate che erogano attività assistenziali di cure palliative.  L’istanza va presentata entro il 6 dicembre 2016 alla Regione Campania. La sanatoria deve essere effettuata entro il 31 dicembre 2016.

La Regione, entro 90 giorni dal ricevimento della domanda, emana il decreto con il quale certifica l'esperienza professionale, necessario per operare nelle reti dedicate alle cure palliative pubbliche, onlus o private accreditate. In pista c’è anche un hospice pediatrico al Santobono che a regime pèotrà contare su 10 posti letto laddove, per ora, ne sono in funzioine 2. La Campania volta pagina e non è più ultima nelle cure palliative.
 
Ettore Mautone

06 ottobre 2016
© Riproduzione riservata


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