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19 NOVEMBRE 2017
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Roma. Arrestati 9 tra dirigenti Asl e imprenditori per appalti truccati. Altri 10 sotto indagine per influenze e falso

Disposta la detenzione in carcere per due dirigenti di un’Asl della Capitale e un gestore di laboratori di analisi cliniche. Gli altri 6, dipendenti Asl e imprenditori, sono ai domiciliari. Gli altri 10 indagati, tra dirigenti e pubblici ufficiali, imprenditori privati e altri, sono ritenuti coinvolti in una rete di reciproche facilitazioni.

15 MAR - Nella mattinata odierna, i Carabinieri Nas di Roma hanno eseguito 9 provvedimenti restrittivi emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma che dispongono la detenzione in carcere per due dirigenti di un’Asl della Capitale e un gestore di laboratori di analisi cliniche, nonché gli arresti domiciliari nei confronti di altri 6 tra dipendenti Aasl e imprenditori.
 
A comunicarlo è una nota dei Nas in cui si spiega che i provvedimenti sono stati emessi nell’ambito di una articolata indagine della Procura della Repubblica di Roma che ha portato, tra l’altro, ad accertare gravi condotte corruttive e di turbativa di gara pubblica per l’assegnazione di opere manutentive di strutture sanitarie della Capitale.

Nell’ambito della stessa indagine, sono state indagate altre 10 persone tra dirigenti e pubblici ufficiali, imprenditori privati e altri soggetti ritenuti coinvolti in “una ramificata rete di reciproche facilitazioni affaristiche finalizzate alla realizzazione di profitti e vantaggi personali, perpetrate mediante traffici di influenze e la redazione di false attestazioni”.
 
Tra i 19 indagati figurano il deputato Antonio Angelucci e l'ex giudice, ora in pensione, Amedeo Franco. In carcere sono finiti invece Mario Dionisi, titolare del laboratorio di analisi cliniche "Diagnostica Medica", Maurizio Ferraresi, medico dirigente preposto alla commissione certificazione patenti dell'Asl Rm1, e Claudio Cascarino, responsabile dell'ufficio operativo della stessa azienda sanitaria.
 
E poi arresti domiciliari per gli imprenditori Alessandro Federici, Carlo Maria Martino, Domenico Francia e Nello Delli Castelli. Domiciliari anche per Rossella Dionisi, sorella di Mario, e Maurizio Ramoino, collaboratore di Cascarino.    
 
Sostanzialmente – riferisce l’Ansa - sono tre gli episodi finiti nel mirino degli inquirenti. Il primo verte su 4 milioni e 140 mila euro incassati, secondo la procura illecitamente, da "Diagnostica medica" per prestazioni eseguite, attraverso segnalazioni fatte da Ferraresi a quegli utenti che, per ottenere il certificato di abilitazione alla guida, dovevano sottoporsi ad analisi cliniche.
 
Il compenso di Ferraresi per il "dirottamento" degli utenti verso il laboratorio di Dionisi era di cinquemila euro al mese. Tale pratica è iniziata, secondo l'accusa nel 2010, e l'ammontare di tale corruzione, 330mila euro, è stato oggi sequestrato dai carabinieri del Nas con gli oltre 4 milioni tra beni e soldi.    
 
Il secondo episodio fa riferimento ad un accordo che Cascarino, colui che in un'intercettazione diceva di essere "il Re", tramite Ferraresi, avrebbe raggiunto con degli imprenditori per truccare una gara da 14 milioni di euro per la manutenzione di edifici di competenza dell'Asl.    
 
Il terzo episodio è quello che coinvolge, per un'ipotesi di traffico di influenze, Angelucci e, per corruzione, Amedeo Franco e lo stesso Ferraresi. Secondo quanto accertato dalla procura, il deputato di Forza Italia e imprenditore nel settore delle cliniche private avrebbe contattato Ferraresi per sollecitare un tentativo di aggiustamento di un procedimento in Cassazione riguardante un sequestro preventivo.
 
Angelucci, che – riferisce sempre l’Ansa - si dichiara totalmente estraneo ai fatti, avrebbe assicurato a Ferraresi l'assunzione delle fidanzate dei due figli (“assunzioni mai avvenute”, ha precisato però oggi Angelucci). Il dirigente Asl, a sua volta, si sarebbe rivolto a Amedeo Franco il quale, dietro la promessa di una falsa certificazione che avrebbe consentito ad una sua amica di ottenere il rimborso di un intervento di mastoplastica, avrebbe tentato l'aggiustamento del procedimento presso il giudice competente, ma quest'ultimo si sarebbe rifiutato liquidandolo in modo perentorio.    
 
Il direttore generale della Asl Roma 1 Angelo Tanese fa sapere che "l'azienda sta collaborando fin dalle prime ore del mattino a fornire tutta la documentazione richiesta dalla Procura" e "non appena avrà notizie più circostanziate adotterà nei confronti dei dipendenti coinvolti i provvedimenti disciplinari del caso, sino all'eventuale risoluzione del rapporto di lavoro". 

15 marzo 2017
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